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“Rinforzi” dall’estero per il fermo pesca

Sui banconi delle nostre rivendite non manca nulla, i sardoni vanno a ruba. Dalla Croazia e dalla Slovenia arriva di tutto

Chiamatelo, se volete, fermo pesca, anche se di fermo, in questa parte dell’Adriatico, sembra esserci ben poco. Di sicuro l’operazione, proposta annualmente per consentire la tranquilla riproduzione della fauna marina, non lascia effetti evidenti a livello di mercati e ristoranti, dove il pesce sembra essere sempre ottimo e abbondante. Marmore, saraghi, scorfani, ricciole, spigole, orate, pesce azzurro e, con qualche sacrificio in più per il portafogli, anche aragoste e dentici. Sono i prodotti ittici che si potranno trovare nei mercati italiani durante l’estate, non essendo pescati con i sistemi vietati dal tradizionale fermo delle attività, partito da Trieste il 16 luglio, che coinvolgerà man mano tutte le marinerie.

E in effetti, come vedremo, vuoi per un’importazione che ormai è parte integrante dell’offerta delle pescherie, vuoi per tutta una serie di differenziazioni, il pescato si trova. Le spiega Guido Doz, presidente regionale delle cooperative di pescatori, anche per sfatare da subito il mito legato alla “scomparsa” del pesce, che già ha suscitato la protesta dei pescatori di Marano lagunare.

«In realtà il fermo riguarda solo la pesca a strascico e volante, due delle tecniche più invasive, mentre ne sono esclusi sia le lampare che la cosiddetta piccola pesca, quella fatta con nasse e parangai. Il grosso del fenomeno non riguarda dunque Trieste, dove le barche che usano quei sistemi sono appena quattro, ma Grado e Marano. Noi abbiamo anzi intensificato la pesca, sperando di beccare qualche soldino in più. Già adesso si vedono qui da noi tanti commercianti dal resto d’Italia per le aste, visto che Chioggia e Venezia sono ferme».

L’Adriatico, insomma, sempre essere comunque generoso. «Di pesce azzurro - spiega Doz - non ce n’è tantissimo, ma si lavora normalmente. Arriva tanto pesce estero, pochissimo italiano, abbastanza da Croazia e Slovenia, che non fanno il fermo pesca e hanno anzi intensificato lo strascico e portano tutto qui da noi, perchè vengono pagati meglio».

L’analisi di Doz trova immediata conferma sui banchi delle pescherie. Dove non manca praticamente niente. Lo conferma Livio Amato, referente della categoria in Confcommercio: «La pesca - assicura - è più che soddisfacente. Nei giorni scorsi al mercato ho preso quello che più o meno hanno preso tutti: sardoni, sardelle, sgombri, moli, riboni, cefali otregani. Se poi parliamo di branzini e orate ricordiamoci che sono d’allevamento per quasi 12 mesi all’anno... Il branzino da amo? Venti giorni a novembre ed è finita. Qualche orata fresca arriva a ottobre dalla Croazia, ed è tutto».

Amato non ha difficoltà, pur nell’apparente abbondanza, anche ad annotare come sia il pesce più popolare, a basso prezzo, a muovere le grandi cifre in questo momento. «Ho venduto 100 chili di sardoni a 6 euro, mi sembra emblematico, anche se questa è la stagione dell’azzurro...».

Fin qui gli autoctoni. Ma ormai bisogna farsi una ragione sul fatto che le scarpene, in italiano scorfano, arrivino in massima parte dalla Sardegna e “cagnetti”, polipi e altro pesce bianco da Slovenia e Croazia. E non parliamo dei calamari, il mollusco più diffuso sulle tavole estive. «Quelli nostrani non esistono più - annota Amato - tanto che per soddisfare un cliente li ho pagati a 25 euro più Iva al chilo... Sono tutti congelati. Arrivano dalla Spagna che li prende in Patagonia, sono i più consumati e i più buoni del mondo».Il vostro fritto e la vostra grigliata sono salvi. Tanto che Emilio Cuk, copresidente della Federazione cuochi non ha difficoltà a dire che «in pescheria trovi tutto, le cose d’importazione le trovi sempre. Il pesce esiste, fresco, magari arriva da altre parti ma c’è».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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