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Rossetti, la corsa per la presidenza Rimane sotto tiro Calenda

Cosolini: «Fra una settimana il nome nuovo, bisogna eliminare il passivo. E il direttore artistico predisponga un programma che consenta allo Stabile di arrivare al pareggio»

Blindato, anzi blindatissimo, segreto, o forse semplicemente ancora non deciso. Tale è il nome del prossimo presidente del Teatro Stabile Rossetti, dopo le dimissioni di Paris Lippi, arrivate a fine stagione, al traguardo dell’ormai evidente “gentleman agreement” col sindaco Roberto Cosolini: «Eravamo d’accordo su dimissioni alla fine della stagione teatrale - dice il sindaco -, e se non fossimo stati d’accordo Lippi non avrebbe potuto rifiutare di lasciare il posto, perché ci sono sentenze della Cassazione che certificano la facoltà dei sindaci di scegliersi gli amministratori. La cosa si è conclusa invece - aggiunge Cosolini - in perfetta armonia, il teatro è in una situazione difficile e non dev’essere teatro di guerra».

Il sindaco di centrosinistra ha dunque lasciato più campo all’ex vicesindaco di Dipiazza, al dirigente della ex An, nominato dopo che Maria Giovanna Elmi (la nota presentarice) aveva rassegnato le dimissioni, e una pronta raccolta di firme aveva colpito il sindaco pidiellino Dipiazza con la richiesta pressante di incoronare Cristina Benussi, di area Pd, oggi preside di Lettere e filosofia, ma allora anche vicepresidente del Rossetti.

«Di fronte a questa prospettiva Dipiazza tagliò corto - ricorda Benussi, oggi membro del consiglio di amministrazione dello Stabile regionale di prosa - e nominò direttamente il proprio vicesindaco».

Ma adesso come si volta pagina? Cosolini: «Fra una settimana ci sarà il nome. Di certo il nuovo presidente non dovrà più presentare bilanci in passivo, a partire da questo stesso anno. E compito del direttore artistico Antonio Calenda - prosegue il sindaco - è di predisporre un programma che consenta il pareggio. Il pubblico cala? Ne tenga prudentemente conto, se poi così non sarà stato, tanto meglio».

Nonostante il prolungato tempo delle riflessioni, solo un punto di domanda appare però nella casella. Benussi: «Non ho sentito alcuna ipotesi. Certo è solo che il teatro deve cambiar passo, comincia una nuova era, tagli ne sono stati fatti, ma tante sono le varianti e le incognite, in questo delicato equilibrio economico».

Il consigliere comunale Roberto Decarli (Trieste cambia), sempre vigile sulle questioni che riguardano la gestione della cultura, dice che è «mistero fitto» sul nuovo presidente, ma lancia un appello al sindaco: «Importante è che scelga una persona professionalmente preparata, e non che solo viva e lavori nell’ambito della maggioranza comunale».

Ma non finisce qui. Da sostituire c’è anche il vicepresidente, Furio Bordon. Lo scrittore, già direttore dello Stabile negli anni ’90, era di nomina regionale. Un mese e mezzo fa ha dato le dimissioni, seccato perché l’assessore Elio De Anna si è lamentato dei “nominati” che vanno in ultimo a batter cassa: «Voglio rivedere tutte le nomine». E Bordon si è sottratto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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