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Arriva “Kraputnik”, tormentone dell’estate

Da domani con “Il Piccolo” l’album con 10 brani inediti sulla “triestinità” del duo di cabarettisti Riky Malva-Theo Lavecia

TRIESTE. Esce domani il primo album dei cabarettisti triestini Riki Malva e Theo Lavecia. Il cd Kraputnik (Lademoto, Pan Duro Records) è destinato a diventare il tormentone estivo cittadino: perché il seguito del duo comico Riki & Theo è molto ampio e trasversale, e perché la qualità musicale di questo debutto discografico è piuttosto alta.

Kraputnik (in edicola con il “Piccolo” a 7,80 euro in più) contiene, oltre a diversi sketch parlati, dieci brani inediti cantati in triestino, che utilizzano ogni volta un genere diverso: dal country al pop, dal reggae alla dance, dal funk all’hip-hop, c’è un po’ di tutto. I testi sono divertenti e incentrati su Trieste: si raccontano luoghi, personaggi, “viz”. Le canzoni funzionano e sono ben suonate. Merito anche dei due produttori (che in questo caso si firmano con gli pseudonimi Sandrin del Vatican e Spidipizza) e di alcuni musicisti che hanno dato il loro contributo al progetto: Marco Vattovani alla batteria, Franco “Toro” Trisciuzzi alla chitarra, Alessandro “Leo” Leonzini al basso, Peter Peters ai fiati, i Majeta Brothers ai cori, con la collaborazione di Lin’da. Cameo parlato dell’ex Sottotono Tormento, rapper che dominò la scena italiana durante gli anni ’90.

Kraputnik è un “concept album”, come piace definirlo a Theo Lavecia: il tutto si svolge in un condominio di San Giacomo, dove vari personaggi disturbano la registrazione in svariati modi.

«È il nostro primo cd fatto a quattro mani dove non si trovano parodie, ma ben dieci brani tutti inediti, questa diciamo è la grande novità», spiegano Riki & Theo. Che aggiungono: «Dobbiamo ringraziare di cuore per il supporto tutti i bravissimi musicisti triestini che ci hanno aiutato nella realizzazione dell’album».

Kraputnik è un atto d’amore per Trieste. «L’idea di fare un album di inediti che esprimesse la triestinità ci girava nella testa da parecchio tempo - spiega Riki -, per concretizzarla è stato fondamentale l’incontro con la Lademoto Records. La nostra comicità è popolare, ci muoviamo negli ambiti più diversi: dalla Curva Furlan alla parrocchia, dalla sagra al club. Osserviamo la gente, lavoriamo sul “viz” quotidiano». «Non siamo assolutamente dei cantanti - precisa Theo -. Usiamo la musica per esprimerci e raccontare con ironia e leggerezza i nostri pensieri».

Ma che aspettative ha il duo? «Un tour fuori Trieste, almeno fino a Basovizza» assicura Riky. «Ci piacerebbe che il nostro pubblico imparasse tutte le canzoni a memoria - rilancia Theo -, così durante i live possono cantarle direttamente loro e noi facciamo meno fatica».

“Xè più giorni che luganighe” parla della crisi cercando di sdrammatizzare. “Gildo”, un duetto con Lin’da, racconta uno dei personaggi rappresentativi di Trieste, conosciuto per il suo “sfregarsi” le mani. “Sotuteti” è il tipico triestino che sa sempre tutto, «ma pò nol sa mai niente». “Walter Texas Rangers” narra la storia di un uomo e della sua famiglia che scambiano Basovizza per il Texas. “Sangiacomin”, il titolo parla da solo, è un inno a San Giacomo e ai sangiacomini doc. “Ci ho pupoli” mette in canzone l’italiano dei triestini. “Pedocin” è un omaggio al più particolare stabilimento balneare triestino («Abbiamo anche realizzato un video per questo brano, che potete vedere su YouTube»). “Wanda” è una ballata, cantata ancora con la brava Lin’da. “Funktasmi” un fantasma apre la radio. “Triest-in-A” nasce dopo il fallimento della gloriosa Triestina («Vuole dare forza per una veloce risalita ed è dedicata ai tifosi e alla curva Furlan, che da sempre sostengono i nostri colori»).

Riky e Theo hanno un altro lavoro, non fanno i comici a tempo pieno, ma conciliano le due attività. «Lavoro in fabbrica da 15 anni - spiega il primo -, alla Pittway di Trieste. Nelle canzoni scarico la quotidianità, le fatiche. Secondo me, una caratteristica di noi triestini è la capacità di farsi scivolare le cose addosso, la leggerezza. “Viva l’a e po’ bon”: senza dimenticarci le cose importanti, ma senza drammatizzare». «Faccio l’educatore di strada per la cooperativa sociale La Quercia, lavoro per un progetto del Ser.T - dice l’altro -. Nella musica ci divertiamo. Siamo liberi, perché non è il nostro mestiere. Osiamo, ci schieriamo. I grandi stimoli poi arrivano dalla gente che ci segue: i bambini che ci chiedono gli autografi durante i concerti, le persone che ci ringraziano per averli tirati su di morale nei momenti difficili. Quelli che cantano i nostri pezzi a memoria. Queste sono soddisfazioni vere e se domani decidessimo di concludere la nostra avventura di comici, ce le porteremo sempre nel cuore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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