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«Fan finti sul profilo Twitter di Debora»

Il Pdl accusa Serracchiani di aver gonfiato il numero dei sostenitori. La replica del segretario Pd: «Sterile net-gossip»

TRIESTE. Star dei social network e regina incontrastata di Twitter? Meglio andarci piano. Perchè una buona fetta della nutrita pattuglia di seguaci internauti di Debora Serracchiani potrebbe in realtà non essere composta da potenziali elettori in carne e ossa, bensì da robot creati ad arte. Il sospetto è infatti che degli oltre 60mila followers del segretario regionale del Pd, ben 41mila, siano in realtà smaccatamente fasulli. I fan veri e propri sarebbero insomma “solo” 19.468: un numero comunque elevatissimo, specie se si considera che gli esponenti regionali del centrodestra viaggiano su ordini di grandezze sideralmente inferiori (Isidoro Gottardo conta 257 followers, Luca Ciriani 74 mentre Renzo Tondo un profilo su Twitter neppure ce l’ha), ma certo non da record.

L’accusa

La “fregola” di passare ai raggi x i contatti online di Serracchiani è venuta al consigliere regionale Pdl Piero Tononi. Che, prendendo spunto dal caso di Louise Mensch - la deputata inglese bersagliata dai media proprio per una vicenda analoga -, si è affidato alla tecnologia per vederci chiaro. «Mi ha insospettito l’alto numero di contatti su Twitter di Debora Serracchiani - spiega Tononi -. Attraverso un’applicazione, quindi, ho effettuato un esame dei profili che seguono l’europarlamentare. Risultato? Solo il 32% dei suoi followers risultano veri, nel senso di persone realmente dialoganti. Gli altri sarebbero invece artificiali o, come si dice in gergo tecnico, spenti e inattivi».

Il software

L’applicazione utilizzata è “Faker Status People”, la stessa a cui ha fatto ricorso la stampa britannica per smascherare i followers falsi della Mensh. Il programma, attendibile solo se applicato ai grandi numeri, consente di entrare in un account e studiare le “mosse” dei sostenitori. Sulla base di queste informazioni, “lette” attraverso uno speciale algoritmo, il software stabilisce quali contatti siano indubbiamente veri, perchè legati ad azioni umane, quali siano da considerare sospetti, perchè di fatto inattivi, e quali infine appartengano alla famiglia dei “fake followers”, vale a dire supporter robotizzati e fasulli.

Robot costruiti ad arte

Crearli, spiegano gli addetti ai lavori, non è poi così difficile. Ci si può riuscire utilizzando programmi chiamati Bots che simulano i più semplici comportamenti umani sui social network, oppure impiegando dispositivi che consentono di “agganciare” in modo automatico migliaia di utenti per poi abbandonarli subito dopo. E proprio uno di questi due metodo, secondo le verifiche di Tononi, sarebbe stato sfruttato anche da Serracchiani per far lievitare i propri contatti. «Il che - conclude il consigliere Pdl - non mi pare un bel biglietto da visita per una persona che vorrebbe rappresentare i cittadini di una Regione dove i fatti hanno contato sempre più delle parole. Anche di quelle rivolte, in questo caso, ad un uditorio in parte inesistente».

Net gossip

Immediata la reazione di Serracchiani, che bolla le attenzioni di Tononi come «net-gossip»: «Siamo diversi: noi usiamo i social network per far girare le idee e raccogliere spunti dai nostri followers, mentre il centrodestra fruga in rete cercando appigli per screditare l’avversario. Mi auguro - continua l’eurodeputata - che chi ha fatto queste ricerche non sia in malafede, perché chi segue un po’ i social network sa bene come funzionano. I cosiddetti “bot-followers”, cioè i profili artificiali, sono un fenomeno connaturato nei social media: più followers in carne e ossa hai, più “bots” ti attiri e non c’è modo di toglierli». La riprova, secondo Serracchiani, si ha controllando i profili degli stessi big del Pdl. «Il segretario Alfano ha il 13% di seguaci artificiali, Brunetta, che è il primo del centrodestra su Twitter ne ha il 26%. Sono imbroglioni? A differenza di certi nomi del centrodestra, che in pochi giorni sotto elezioni hanno aumentato esponenzialmente i loro fan, io non ho mai fatto inserzioni a pagamento nè comprato “pacchetti” di followers. Il progresso dei miei sostenitori su facebook - conclude - è costante ma senza impennate temporali; uso twitter dal 2009 e sfido chiunque a dimostrare che ci sia sotto qualcosa di men che trasparente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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