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“Guerra tra bande” nella Lega Nord del Fvg sconvolta dai rimborsi pazzi

I friulani contro Fedriga “reo” di volere la testa di Narduzzi Si apre il caso della Piccin dopo il coinvolgimento nell’inchiesta

TRIESTE. La sollecitazione di Massimiliano Fedriga non serviva. Danilo Narduzzi, il passo indietro, l’ha già fatto. Da solo. Si è dimesso da vicesegretario regionale (nazionale in gergo padano) della Lega Nord. Perché allora gettare benzina sul fuoco? Pensieri e parole (fuori microfono) nella casa pericolante del Carroccio, un partito con un consenso elettorale dimezzato, un parlamentare anziché tre, tre eletti in Consiglio regionale anziché otto e una “grana” gigante, la vicenda dei rimborsi elettorali “allegri”. Un guaio tira l’altro.

Da mesi il movimento è nella bufera. In particolare dal cambio di segreteria – da Pietro Fontanini a Matteo Piasente – solo apparentemente indolore. Da quel passaggio di consegne la Lega non ha più avuto pace. È crollata alle urne e ha perso l’appeal di partito pulito. Perché le cronache certificano che nell’inchiesta sull’utilizzo dei fondi pubblici ai gruppi la cifra più alta da spiegare alla magistratura contabile è di gran lunga quella del Carroccio: i 238mila euro contestati a Narduzzi pesano due volte e mezza il presunto danno erariale del capogruppo del Pd Gianfranco Moretton(100mila) e oltre cinque volte quello del capogruppo del Pdl Danilo Galasso (41mila).

Un pugno in faccia per i militanti. Ma anche la causa di nuovi mal di pancia. Le parole di Fedriga, la sua insistenza nel pretendere sospensione ed eventuale espulsione di Narduzzi, aprono una caccia al colpevole che nella Lega Fvg si sperava di evitare. Tanto più che, dopo accordi nelle segrete stanze, si era riusciti a convincere Narduzzi a rinunciare alla vicesegreteria. Un gesto che Piasente, il segretario, apprezza a chiare lettere: «In Lega ci si comporta così». La “vivacità” di Fedriga è sicuramente mal digerita. Tanto più dalla componente udin-pordenonese che da sempre regge il timone della Lega Fvg vista la forza elettorale. Non solo il deputato triestino è l’unico a essersi salvato dal crollo alle politiche di febbraio appropriandosi dell’unico posto blindato alla Camera, pur rappresentando un territorio che esprime meno del 3% dei consensi, ma si permette pure di dettar legge, si denuncia in Friuli. Fastidio territoriale e politico verso Fedriga tanto più acuito in provincia di Pordenone, dove è in atto una guerra tra bande pro e contro Narduzzi e dove il deputato è al lavoro da qualche giorno come “legato nazionale”, espressione educata per quello che è un controllo dall’alto su una situazione che vede non poche spaccature tra le sezioni e le circoscrizioni padane. Non un commissariamento dal punto di vista tecnico, ma è certo che nella Destra Tagliamento la presenza del “visitor” triestino non piace per nulla. Sia perché la segreteria provinciale retta da Enzo Del Bianco, uomo di Narduzzi, è stata esclusa dalla decisione, sia perché vengono messe in discussione militanze di lunga data. Il responsabile circoscrizionale Fabio Sirocco, estromesso da Fedriga, ha pure minacciato le vie legali sostenendo che la figura del legato non compare nello statuto leghista.Quella che appare in superficie è dunque una Lega in affanno, priva dei punti di riferimento di un’epoca di vittorie, con una mappa del potere (ma quale a questo punto?) ben difficile da disegnare. Rispetto a qualche settimana fa Piasente può almeno contare sul fatto che sono rientrate al momento le voci che lo volevano commissariato da un momento all’altro. Ma nulla cambia concretamente in una Lega che si sta cercando e non sa se si ritroverà. Anche perché, principale preoccupazione del momento, andranno spiegate alla magistratura, ma anche ai militanti, le spese strampalate, rimborsate con soldi pubblici, rilevate dalla Corte dei conti. Tra le ultime, i gioielli della moglie di Ugo De Mattia e il pernottamento in compagnia sul lago di Como di Mara Piccin. La capogruppo per ora non commenta. Ma il caso è aperto. Perché gli uscenti ricandidati hanno firmato prima del voto l’impegno a dimettersi nel caso di un coinvolgimento nell’inchiesta. E Piasente, premesso che «tutto andrà dimostrato», ricorda che quel documento «fa fede».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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