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«Mai esistiti quegli alberelli sul canale»

Cavicchioli: era un’area di mercato. Marchigiani: oggi non ci sono più i carri, pensiamo alla gente

Un conto è una «riqualificazione», ed è «un’area degradata» che si riqualifica, e «la riqualificazione di piazza Unità ne offende l’architettura e la fa assomigliare più a Las Vegas con le luci rutilanti di cui è stata dotata». Un altro paio di maniche - sostiene Cavicchioli nella sua accorata lettera a Cosolini e Martines - è un «restauro», e «un sito si restaura riparando i danni apparenti senza snaturarne l’originalità. Per questo il Comune di Trieste dovrebbe ricorrere a ingegneri del restauro. È ovvio che attualmente non ve ne siano, né c’erano negli anni passati, ed è parimenti ovvio che un ingegnere edile pensi al nuovo e non alla conservazione dell’antico» ma «è tenuto ad applicare comunque le leggi dello Stato», in questo caso il Codice Urbani del 2004.

Il preambolo è lungo perché l’obiettivo è ambizioso: il Cosapu vuole fermare il progetto di Ponterosso concepito dal Comune, e per questo ha appena inoltrato a Martines la richiesta di «sospendere il nulla osta rilasciato dalla Soprintendenza», e di convocare un nuovo tavolo di concertazione. Già, Ponterosso. A Cavicchioli non vanno giù quei rendering del Comune pubblicati sul giornale nei quali si intuisce che, davanti al palazzo Bnl, sorgerà «un boschetto». Altro che «restauro», altro che «recupero dell’originale», insomma, sbotta lui. «Quella - spiega - era un’area di mercato, e mai ha avuto alberi. In piazza Unità, piuttosto, ci andavano, per tornare al passato».

Ma a questo punto sbotta, di rimando, anche Marchigiani. «La città - spiega a sua volta l’assessore all’urbanistica di Cosolini - non è un corpo statico. La stessa Soprintendenza, che è un ente per definizione iperconservatore, ci dice nelle sue osservazioni che ai tempi attuali non è possibile immaginare e concepire gli spazi esattamente com’erano 150 anni fa. Se lì 150 anni fa passavano i carri dei mercanti, non è che di colpo questi mercanti torneranno con i carri... Oggi lì, anzi, se viene data loro la possibilità, è probabile che convergano anziani, bambini, famiglie, turisti. Vogliamo dare loro un po’ d’ombra o no? O vogliamo che si siedano su una panchina a cucinarsi per bene, anche in piena estate?». «Per gli alberi in questione - chiude Marchigiani - è stata oltretutto studiata una disposizione che non rovini la vista verso la fontana del Giovanin, dalla parte opposta della piazza».(pi.ra.)

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