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Monomarca a Trieste, partita da 350 posti di lavoro

Piano del commercio: il dato totale emerge dai 5 progetti di insediamento. Dubbi dell’opposizione sulla delibera causa Prg

Investimenti per una mole complessiva attorno ai 50 milioni di euro. E un totale di 350 posti di lavoro, una volta a regime le diverse strutture. I numeri sono arrivati ieri mattina in Comune alle ultime battute della riunione della Terza commissione consiliare, convocata per l’illustrazione della delibera che propone di adeguare il Piano del commercio con l’ok all’insediamento di cinque nuovi complessi commerciali. I cinque “monomarca” su cui la giunta ha deciso di accelerare. A fornire le cifre prospettate dai proponenti è stato l’assessore comunale alle Attività economiche, Edi Kraus. Nel dettaglio: Elio Arredamenti per l’area Mobili Elio di Prosecco (4.500 metri quadrati di insediamento “ammissibile”) ha prefigurato un intervento da 10 milioni e 200mila euro e 60 nuovi occupati, la Miramar Spa (area di via Valmaura-via Rio Primario, 2.384 mq) rispettivamente da 9 milioni e 80 addetti più altri 30 per le pulizie, e poi la Gaslini per l’ex oleificio (4.500 mq) 10 milioni e 40 unità, Dino Conti (spazio fra strada della Rosandra e via Carletti, 6.500 mq interni e 2.200 esterni) 12 milioni e 105 lavoratori, Porta Rossa spa infine 40 nuovi posti di lavoro mentre è ignoto il dato economico per l’insediamento che mira a realizzare nell’area di via Flavia-via Pietraferrata (2.500 mq). «Si tratta di complessi commerciali - ha ricordato Kraus - o con un unico grande negozio, che conteranno ciascuno su un numero di posti auto sino a un massimo di 499. Cosa che consente di escludere la necessità della Vas per questi cinque proponenti». Da qui l’accelerazione del Comune, sgradita - come noto - alla Confcommercio e alle sue trenta associazioni di categoria che oggi, con inizio alle 11.10, espliciteranno tutta la loro forte contrarietà nella nuova seduta della Terza commissione, come ieri ospitata nella sala del Consiglio comunale.

Intanto, ancora l’assessore Kraus ha anche specificato di non sapere quali siano gli effettivi potenziali investitori che i richiedenti le autorizzazioni potrebbero portare, né quindi quali tipi di merce verrebbe poi venduta. Si sa solo che se per l’area ex Gaslini la destinazione ammessa parla di alimentare/non alimentare, per le altre è invece solo non alimentare e a basso impatto con esclusione della vendita di beni di largo e generale consumo.

Le perplessità sollevate dall’opposizione (ma non solo) non sono mancate. Specie sull’opportunità di approvare una delibera del genere parametrata sul Piano regolatore in vigore (variante 66), quando a breve si partirà con l’iter per il nuovo Prg: «Nessuno di noi sa se questi interventi saranno ancora compatibili con il nuovo Piano regolatore. La precedente amministrazione, all’epoca, aveva previsto un documento con due colonne sulla compatibilità, con la variante 66 e con la 118 (poi cestinata, ndr). Chiedo chiarezza a tutela della parità di diritto a investire», l’osservazione di Paolo Rovis (Pdl-Ncd). Il quale non ha mancato di rilevare come quello presentato ai consiglieri comunali dalla giunta sia ora «un menu senza le portate prelibate». Cioè privo di Leroy Merlin, nel frattempo sbarcata a Udine, e di Decathlon, che ha aperto al Montedoro Freetime nel comune di Muggia. Richiesta di «verifica di tipo urbanistico» anche da parte del grillino Paolo Menis, con l’invito a convocare una riunione congiunta con la Sesta commissione. Fermo restando il fatto che per M5S quello ipotizzato «è un modello di sviluppo della città che non ci vede d’accordo. Negativo - ha aggiunto Menis - è poi l’accavallamento con la questione Prg». Condividendo i dubbi in tema di Piano regolatore, Everest Bertoli (Forza Italia) ha chiesto di conoscere «i nomi dei proprietari delle particelle interessate dagli insediamenti e dei progettisti».

Certamente, dal fronte dell’opposizione, Un’Altra Trieste darà il suo appoggio alla giunta: «Diciamo avanti tutta a questa delibera - la posizione di Franco Bandelli -. Nel precedente mandato i soliti noti bloccarono tutto, in questi tre anni però il commercio triestino non ci ha guadagnato nonostante lo stop ai monomarca. Il piccolo commercio si aiuta in altri modi, non bocciando a priori certe proposte». Di contro, per l’esecutivo Cosolini, verrà a mancare - quando si giungerà alla prova del voto in Consiglio - il sostegno della Federazione della Sinistra, componente della

maggioranza di centrosinistra: «Questa delibera propone un commercio sul modello americano, che non è il nostro modello ispiratore né quello da perseguire - le riflessioni di Iztok Furlani› -. I tempi sono cambiati in peggio. E le perplessità sono molteplici».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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