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Farmaci generici, è caos «Ricette compilate male»

Federfarma: «Riportati anche i marchi». I medici: «Software da aggiornare» Disagi tra gli anziani disorientati dal cambiamento introdotto dal governo

Il “no logo” sulle ricette ha creato non pochi disagi nelle farmacie. Sono rari i medici che sono riusciti ad adeguarsi al decreto del governo introdotto a Ferragosto. E soprattutto gli anziani, abituati da anni a seguire una determinata terapia, fanno fatica ad adattarsi al cambiamento: basta una scatola diversa per metterli in allarme. Senza considerare chi nutre dubbi sul fatto che un prodotto di marca sia identico a un generico. Ma su questo gli esperti rassicurano. La norma, a ben vedere, obbliga a indicare nelle prescrizioni dei medicinali a carico del sistema sanitario esclusivamente il nome del principio attivo e non più il marchio commerciale; sono previste deroghe solo per le patologie croniche già in cura con un determinato prodotto. Una rivoluzione che però, a quanto pare, non è stata accompagnata dall'aggiornamento dei software in dotazione ai dottori, sebbene la diffusione dei generici ormai tocchi punte del 40%, rende noto Federfarma. «Purtroppo le ricette non sono state compilate correttamente – osserva Alessandro Fumaneri presidente provinciale e regionale della categoria – da quanto mi risulta i colleghi non si sono limitati al principio attivo, ma hanno scritto anche il marchio commerciale, senza motivare la scelta. Questo, naturalmente, ha creato dubbi sulla validità legale del documento. Servono chiarimenti e un'informazione ad hoc». L'Ordine dei medici di Trieste chiarisce, comunque, che il problema è tecnico e che presto sarà risolto. «Il provvedimento statale è partito in questi giorni e siamo in un periodo estivo – sottolinea il presidente Claudio Pandullo – è necessario modificare i programmi informatici visto che le ricette ormai si fanno con il computer». Un quadro confermato da Ronald Tramarin, segretario dell'Ordine dei medici e presidente provinciale dello Snami, il sindacato dei medici di medicina generale. «Quando si prescrive un generico - spiega - il sistema dà automaticamente decine di possibilità affiancando però anche il nome dell’azienda che lo produce. Indicare solo il principio attivo quindi è praticamente impossibile: bisogna farlo a mano, ma non è legale. In ogni caso entro qualche giorno il disagio informatico sarà risolto e si potrà scrivere solo la composizione clinica. Nonostante tutto penso che i farmacisti non si siano rifiutati di consegnare i farmaci». I problemi, tuttavia, non finiscono qui. La gente, soprattutto gli anziani, teme di non ricevere la medicina a cui è abituata e non si fidano del generico: è sufficienteuna scatola diversa, magari di un altro colore, per disorientare. «C’è un certo sconcerto - fa notare Vittorio Zamboni, titolare della farmacia Al Centauro e consigliere di Federfarma - abbiamo avuto clienti preoccupati di dover cambiare terapia. Ma è importante far passare questo messaggio: il generico ha lo stesso principio attivo del prodotto commerciale. Ci possono essere delle particolarità, che riguardano però patologie molto delicate: in questi casi un’altra medicina può venir assorbita in modo diverso, ma dipende da persona a persona. E’ sufficiente parlarne con il medico e si trova certamente una via d’uscita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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