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Guerra del petrolio tra Croazia e Ungheria

Zagabria ottiene un mandato di cattura internazionale per il leader della Mol: Budapest, infuriata, scatena la rappresaglia

BELGRADO. Un manager di punta che finisce sulla pagina dei super-ricercati dell’Interpol. Il governo del suo Paese che va su tutte le furie e che minaccia rappresaglie. Il secondo contendente che cerca di smorzare le critiche, minimizzando la gravità della situazione. Ma è difficile farlo, difficile limitare la potenziale portata della “guerra del petrolio” tra Ungheria e Croazia, avviata da tempo e ora in piena escalation. Escalation provocata dall’emissione di un mandato di cattura internazionale su richiesta di Zagabria contro Zsolt Hernadi, il numero uno del colosso petrolifero ungherese Mol, che in Croazia era entrato nel 2003 acquisendo il 23% dell’omologo croato Ina. Hernadi che è ricercato nel nuovo Paese membro Ue perché sospettato di «aver offerto tangenti», specifica l’Interpol. Tangenti che sarebbero finite nelle mani dell’ex premier croato Sanader – già condannato per questo - un modo per “accelerare” tra il 2008 e il 2009 la scalata di Mol al 49% di Ina e soprattutto la conquista da parte dell’impresa ungherese dei diritti di management sulla compagnia croata. Accuse sempre respinte da Mol e rigettate anche dalla magistratura di Budapest, che ha indagato sul caso e valutato come inconsistenti le denunce arrivate da Zagabria. Offensiva è stata invece ritenuta dal governo ungherese la richiesta di arresto contro Hernadi, un attacco sferrato dalla Croazia non solo contro Mol, ma anche contro l’Ungheria, questa la lettura. Governo che ha ricordato in una durissima nota che Mol «ha soddisfatto tutte le condizioni» fissate dall’intesa del 2009 e «investito quasi 3 miliardi di euro» per rimettere in sesto Ina – obiettivo non del tutto raggiunto, anzi -, mentre la Croazia «ha fallito o solo parzialmente» mantenuto gli obblighi presi. Non solo. Se finora «la disputa tra Mol» e Zagabria era vista da Budapest come una faccenda esclusivamente economica, i recenti eventi hanno spinto l’Ungheria a persuadersi che dietro l’affaire c’è ben altro, ossia l’intenzione croata di indurre Mol ad abbandonare la posizione dominante in Ina con «metodi inaccettabili all’interno dell’Ue». Metodi di fatto intimidatori che «non possono essere lasciati senza risposta». Da qui l’annuncio delle rappresaglie. Due le più pesanti. La «cancellazione della partecipazione del ministro degli Esteri» ungherese a un vertice a Ragusa in programma ieri. E la richiesta dell’esecutivo di Budapest a Mol – maggior azionista nella società con il 24,6% - di «preparare la cessione delle azioni Ina» al governo croato e a terze parti, se necessario. Zagabria sembra rimasta con il cerino in mano in quella che il portale economico specializzato ungherese Portfolio.hu ha definito una «pericolosa e drammatica disputa internazionale». Mentre il premier Milanovic ha cercato di abbozzare, specificando che i due Paesi non sono certo in «uno stato di guerra», il presidente Josipovic ha invece contrattaccato puntualizzando che in Croazia la politica non s’immischia negli affari giudiziari e che «la teoria» che Zagabria abbia voluto «fare pressioni» su Budapest attraverso l’Interpol non ha alcun fondamento. Che succederà ora? Difficile fare supposizioni, spiega Julia Lakatos, analista del “Centre for Fair Political Analysis” di Budapest, ma di certo la reazione dell’Ungheria è normale, perché «per entrambi i Paesi è vitale sostenere le proprie industrie e gli interessi nazionali» e Mol è «un’azienda così importante» per Budapest che «ogni governo avrebbe reagito», duramente. Rimane ora da vedere se l’Ungheria

vorrà o meno abbandonare l’Ina, una decisione, chiosa Lakatos, al momento non prevedibile e che dipenderà non tanto dalle beghe politiche o giudiziarie in corso, ma solo dalla risposta alla domanda- chiave, «se il business continuerà a essere profittevole o no».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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