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Dopo 22 anni diventa “prof” ma risponde: «No, grazie»

Il ministero gli aveva assegnato una cattedra in una scuola media di Gorizia ma il musicologo isontino Arbo nel frattempo è diventato docente all’università di Strasburgo

Ha strabuzzato gli occhi, incredulo, davanti alla raccomandata recapitatagli all’inizio di agosto dall’Ufficio scolastico regionale. «A seguito di procedura concorsuale, è stato individuato come titolare di una cattedra per l’insegnamento dell’educazione musicale in una scuola media inferiore della provincia di Gorizia».

Alessandro Arbo, 49enne musicologo goriziano e maitre de conference al Dipartimento di Musica dell’Università di Strasburgo, ha declinato la proposta, arrivata con 22 anni di ritardo. Già, perché il concorso sulla base del quale è stata successivamente stilata la graduatoria per l’assegnazione della cattedra isontina, è datato addirittura 1990. Francesco Cossiga non era ancora diventato il “picconatore”, il sindaco di Gorizia era Antonio Scarano, il confine tra Gorizia e Nova Gorica era ancora italo-jugoslavo. E Alessandro Arbo, classe 1963, tentava la sorte nel mondo dell’insegnamento, dopo essersi brillantemente laureato in filosofia all’Università di Trieste e aver ottenuto il diploma di piano al Tartini.

«Avevo partecipato a un paio di concorsi, tra cui quello per l’insegnamento dell’educazione musicale - riavvolge oggi il nastro dei ricordi Arbo, rammentando divertito quei giorni del 1990. Ero risultato primo in graduatoria, ma non ne ho più saputo niente: in fondo mi stupisce che in 22 anni non si sia liberato neppure un posto nelle scuole medie della provincia». Musica, ma anche filosofia. Il professor Arbo ottiene le prime supplenze già nel 1991, al “D’Annunzio” e allo “Slataper”, accompagnando i suoi allievi alla scoperta di Parmenide, Rousseau e Kant. Intanto, prosegue gli studi, con il dottorato di ricerca in Ermeneutica, conseguito all’Università di Torino, e le prime pubblicazioni, che gli valgono citazioni ed encomi. Nel 2001, per un anno, insegna storia della Musica all’Università di Trieste, che poi lascia per trasferirsi in Francia, a Strasburgo, dove ancora oggi dirige le ricerche del prestigioso ateneo alsaziano. Pienamente realizzato a livello professionale, Arbo si rigira la raccomandata dell’ex Provveditorato agli studi tra le mani, sorridendo amaro: «È una storia assurda e triste allo stesso tempo. Vent’anni sono un’esistenza, costellata di sacrifici e rinunce, alla ricerca di quell’ormai leggendario tempo indeterminato. È incredibile che possano ancora accadere fatti di questo genere, sulla base di un canovaccio che, purtroppo, è tutto italiano». Così Arbo, che si trova a Gorizia per trascorrere qualche giorno di ferie prima della ripresa dell’attività accademica in Francia, ha preso carta e penna e ha indirizzato all’Ufficio scolastico regionale una missiva, contenente la formale rinuncia alla cattedra. E persino una storia come questa,

da pasticciaccio brutto di gaddiana memoria, potrebbe avere un lieto fine da favola disneyana: «Dietro di me, in quella graduatoria - rivela Arbo - c’era l’amico Alessandro Argentini, che ancora oggi insegna a Gorizia e dintorni. Spero possa accettare la cattedra».

Christian Seu

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