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Roma scarica sulla Regione la mina Ogm

Il ministro Orlando sollecita Serracchiani a distruggere il mais geneticamente modificato. La replica: «Non tocca a noi»

TRIESTE. Richiamo del governo sugli Ogm. Con una lettera firmata dal ministro dell’Ambiente Andrea Orlando e indirizzata alla presidente Debora Serracchiani, l’esecutivo Letta esorta il Fvg ad assicurare «una completa attuazione» del divieto di coltivazione del mais Mon 810. Un appello a cui segue a poche ore di distanza l’annuncio della prima trebbiatura Ogm in Italia, organizzata da Futuragra sabato a Vivaro. La tensione si alza: per scongiurare disordini le forze dell’ordine stanno già intensificando i controlli.

A surriscaldare il clima ci pensa la lettera di Orlando, che innesca il botta e risposta con la governatrice. «Cara Debora – scrive – il 10 agosto scorso è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto interministeriale che vieta la coltivazione sul territorio nazionale del Mon 810 fino all’adozione dei provvedimenti comunitari per un periodo di 18 mesi. Il termine massimo di efficacia del decreto – ricorda il ministro – è stato fissato con l’obiettivo di costruire le condizioni per l’adozione di misure regionali di gestione finalizzate alla massima tutela dell’agrobiodiversità e dell’ambiente. Allo scopo di garantire una completa attuazione del divieto imposto dal decreto del 12 luglio 2013 nella Regione Fvg, ove il mais in questione è coltivato» (a Vivaro, ndr), il governo chiede di conoscere con quali modalità la Regione intende procedere. Anche perché, fa notare il ministro, per il Fvg esiste l’eventualità di applicare le sanzioni previste dal decreto del 2003, la bonifica, il ripristino ambientale e al risarcimento, «qualora sia accertato un effettivo danno». Ma nello stesso momento in cui il Fvg riceveva la strigliata da Roma, il ministro all’Agricoltura rispondendo a un question time in Commissione alla Camera, rilevava l’inapplicabilità del decreto a causa della mancanza di sanzioni. «L’incompletezza del quadro giuridico dovuto all’assoluta novità della situazione di fatto non ancora disciplinata in modo sistematico – viene riportato nella risposta – è una lacuna con riflessi operativi che rende necessario un intervento normativo in materia di sanzioni per violazione ambientale».

In serata la replica di Serracchiani. «Oltre all'impossibilità di irrogare una sanzione – premette la presidente – non vi è alcuna base normativa che renda legittimo un provvedimento regionale finalizzato a distruggere le colture, anche in considerazione che il decreto del 10 agosto è di competenza dello Stato». Precisando che «appena emesso il decreto, la Regione si è attivata per darvi applicazione», anche Serracchiani evidenzia che le lacune della normativa nazionale sono state ricordate in Commissione alla Camera. «La Regione – afferma la governatrice – ha monitorato la situazione dei campi coltivati con mais Ogm, ma non ha allo stato elementi per procedere penalmente contro i conduttori dei fondi dal momento che dovrebbe dimostrare l'esistenza di un pericolo per la salute pubblica». L'accertamento del danno ambientale «compete al ministero» e le Regioni «possono semplicemente prestare la propria collaborazione».

«Si rimandano la palla», sentenzia da parte sua l’imprenditore pordenonese Giorgio Fidenato che nel 2010, a Vivaro, aveva seminato mais Ogm e che per questo aveva subito un provvedimento di sequestro e di procedimento penale, per poi ottenere l’assoluzione in Tribunale nel luglio scorso. Dal Parlamento Sel, intanto, lancia l’allarme. La senatrice Loredana De Petris punta l’indice su Pordenone dove i campi di mais convenzionale limitrofi alle coltivazioni di mais Ogm Mon 810 risulterebbero già contaminati “fino al 10%”. Ma a Vivaro si fa sul serio. Sabato mattina si terrà la “Festa della prima trebbiatura di mais Ogm italiano” di Futuragra, l'associazione favorevole alle biotecnologie. «Un evento storico», lo definisce il vice presidente Silvano Dalla

Libera. Domani mattina Futuragra presenterà i risultati di uno studio: secondo Dalla Libera, «le ricerche sul campo hanno permesso di raccogliere dati scientifici per sopperire all'assenza della ricerca pubblica alla quale da anni viene impedito di lavorare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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