Quotidiani locali

Profumo frena sui tagli alla ricerca: «Qualità e merito le chiavi per i fondi»

Il ministro dell’Istruzione a Trieste: «La politica del governo non è quella dei tagli ma dell’attenzione alla valutazione della ricerca»

Qualità e valutazione come criteri base per finanziare la ricerca, con il fine di una sempre maggiore competitività in Europa. Attenzione a integrazioni e federazioni fra università. E un dichiarato favore al concetto di “autonomia responsabile” di enti scientifici e accademici. Il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Francesco Profumo, ieri durante la sua missione triestina ha spaziato su temi vari nei passaggi fra gli appuntamenti istituzionali. Risposte arrivate prima all’esterno della sede del Sincrotrone a Basovizza, e più tardi nel palazzo della Regione di piazza Unità.

Ministro Profumo, Trieste è riconosciuta come “città della scienza” ma il governo continua a tagliare sui fondi ordinari destinati pure ai suoi enti di ricerca. Area, ad esempio, è destinata a ricevere il 24,7% in meno nel 2013 (con un -9,3% già quest’anno): non lo ritiene un controsenso?

Non mi sembra che questa sia la politica del governo. Governo che sta facendo un’analisi attenta con tutti gli enti di ricerca di quelle che sono le attuali potenzialità e quelle che potranno essere le future collaborazioni. Non ci saranno tagli ma una politica attenta alla qualità e alla valutazione della ricerca.

Il criterio premiale su tutto, quindi?

Credo di sì. Un’operazione verso una maggiore qualità della ricerca, una valutazione oggettiva, con l’obiettivo primario di essere competitivi in Europa.

Altra questione: la prossima chiusura (prevista a fine anno) dell’Ics-Unido a Trieste.

Non sono enti direttamente dipendenti dal ministero, si tratta di collaborazioni internazionali.

Però sono finanziate dal governo attraverso il ministero degli Affari esteri.

Una parte di finanziamento è del ministero degli Affari esteri. Ma la ricerca è un’altra cosa.

Il governo prevede un riassetto o eventuali accorpamenti per gli enti vigilati dal Miur oppure l’attuale situazione resterà tale?

Stiamo facendo insieme ai 12 presidenti degli enti vigilati dal Miur un’azione di grandissima importanza: una valutazione dei modelli europei in atto nei principali Paesi dal punto di vista della ricerca, del trasferimento tecnologico e delle agenzie per il finanziamento. Il lavoro si concluderà in un paio di mesi: alla fine avremo la fotografia generale della situazione e vedremo cosa fare per l’Italia.

Parchi e poli scientifici del Friuli Venezia Giulia: in tempi di spending review, non c’è il rischio siano troppi?

Io sono per le autonomie responsabili (concetto che il ministro ha poi ribadito anche all’uscita dalla riunione dell’Ince in merito al futuro degli atenei regionali, ndr).

Sburocratizzazione nei passaggi dalla ricerca alla sua applicazione, anche clinica: come arrivare a tempi più rapidi?

Oggi più che mai forse non bisogna più parlare di separazione tra ricerca e applicazione. È un tubo unico, si deve creare un ponte anticipatore e con questa operazione si possono forse ridurre i tempi di utilizzazione dei risultati di ricerca e si può creare un sistema più lineare e meno burocratizzato.

Università, con l’accordo federativo Trieste-Udine: a che punto è il governo sui finanziamenti per i relativi progetti?

Stiamo lavorando su due grandi temi: uno è quello delle unioni-integrazioni e l’altro quello delle federazioni. Nel prossimo Piano triennale ci sarà una linea prioritaria su questo, siamo in una fase di studi di fattibilità di quello che potrà essere lo sviluppo futuro. Anche in questo caso c’è una grandissima attenzione rispetto alla qualità e alla valutazione, e a un obiettivo finale di una maggiore integrazione con l’Europa.

Edilizia scolastica: a Trieste c’è un’emergenza. Servono milioni di euro per le ristrutturazioni: il governo cosa fa?

Abbiamo pubblicato l’anagrafe dell’edilizia del Paese, individuando gli elementi di debolezza nelle diverse strutture. E stiamo lavorando per andare a individuare un piano che ci consenta di fare interventi strettamente correlati con Comuni, Province e Regioni perché il patrimonio edilizio è di proprietà di Comuni e Province. Bisogna fare attenzione che ci sia una stretta connessione con i territori, altrimenti si rischia di fare delle cose che non hanno senso. L’obiettivo è partire da quello per avviare un progetto-Paese su questo tema.

Ancora un quesito politico. Monti-bis: sì o no?

Non sono bravo su questo...

©RIPRODUZIONE RISERVATA


Lascia un commento

Trova Cinema

Tutti i cinema »

In edicola

Sfoglia il Piccolo
su tutti i tuoi
schermi digitali. Il primo mese è gratis.

Abbonati Prima Pagina
ilmiolibro

Oltre 300 ebook da leggere gratis per una settimana