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Trieste e il Friuli, splendido set per oltre 200 film e fiction

Carlo Gaberscek ha raccolto in un volume tutte le pellicole girate in regione ma anche in Slovenia e Istria: da “Senilità” alle “Cronache di Narnja”

Conosciuto come il massimo esperto di set e location del cinema western, su cui ha prodotto numerosi, documentatissimi volumi, l’udinese Carlo Gaberscek ha ora applicato la sua passione e il suo metodo di ricerca al Friuli-Venezia Giulia e dintorni. Dal Far West al Nord Est, da una terra di frontiera a un’altra, Gaberscek ha appena pubblicato “I luoghi del cinema. Set e location del cinema di fiction in Friuli, Trieste, Slovenia e Istria” (pagg. 262), edito dal Cec di Udine, in collaborazione con l’Associazione Anno Uno–Festival I Mille Occhi di Trieste.

Come è nata questa sua nuova pubblicazione?

«E’ stato un work in progress. Vi ho racchiuso lo studio sulle location cinematografiche delle nostre zone che sto portando avanti da vent’anni attraverso un centinaio di articoli, proseguendo il lavoro del libro “Il Friuli e il cinema” realizzato nel ’96 con Livio Jacob. “I luoghi del cinema” nasce anche dalla collaborazione con la rivista friulana “Segnâi di lûs”, l’unica di cinema rimasta in Regione, della cui collana il volume fa parte. Esperienze che sono confluite in questo libro, al quale ho lavorato specificatamente per un anno. E’ il primo repertorio completo dei lungometraggi di finzione girati in Regione per il cinema e la tv, con l’indicazione verificata di tutte le location utilizzate. E’ una realtà in grande sviluppo, grazie anche alla Film Commission. Se dagli anni ‘40 ai ‘90 sono state girate qui 100 opere di fiction per il grande e il piccolo schermo, dal 2000 a oggi ne sono state realizzate 110. Ulteriore novità, il libro elenca le coproduzioni vicine di Slovenia ed ex Jugoslavia».

Come è diventato un libro “di frontiera”, sui film girati quindi anche in Istria e Dalmazia?

«Una curiosità naturale. Documentandomi mi imbattevo in titoli importanti realizzati non in Italia ma a breve distanza, delle cui riprese non si sapeva nulla. Ad esempio “Le cronache di Narnia. Il Principe Caspian” è stato girato nel 2008 sull’Isonzo, 3 km a Ovest di Plezzo. Mi sono accorto che, nonostante la nuova Europa, i confini resistono ed era giusto abbatterli almeno per queste conoscenze. Così il libro è in tre lingue, italiano, friulano e sloveno, e si rivolge ai cinefili e ai sempre più numerosi “cineturisti”».

Da cosa deriva la passione per le location?

«E’ come visitare i luoghi dell’Iliade o dell’Odissea. I posti dei film cambiano identità, vengono ricreati dalle storie che li raccontano, e gli spettatori cercano ciò che hanno visto sullo schermo».

E quali sono le caratteristiche delle storie filmate dalle nostre parti?

«I film del Friuli-Venezia Giulia sono ancorati al contesto storico. Ad esempio la guerra fa da sfondo fin dai primi lungometraggi reperibili, da “Luciano Serra, pilota” del ’38, ad “Alfa Tau!” e “Marinai senza stelle” di De Robertis. Ma pensiamo anche ad “Addio alle armi”, “La grande guerra” o “Porzûs”. Il cinema è vicino alla realtà storica o alla cronaca anche in “Maria Zef” (1981), in lingua friulana, o nella “Bella addormentata” di Bellocchio, tutto girato a Udine. Oggi i film ambientati in regione testimoniano anche il suo ruolo di crocevia per vicende di profughi dell’Est, come “Vesna va veloce” o “La sconosciuta”. Sono pochi i film di genere, come quelli spionistici sulla Trieste postbellica (“Corriere diplomatico”) o il recente giallo “La ragazza del lago”, mai lontani però dalla storia o dalla cronaca».

E le coproduzioni d’oltreconfine cosa raccontano?

«Sono caratterizzate invece da un esotismo quasi esagerato, ben prima delle “Cronache di Narnia”. Vicino a Rovigno, nel Canale di Leme (che sembra un fiordo) sono stati girati negli anni ’60 due film sui vichinghi: l’italiano “Erik il vichingo” con Giuliano Gemma e il britannico “Le lunghe navi”. Ci sono poi i western di produzione italo-tedesca. C’è un film diretto e interpretato da Jackie Chan nell’87, “Armour of God”, che è stato girato a Montona, borgo medioevale istriano con mura e torri trecentesche ben conservate. L’ex Jugoslavia era l’unico Paese dell’Est ad ospitare coproduzioni occidentali, e grazie al cinema ha cominciato ad aprirsi, come accadeva alla Spagna franchista con i western. Anche l’anfiteatro romano di Pola veniva usato per i “pepla” anni ’60 come “Le gladiatrici” di Antonio Leonviola. Questo film (presto in dvd) è stato girato anche a Trieste alla Fiera di Montebello, utilizzata come teatro di posa dal produttore torinese Bruno Ceria, nell’unico tentativo che rimane di creare degli studi cinematografici in Regione».

E quale ruolo ha Trieste fra i set della Regione?

«E’ quello dominante in assoluto. Dal 1943 al 2012 vi sono stati realizzati circa 120 film di fiction e serie televisive. Da “Senilità” (’62) in poi la città ha visto impennarsi la valorizzazione della sua cinegenia, anche per lo sfruttamento per il cinema e la tv della letteratura che qui ha origine. Di recente in tv sono stati trasmessi in una sola settimana ben tre film girati a Trieste, tra cui ‘Sposami’ di Umberto Marino. Soprattutto la tv è molto generosa nel

mostrare i luoghi caratteristici della città, inserendoli nel piano d’ambientazione. Il cinema d’autore, invece, è più reticente, indugia maggiormente sulla sua indefinibile atmosfera. Nella “Sconosciuta” di Tornatore, ad esempio, non si vede mai il mare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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