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L’Europa apre le porte alla Croazia in festa

La lunga attesa finirà alla mezzanotte di oggi con l’alzabandiera ufficiale Il premier Milanovic: «Un nuovo mondo». Cerimonia con 170 ospiti Vip. Ma c’è chi teme effetti boomerang con l'ingresso nella Ue

Croazia, “dobro dosla”. Dopo dieci anni di faticose riforme e un processo d’adesione irto d’ostacoli, Zagabria può orgogliosamente dire di avercela fatta. Stanotte, nella centralissima piazza Trg Jelacic, la bandiera blu a dodici stelle verrà finalmente e definitivamente issata, guardata con fierezza dai politici nazionali, dai cittadini e dagli ospiti d’eccezione. Ospiti che celebreranno la ricorrenza fatidica, l’ingresso nell’Ue del secondo Paese ex jugoslavo dopo la Slovenia, intonando l’“Inno alla gioia”. Un risultato impensabile solo due decenni fa, quando la Croazia era lacerata dalle sanguinose guerre jugoslave, quando Vukovar veniva violentata dai serbi, quando le bombe piovevano sullo “Stradun” di Ragusa, quando i razzi di Belgrado cadevano su Zagabria. Ma quei tempi sono finiti.

La Croazia, dal primo luglio, sarà il 28º membro di un’Unione molto diversa da quella a cui i croati aspiravano nel 2005, quando furono avviati i negoziati d’adesione, un’Ue in profonda crisi, politica ed economica. Ma un’Ue che, nondimeno, porta in dote a Zagabria una serie di vantaggi che potrebbero cambiare in meglio la vita dei suoi cittadini. Solo «nella seconda metà del 2013», ricorda la Delegazione dell’Ue nella capitale croata, affluiranno nelle casse del Paese balcanico «687,5 milioni di euro» di fondi europei. Dal 2014, promette Bruxelles, la “manna” sarà ancora più abbondante, con «13,7 miliardi di euro» previsti dalla bozza di bilancio dell’Unione fino al 2020. Ma i soldi, si dice, non sono tutto. L’ingresso nell’Ue porterà, assicura la Commissione, «sviluppo sociale ed economico bilanciato», «alti livelli di occupazione», maggiore «protezione dei diritti e degli interessi dei cittadini», più strumenti per la «lotta alla povertà».

E che Croazia entra invece in Europa? «È un Paese simile, economicamente e socialmente, a quelli della periferia meridionale dell’Unione, nazioni deindustrializzate con alto debito pubblico e che basano la propria economia principalmente sul turismo, nazioni che nella nuova struttura europea dovranno battersi per far sentire la propria voce», risponde il brillante scrittore e ricercatore Igor Stiks. In pratica, la «Croazia non diventa membro a pieno titolo dell’Ue, ma della sua periferia», aggiunge. Ma c’è qualcuno che deve avere paura di Zagabria? «Non l’Ue, non ci saranno cambiamenti nelle strutture di potere né emigrazione di massa dalla Croazia». Invece, nella stessa Croazia, «molti temono l’adesione e le sue conseguenze economiche immediate, come la chiusura delle frontiere con Bosnia e Serbia, dove Zagabria piazza i suoi prodotti o la continua insistenza di Bruxelles sulle privatizzazioni».

Timori esacerbati da quattro anni di recessione, da una disoccupazione al 20%, mentre il Pil pro capite rimane al 61% della media dell’Ue a 27 e solo una minoranza ammette con forza di fronte ai sondaggisti di considerare con favore l’ingresso del proprio Paese nell’Ue. «Ci saranno molte» nuove «possibilità per la Croazia, nuovi mercati, nuove chance», una volta diventati il 28º membro dell’Unione, ha però assicurato giovedì Zoran Milanovic. E l’ha ribadito ieri, alla seduta solenne del Parlamento, annunciando che ora Zagabria mira a unirsi rapidamente all’area della moneta unica. Solo gli anni a venire confermeranno se il dinamico premier socialdemocratico avrà visto giusto o se avranno avuto ragione i detrattori dell’adesione. Una delle più autorevoli, Natasha Srdoc, cofondatrice e numero uno del think tank “Adriatic Institute for Public Policy”, ad aprile aveva spedito una lettera aperta ad Angela Merkel per stoppare l’adesione di Zagabria. Stoppare, spiega Srdoc al telefono da Washington, perché la Croazia ha gravi e cruciali problemi, irrisolti, ovvero la debolezza dello stato di diritto e del potere giudiziario nonché la protezione del diritto di proprietà. E non ha «meccanismi seri per combattere la corruzione politica rampante». «Dalla caduta del comunismo», l’opinione di Srdoc, «i due maggiori partiti si sono alternati al potere, hanno ammassato ricchezze illecite prima con il mercato illegale delle armi, poi con privatizzazioni corrotte». Problemi non da poco, che creano anche dubbi, inaspriti dalla questione mazzette e dall’incertezza del diritto, negli «investitori onesti» interessati al Paese e non aiutano di certo la rinascita economica. Risolvendo le questioni-chiave, la Croazia potrebbe invece risollevarsi, suggerisce Srdoc. Ma il momento buono forse è passato, perché durante il processo d’adesione Bruxelles «aveva influenza» su Zagabria, mentre dopo il primo luglio il “bastone” sarà riposto nell’armadio. E

perché l’Ue avrebbe chiuso un occhio su tutte le questioni aperte? «Perché l’allargamento ha delle falle», chiosa Srdoc, e perché «i leader Ue non sostengono i propri principi e criteri». Parole dure, che tocca ora alla Croazia europea smentire, con i fatti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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