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Il bengalese Shahed, venditore di rose che rilascia la ricevuta

Per non prendere più multe ha aperto una partita Iva La sera gira per i locali del centro, ricava 500 euro al mese

In queste sere d’estate capita spesso di essere fermati dai venditori di fiori o di oggetti di vario genere. Sono extracomunitari arrivati in Italia con mezzi spesso di fortuna che per sopravvivere vendono abusivamente una rosa, un paio di occhiali colorati o un accendino a chi è seduto in un bar a sorseggiare un drink o parlare con gli amici. Ormai anche questa situazione è diventata normalità, e del fatto che questo sia illegale non ci si fa neanche più caso. Per questo si rimane basiti quando s’incontra un giovane e gentile venditore bengalese di fiori che stacca una ricevuta fiscale per una rosa o un girasole. Il nome di questo ragazzo è Shahed e questa è la sua storia.

Dopo essersi laureato in chimica in Bangladesh e aver fatto per sette anni il marinaio per mantenersi agli studi, nel 2007 decide di prendere regolarmente l’aereo e provare a cercare lavoro in Italia che, a detta di un suo amico, dovrebbe essere “un luogo pieno di possibilità”. Subito però le speranze si affievoliscono perché scopre che i suoi sei anni di studi non vengono riconosciuti e non riesce a trovare nessun tipo di lavoro nonostante il suo curriculum e la sua buona conoscenza dell’inglese.

E un giorno arriva anche a Trieste dove, tra un’agenzia per l’impiego e l’altra, vede dei ragazzi come lui vendere oggetti e rose ai passanti. Stufo della sua situazione, ormai critica, s’informa sul tipo di lavoro e sulla “merce” da vendere e decide di provare con questa attività. Viene quasi subito fermato dalla polizia che gli sequestra la merce e lo multa. Così nell’ ottobre 2008 decide di prendere la licenza e aprire una partita Iva.

Attualmente vive con la moglie, anche lei disoccupata e ora al settimo mese di gravidanza, con circa 500 euro al mese (se va bene) di cui 380 servono per pagare la piccola stanza in cui vivono a Monfalcone. Ha inoltre il padre in ospedale da quattro anni ma non riesce a mandare dei soldi in Bangladesh per aiutarlo.

Di giorno continua a cercare lavoro un po’ ovunque e pulisce i fiori che due volte alla settimana compra in varie parti della regione mentre di sera prende il bus e gira per le vie del nostro centro cittadino con un mazzo di rose in mano. «Per noi extracomunitari è difficile trovare qualcuno che ci offra un lavoro o ci affitti un appartamento dignitoso - sottolinea affranto Shahed - quando rispondo a un annuncio e sanno che sono straniero non mi danno neanche la possibilità di provare e mostrare le mie capacità. E la voglia di lavorare non mi manca, qualsiasi lavoro onesto». Il suo unico obiettivo, a differenza di quando è arrivato in Italia, è trovare un qualsiasi impiego che permetta di vivere tranquillamente lui e la sua famiglia, soprattutto ora con un bimbo in arrivo.

Il suo impegno nel pagare le tasse, anche se dovrebbe essere normale, è da apprezzare e il fatto che lo faccia per non avere guai con la giustizia non lo distingue dal resto degli italiani, molti dei quali invece, come sappiamo, con il fisco hanno un rapporto controverso e spesso non pagano neppure un euro. Le ricevute di Shahed sono al momento un caso isolato o quasi a Trieste. Un paio di mesi per la verità un altro ragazzo ha seguito il suo esempio e rilascia regolare ricevuta per la merce che riesce a vendere. Ma comunque questo esempio dovrebbe far ben sperare in un cambiamento, sperando soprattutto che faccia riflettere anche molti italiani che lo scontrino fiscale continuano a non rilasciarlo sfidando i controlli della Guardia di finanza.

Sara Cristaldi


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