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Da Sudafrica e Brasile per tornare a respirare la salubre aria di casa

Le storie parallele di due ragazzi originari di queste terre rientrati grazie al “Programma Origini” del Mib

La presenza degli emigrati italiani, ed in particolare quelli provenienti dal territorio regionale, come vera e propria risorsa per l'intero Paese. È la filosofia che anima il “Programma Origini”, il percorso di formazione in sviluppo imprenditoriale, ideato dal Mib School of Management, in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia, e destinato ai giovani discendenti degli emigrati regionali nel mondo. Quest'anno sono stati 11 i partecipanti al programma, tutti di età compresa tra i 23 ed i 35 anni, provenienti da sei Paesi: Sudafrica, Brasile, Argentina, Cile, Australia e Canada. Sono tante le storie da raccontare in questa esperienza vissuta dai ragazzi, tra i quali si è creato un legame fortissimo che li ha portati a formare un'unica, grande famiglia.

Una di queste arriva dal Sudafrica ed ha per protagonista Simonetta Giuricich, 23 anni, nata a Johannesburg, ma la cui discendenza ci porta nelle terre dell'Istria, più precisamente a Lussinpiccolo. Da lì, negli Anni '30, il bisnonno Matteo, che di mestiere faceva il carpentiere, partì per gli Stati Uniti in cerca di fortuna, seguito qualche anno dopo dal figlio Nicolò: ma i loro progetti non si realizzarono ed entrambi furono costretti a ritornare nella terra natia. Qualche tempo dopo Nicolò ci riprovò, ma questa volta scegliendo il Sudafrica: prima Città del Capo, dove lavora in miniera, poi Joannesburg, dove affina il mestiere di carpentiere. Ed è la svolta. In breve tempo tutta la parte maschile della famiglia, compreso Simone, fratello di Nicolò e nonno di Simonetta, dal mare di Lussinpiccolo si sposta in Sudafrica, dove viene fondata una piccola impresa che si occupa della costruzione di case per i militari.

Gli affari decollano e, dopo la guerra, anche le donne della famiglia si spostano a Joannesburg. Simone decide di prendere una propria strada aprendo una ditta di impianti idraulici, tuttora la più antica dell'intero Paese, mentre gli altri due fratelli, Nicolò e Cesare, scelgono di portare avanti l'impresa di costruzioni di famiglia, la “Giuricich Brothers”. «Tra tutti i discendenti io sono quella che ha più vivo il ricordo della terra d'origine dei miei avi - racconta Simonetta che fa la commercialista, mentre il fratello Giulio è un calciatore professionista -. A Lussinpiccolo, ma anche nella stessa Trieste, ci torno almeno una volta all'anno. In famiglia parliamo quasi sempre in italiano e ci teniamo a conservare le tradizioni, tanto che al venerdì si cena con il pesce, mentre a mia nonna chiedo spesso di prepararmi lo strudel di mele. Dentro di me c'è un eterno conflitto: vivo bene in Sudafrica, ma amo l'Italia e mi sento a tutti gli effetti italiana. Un giorno chissà, mi piacerebbe sposare un ragazzo italiano».

L'altra storia ci porta in Brasile, in particolare a San Paolo, e ce la racconta Dyego Pregeli, 26 anni: una storia che inizia nei dintorni di Gorizia, al confine con la Slovenia. È da lì che il nonno materno Antonio, dopo aver visto morire in guerra il fratello, colpito da una granata, decide di lasciare tutto e partire per l'Argentina. La vera svolta però arriva quando sceglie di spostarsi nel vicino Brasile, dove esercita la sua professione di ingegnere civile e dove incontrerà la sua futura moglie, nata a Zagabria. Gli affari vanno a gonfie vele, tanto che Antonio realizzerà uno dei grattacieli più alti di San Paolo, sede di una delle banche più importanti della nazione sudamericana.

«È stata mia nonna a tenere inizialmente i contatti con l'Italia, che poi si sono concretizzati grazie ad un mio cugino che vive a Gorizia e che è venuto a trovarci qui in Brasile - spiega Dyego, che si occupa di relazioni internazionali e ha lavorato anche a Londra -. Dentro di me, ho sempre sentito che c'era qualcosa che mi mancava ed ho capito

che si trattava della parte italiana delle mie origini: adesso finalmente ho potuto vedere e conoscere quei luoghi che fanno parte della storia della mia famiglia e credo che il mio futuro sarà in ogni caso legato all'Italia, sia come affetti sia come lavoro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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