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Orso immortalato nei pressi di Basovizza

Il plantigrado fotografato sulla strada sterrata che porta a Sesana. É un esemplare in età adulta, forse maschio

BASOVIZZA. Inizialmente le orme. Poi gli avvistamenti, più o meno ravvicinati. Ora la prova inconfutabile: una bella fotografia notturna. Altro che storia dell’orso... l’orso, nel Carso triestino, è arrivato per davvero.

La splendida testimonianza di un esemplare di orso bruno arriva in queste ore direttamente da Lipizza. Sulla vecchia strada sterrata che da Basovizza porta a Sesana, a poche centinaia dal suolo italiano, Edvard Morvai, presidente della zona di caccia di Sesana, grazie ad una fototrappola è riuscito nell’impresa di immortalare un enorme plantigrado, che dalle dimensioni generali e dalla gobba dovrebbe essere un maschio in età adulta. Dalle prime notizie emerse successivamente alla fotografia, l’animale è stato segnalato anche sul versante italiano.

E gli avvistamenti in queste aree oramai sono sempre più frequenti. Appena la scorsa settimana un giovane escursionista triestino aveva visto a non meno di 30 metri un orso sul monte Taiano (Slavnik), la cima più alta dell’Istria slovena. Nel maggio scorso invece Virginio Abrami, gestore assieme alla moglie Vilma dell'Azienda agricola di apicoltura a Grozzana (San Dorligo), si era ritrovato a tu per tu con un giovane esemplare di 120 kg di stazza. In quel caso tutto era filato per il verso giusto con l’animale, curioso ma mansueto, che dopo aver girovagato attorno alla casa dell’Abrami, attratto probabilmente anche dai vicini melari, aveva preferito prendere la strada del Monte Cocusso. Un esemplare adulto era stato avvistato sempre a maggio dietro a Basovizza. Numerose poi le presenze di orme ritrovate in più occasioni sia Grozzana che a Draga Sant'Elia.

Sull’accaduto è intervenuta Letizia Kozlan, naturalista e biologa triestina specializzata in grandi carnivori: «Incontrare un orso nel Carso triestino inizia ad essere un evento oramai sempre meno raro, questo è evidente, mentre fino a pochi anni questo fenomeno era molto meno frequente». La domanda, che in molti si porranno ora: se ci si dovesse imbattere in un orso, quale comportamento dovremmo assumere? «Mantenere i nervi saldi, non commettere movimenti bruschi e rimanere fermi. Secondo studi scientifici un orso, se fiuta la presenza dell’essere umano, tende a scappare. Il problema è che non tutti gli orsi sono uguali».

Cosa significa? «Significa che alcuni orsi possono essere “confidenti”, in quanto abituati all’uomo, perché stazionano vicino a melari o greggi: da qui una possibile attitudine a non scappare e magari, se impauriti, a provocare dei falsi attacchi con tanto di zampata».

Kozlan, assieme ai guardiacaccia triestini Ilario Zuppani e Maurizio Rozza, hanno già effettuato alcuni monitoraggi con fototrappole nella zona italiana del Carso. I risultati per ora sono stati negativi. «Tra qualche giorno ci recheremo nuovamente nella parte est dell’altipiano triestino, a Grozzana, Basovizza e forse in altri punti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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