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«Legge elettorale in tempi brevi? Ora ce la scordiamo»

Parla Giachetti, padre della mozione che ha diviso il Pd «Se si rivotasse con il Porcellum, alle urne il deserto»

ROMA «A questo punto avremo governi-larghe intese per sempre! Dopo aver bocciato la mia mozione sul ritorno al Mattarellum, ce la sognamo la riforma elettorale in tempi brevi. Se il governo dovesse cadere torneremo a votare con le liste bloccate. Allora, altro che astensionismo, alle urne ci sarà il deserto».

Roberto Giachetti ha fatto della battaglia per la riforma elettorale, il suo manifesto politico. Per mandare in soffitta il Porcellum (che prevede un sistema proporzionale con liste bloccate) ha messo a repentaglio la sua salute sostenendo un sciopero della fame di 123 giorni. Formato nel Partito Radicale, è un renziano di ferro. Mercoledì si è visto bocciare dal suo partito una mozione di cui era il primo firmatario e che avrebbe spianato la strada al Mattarellum, ossia il sistema maggioritario misto. Molti deputati del Pd prima hanno firmato, poi in Aula l’hanno lasciato solo: 400 sono stati i «no» e 123 i «sì».

Il primo no è arrivato dal premier che a Montecitorio aveva anticipato che avrebbe invitato Giachetti al ritiro della proposta. Dopo quanto è accaduto, sul vicepresidente della Camera è calato il gelo. C’è chi parla di «complotto».

Altri vedono nella mozione pro-Matterellum, un tentativo di creare una nuova spaccatura del partito. Regista della manovra, secondo i «complottisti», sarebbe Matteo Renzi. Possibile che non ci sia pace nel Pd? Il partito incassa un esito elettorale soddisfacente e il giorno dopo ricominciano i veleni. Si parla di complotti. «Non si tratta di avvelenare i rapporti. Avevamo promesso agli elettori che il Porcellum andava cancellato. E poi cosa facciamo? Alla prima occasione seria la rinviamo alle calende greche. Facciamo così da dieci anni. L’esito elettorale non c’entra. La mia mozione bipartisan l’avevo inviata via email a tutti i deputati e senatori quindici giorni fa. Nessuno nel Pd ha pensato di aprire una discussione. Lunedì l’ho presentata ai capigruppo, quando ancora non si sapevano i risultati elettorali. Scusi, ma dov’è il complotto?».

Avrà fatto la sua battaglia però ora non si sente isolato? «Niente affatto. Quasi 100 firme alla mozione sono del Pd. Solo 17 hanno ritirato la firma e almeno una cinquantina tra prodiani e renziani hanno preferito non presentarsi in aula piuttosto che votare contro la mozione. Ho ricevuto attestati di solidarietà dalla gente. Io che sono così poco televisivo, quando mi riconoscono, mi incitano ad andare avanti».

Questa voce del complotto come se la spiega allora? «I sospetti arrivano sempre da chi fa operazioni di questo tipo. Allora io dico che hanno preferito bocciare la mia mozione e darla vinta al Pdl. Per quanto riguarda Matteo Renzi, ha firmato la mozione e mi ha chiamato martedì sera. Tutto qui. Questa è la mia battaglia da sempre, pagata in prima persona. L’anno scorso con il mio digiuno sono arrivato sull’orlo di una emorragia interna».

Anche quella volta l’hanno lasciato solo? «La persona che mi è stata più vicina è stato il presidente della Repubblica».

Lo sa che, in un colpo solo, ha fatto arrabbiare il capo del governo e la presidente della commissione Affari Costituzionali al Senato, Anna Finocchiaro? «La senatrice ha detto che sono stato prepotente e intempestivo. Ma cosa deve fare un deputato se non presentare una mozione. Non è mica un atto di prepotenza è un esercizio della funzione parlamentare».

Nemmeno intempestivo? «Sono anni che aspettiamo il momento adatto per cambiare la legge elettorale. Dopo aver atteso dieci anni ne aspetteremo altri dieci. La Finocchiaro dice che la mia iniziativa è stata intempestiva? Ma quando avrei dovuto presentare una mozione sulla riforma elettorale, quando si discuteva di ambiente?».

Dopo la sconfitta, ora si arrende?

«Questa è la mia battaglia e io sono un uomo con molta fantasia. Troverò il modo di non arrendermi e di non morire con il Porcellum. Se il governo entra in crisi e dobbiamo andare a votare ancora in queste condizioni, la gente va al mare davvero».

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