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Scempio in Val Rosandra, lo Stato chiede danni per 3,6 milioni

Il processo per il devastante intervento della Protezione civile dell'aprile 2012: maxi risarcimento chiesto dal ministero dell’Ambiente a Ciriani, Berlasso e a tre funzionari del Comune di San Dorligo

TRIESTE. È arrivato il conto dello scempio della Val Rosandra: tre milioni di euro di risarcimento danni patrimoniali, 100mila euro di danni d’immagine e una provvisionale di 500mila euro. È quanto chiede il ministero dell’Ambiente a Luca Ciriani, ex vicepresidente e assessore della passata giunta Tondo, al direttore della Protezione civile Guglielmo Berlasso e ai funzionari Cristina Trocca e Adriano Morettin e a Mitja Lovriha, caposervizio dell’area ambiente e lavori pubblici di San Dorligo della Valle.

La richiesta di maxirisarcimento è stata consegnata ieri pomeriggio dall’avvocato dello Stato Marco Meloni al giudice Marco Casavecchia in apertura dell’udienza del processo innescato dalle indagini sui lavori di deforestazione della Val Rosandra eseguiti tra il 24 e il 25 marzo di due anni fa. Operazioni che all’epoca erano state definiti veri e propri “assalti” degli uomini della Protezione civile, “armati” di motoseghe e alla guida di mezzi cingolati. In quell’occasione, come in Apocalipse now, l’assessore Ciriani era giunto in elicottero dopo aver roteato su tutta l’area che è una zona protetta. Il coinvolgimento del ministero dell’Ambiente è stato sollecitato dal Wwf, associazione che aveva parlato di «disastro ambientale». E il cui presidente nei giorni seguenti al raid aveva attivato le indagini con un esposto in procura.

«La gravità dei fatti indicati e addebitati - si legge nell’atto di costituzione del ministero dell’Ambiente - rende di immediata percezione il danno materiale subito dalla collettività in relazione al pregiudizio ambientale causato dalle condotte incriminate e per il quale è stato indicato come parte offesa il ministero dell’Ambiente. Erano stati tagliati ben 70 alberi di alto fusto ed era stato devastato un sito protetto di alto valore botanico e faunistico. Nelle relazioni prodotte vengono analizzati sia il pregiudizio subito dall’ambiente che i costi di ripristino dovuti dai trasgressori secondo il principio di “chi inquina paga”».

Parole durissime che però non hanno minimamente turbato Luca Ciriani che ieri (assistito dall’avvocato Caterina Belletti) ha presenziato a tutta l’udienza. Cordiale ma secco ha commentato: «Si può chiedere qualsiasi cosa. L’importante è riuscire a dimostrare che quanto accaduto sia stato un danno». Riguardo al sopralluogo in elicottero del giorno dell’assalto alla Val Rosandra, Ciriani ha spiegato che aveva dovuto essere in una decina di differenti e lontani luoghi in regione. Dunque la scelta dell’elicottero non è stata uno sfoggio o un’esibizione muscolare, ma una pura necessità.

Nella stessa udienza anche il Wwf (rappresentato dall’avvocato Alessandro Giadrossi) ha depositato un atto di costituzione di parte civile nei confronti degli imputati riservandosi nelle fasi successive la quantificazione.

Ciriani, Berlasso Trocca e Morettin sono a vario titolo accusati dal pm Antonio Miggiani dei reati di distruzione o deterioramento dell’habitat di un sito protetto oltre che della violazione del decreto legislativo in materia ambientale. Per quanto riguarda Mitja Lovriha, il pm ha chiesto l’archiviazione ma al momento il gip non si è ancora pronunciato.

Archiviate già nei mesi scorsi le posizioni di Fulvia Premolin e Antonio Ghersinich, rispettivamente sindaco e vice di San Dorligo, e di Luca Bombardier, titolare della ditta specializzata i cui uomini avevano collaborato con i volontari della Protezione civile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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