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Pozze d’acqua e ghiaia ciò che resta dell’Isonzo

Già a Salcano si avverte che la portata è molto ridotta. Da Sagrado alla foce è un susseguirsi di paesaggi lunari. Non c’è scampo per i pesci

Il grido d'allarme lanciato da Enzo Lorenzon, presidente del Consorzio di bonifica Bassa pianura isontina, ci ha spinti a percorrere il fiume dal confine al mare per capire dove l'assenza d'acqua rende la situazione più critica. Questo è il resoconto.

Da Salcano a Sagrado

Non fino all'orlo, ma l'invaso di Salcano è pieno. Parte inevitabilmente dalla diga slovena il nostro viaggio sull'Isonzo. L'energia potenziale che serve a fare funzionare la centrale idro-elettrica d'oltre confine ha il colore verde-azzurro del fiume. L'acqua corre attraverso le turbine e scivola a valle, ma, come si può capire guardando dal ponte costruito poche centinaia di metri più a sud, l'Isonzo già qui è più magro del solito. Il letto stretto non lascia intravedere il fondale, ma si percepisce chiaramente che, tra una riva e l'altra, manca qualcosa. Qui di acqua ce n'è ancora abbastanza. Ce n'è a sufficienza per permettere lo svolgimento delle attività sportive allo stadio del kayak. Attraversato il confine, anche il tratto goriziano si presenta in sostanziale salute. Con il passare dei chilometri e l'allargarsi dell'alveo l'acqua diventa, però, sempre più bassa e lascia intravedere i ciottoli. Il bacino del ponte 8 Agosto, complice anche la diga, sembra uguale a sempre. Parte dell'acqua viene deviata nel canale che porta alla centrale idro-elettrica di Farra, l'altra scorre sul letto del fiume. A Savogna un aiuto arriva dal Vipaco. In questo periodo dell'anno non entrano grandi quantità d'acqua, ma qualcosa è, senza dubbio, meglio che niente e l'Isonzo respira un po'. Al ponte romano di Farra, di acqua ne scorre. Il livello non è tale da impedire il guado, ma è sufficiente a creare una piccola cascata accompagnata dal classico gorgoglio. A Poggio Terza Armata altra acqua si perde nella rosta e, a monte della passerella per Gradisca, emergono i pali del vecchio ponte di legno. L'area di ciottoli emersi è decisamente maggiore di quella che si può vedere in inverno. Le correnti sono praticamente inesistenti e alcuni ragazzi ne approfittano per nuotare risalendo il fiume senza fare troppa fatica. La situazione comincia a farsi difficile a partire da Sagrado. Lo sbarramento del canale Dottori crea un bacino appena sufficiente a incanalare il fiume nel tratto artificiale. Qui la parte che viene liberata sul letto del fiume assomiglia a un vero e proprio rigagnolo.

Da Sagrado alla foce

Un deserto di rovi, di ghiaia, tronchi ed erbacce. Una desolazione. Ecco come si presenta l’Isonzo dal ponte di Sagrado alla foce, dove il letto fiume è in gran parte ridotto a un ruscello, mentre ai lati si notano pozzanghere simili a laghetti artificiali. A Sagrado, poi, si sono formate isolette fitte di vegetazione come se fosse un bosco. In prossimità dell’acqua campeggiano bagnanti con sdraio, asciugamani e ombrelloni che approfittano per prendere la tintarella e un po’ di refrigerio, preferendo l’oasi fluviale alle spiagge del litorale. La siccità, dunque, ha messo in ginocchio l’agricoltura nel pianura del Basso Isontino e la mancanza dell’acqua si nota anche dalle “chiuse” del canale De Dottori, che pur essendo sollevate completamente, riforniscono il fiume di una quantità d’acqua talmente limitata, che dopo aver percorso poche centinaia di metri, si perde per strada e non ha più la forza di raggiungere gli impianti irrigui. Situazione analoga a Pieris, dove il paesaggio è una fotocopia del precedente ma con una distesa maggiore del letto di ghiaia. Non c’è possibilità per i pesci di sopravvivere. La situazione migliora leggermente quando si arriva alla foce. Sulla strada provinciale Monfalcone-Grado, il letto del fiume ha in media un’altezza di circa mezzo metro anche perché si riversano alcuni piccoli affluenti. L’alta marea però crea “un muro” e impedisce al fiume di scaricare l’acqua verso il mare e resta “bloccata” trasformandosi in un enorme lago. Per questo motivo, i campi che si trovano lungo la provinciale, riescono ancora a ricevere acqua dalle pompe irrigue. Sono visibili, inoltre nel fiume trote gigantesche (da 3-4 chili) che non trovando fondale e affiorano a pelo d’acqua. Il paesaggio, comunque, agli occhi del visitatore è bellissimo anche perché ci sono alcune chiazze di ghiaia che ospitano colonie di gabbiani e di volatili della vicina riserva dell’isola della Cona. Oltre alla siccità, tuttavia, si nasconde un pericolo in caso di piogge abbondanti che in passato ha già provocato allagamenti. Attorno ai piloni dei ponti, infatti, sono ammassati quintali di tronchi che impediscono il normale afflusso dell’acqua. Il letto del fiume, specie da Sagrado alla foce verso il mare, ha perso quindi di capacità e può accogliere meno acqua per la massiccia presenza di grandi quantità di terriccio e di ghiaia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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