Quotidiani locali

Sertubi si sfila dal tavolo in Prefettura

L’ad Montesi rinvia l’incontro del 13 novembre: «Disponibile per un’altra data». I sindacati: «Ennesima presa in giro»

«Non ci è possibile aderire all’invito a partecipare al Tavolo di crisi». E poi: «Consapevoli dell’urgenza di trovare una soluzione adeguata, siamo a confermare che nel più breve termine e comunque entro la fine della prossima settimana sarà nostra cura comunicare a tutte le parti interessate la nostra disponibilità per un incontro da tenersi entro il 21 novembre». Firmato Leonardo Montesi, amministratore delegato di Jindal Saw Italia. Così il fax arrivato venerdì alle 17.40 alla Prefettura ha sancito lo sfilarsi dell’azienda dall’appuntamento al tavolo previsto per martedì. Jindal fa un passo indietro. Tanto da rendere invisibile il filo di speranza cui restano aggrappati gli operai di Sertubi. «È una presa in giro, come pretendono di chiudere una trattativa in una settimana visto che il 30 novembre scade la cassa integrazione? Significa che mirano alla chiusura totale», tuonano i lavoratori che ieri, in piazza Unità, erano al fianco dei 4 colleghi che restano incatenati per protesta davanti al portone del Municipio e accanto al container in piazza della Borsa. «È un’operazione di sciacallaggio, - dice Franco Palman (Uilm) - quella lettera è un atto che dimostra mancanza di rispetto anche per la città e il Prefetto».

Nel fax Montesi spiega che «la necessità di un più ampio termine di preavviso» è dovuta all’esigenza di «chiedere il coinvolgimento dell’azionista e di Duferco» proprietaria del ramo di azienda Sertubi: le consultazioni «necessitano di ulteriori approfondimenti». Montesi segnala poi di «non aver ancora ricevuto un riscontro ufficiale in merito all’ipotesi di accordo che Jindal ha espresso» nei «recenti incontri». Da ultimo quello del 30 ottobre, durante il quale ha presentato alle organizzazioni sindacali le linee guida del proprio piano di ristrutturazione. Il piano è noto: stop alla produzione, mantenimento della struttura commerciale e logistica e 148 esuberi con mantenimento di soli 60 dei 208 lavoratori. Le sigle sindacali e gli operai, mentre martedì si terrà comunque il tavolo, sotto la Prefettura si faranno sentire. «Alla cittadinanza chiediamo di unirsi a noi martedì», invocano gli operai: «La città ci deve aiutare». Un attacco va anche a Massimiliano Iuvara, direttore dello stabilimento Sertubi Trieste ma anche presidente della sezione metalmeccanica e siderurgia di Confindustria Trieste. «Se intendono fare solo stoccaggio e commercio di tubi - si chiedono i lavoratori - perché non lascia l’incarico? Cosa ha da spartire ora con la metalmeccanica?». Dito puntato anche verso il mondo imprenditoriale. «Nessun imprenditore è venuto in piazza a dare solidarietà, - accusa Umberto Salvaneschi (Fim-Cisl) - neanche

il governatore Tondo è mai venuto a stringerci la mano». Attimi di tensione ieri quando i capigruppo in Consiglio comunale sono scesi per incontrare gli operai. La promessa di presenziare martedì al presidio sotto la Prefettura ha calmato gli animi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NOVITA' PER GLI SCRITTORI

Stampare un libro ecco come risparmiare