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Duino, il Comune cerca finanziatori privati per salvare l’ex mulino

A San Giovanni le operazioni di pulizia hanno permesso di scoprire antichi manufatti. Il sito è di interesse turistico

DUINO AURISINA. Continua a riservare sorprese l'“operazione pulizia” scattata a San Giovanni di Duino e portata avanti in queste ultime settimane dal gruppo speleologico Flondar e dalla cooperativa Gemina. Dopo aver rintracciato, attraverso l'ausilio del georadar messo a disposizione da Roberto Mandler, la quarta “bocca” del misterioso fiume Timavo (finora erano noti solo tre rami del delta, anche se anticamente lo storico Strabone ne citava sette), i volontari stanno compiendo interessanti scoperte anche nella zona del “Mulino vecchio”, dove alcuni giorni fa è affiorata parte della pavimentazione originale di una struttura probabilmente relativa all'attività di pilatura dell'orzo. Analoga struttura è presente - vale la pena citarlo come esempio positivo di valorizzazione della memoria e delle tradizioni locali -, alle Alture di Ruda: ebbene lì il recupero di un manufatto datato 1300, ritenuto il mulino più antico del Friuli Venezia Giulia, è diventata fonte di attrazione turistica.

L'amministrazione Kukanja guarda con favore al ripristino delle antiche volumetrie occupate dal mulino di San Giovanni: il vicesindaco Massimo Veronese, valutato il piano urbanistico, ha affermato che l'intervento è tecnicamente fattibile, con investimenti privati, e potrebbe portare alla realizzazione di un centro visite sulla storia del manufatto in pietra e delle altre bellezze naturali presenti nella pregevole zona. La pulizia della parte in terraferma è dunque ripresa per mano dei volontari, che hanno intensificato anche quella sull'isolotto. Il lavoro si è rivelato molto più gravoso del previsto, a causa della fitta “rete” d'edera presente al suolo e delle giovani piante di una specie alloctona di alloro, da sradicare e macinare col biotrituratore, riferiscono gli operatori, nel rispetto delle condizioni ambientali.

Proprio sull'isolotto è riemersa parte della pavimentazione originale di una struttura per l'appunto relativa all'attività di pilatura dell'orzo, come del resto suggerito anche da Maurizio Radacich nel suo libro sui mulini della provincia di Trieste. La scoperta è stata fatta da uno dei soci del Flondar, letteralmente affondando dentro una delle cavità della parte fissa della macchina, che, coperta dai proprietari con tavole di legno ormai marcite, era totalmente invasa dall'edera. Attorno alla struttura è stata rinvenuta la pavimentazione originale, fatta di lastre squadrate di arenaria e calcare, già in uso quando la zona era frequentata ancora dai titolari, dunque fino a una dozzina d'anni fa. Incredibile lo strato di humus che si è depositato, obliterando allo stesso tempo le vecchie strutture e i pozzetti dell'allacciamento alla fornitura d'acqua di Acegas.

Si è continuata anche la ricerca di altri scorrimenti d'acqua, purtroppo questa volta senza l'apporto fondamentale del georadar di Mandler. Ma una nuova linea di scorrimento, ancora da ben definire, ha trovato riscontro a valle della zona di lavoro. Simili flussi d'acqua fanno parte della conoscenza popolare locale, che offre significativi spunti, tutti da verificare scientificamente. Tra le notizie riportate dai membri del Flondar, quella sull'esistenza di

una sorgente proprio dove oggi insiste il centro del Villaggio: l'acqua di questa risorgiva, ritenuta di parziali contenuti "sulfurei", veniva fatta bere da un maestro elementare ai suoi studenti, a fini salutistici, verso la fine dell'Ottocento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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