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Morto il ciclista travolto in via San Michele

La vittima è Arnaldo Cumin, 80 anni a novembre. L’investitore è accusato di omicidio colposo. L’alcoltest ha dato esito negativo

Ha combattuto contro la morte per oltre 12 ore. Ma le ferite rimediate erano troppo gravi. Giovedì sera, il cuore di Arnaldo Cumin ha cessato di battere. Avrebbe compiuto 80 anni a novembre.

L’uomo, come scritto ieri, era rimasto coinvolto in un terribile incidente in via San Michele. Come tante mattine, era uscito in bicicletta per acquistare il quotidiano e fare altre piccole commissioni, quando è stato centrato da una vettura: una Toyota Yaris guidata da V.I., ventisei anni, originario delle Isole Maldive ma residente nella nostra città e sposato con una goriziana. Cumin, dopo l’urto, è stato scaraventato ad una ventina di metri. Pare non abbia perso subito conoscenza, tant’è che avrebbe risposto alle prime domande dei soccorritori, pronuciando il suo nome e cognome.

«Nell’urto aveva rimediato traumi e ferite troppo gravi. La situazione si è evidenziata in tutta la sua gravità sin dai primi minuti - sottolinea il figlio Paolo -. Lascia un vuoto terribile. Mio padre era letteramente innamorato dei suoi sei nipoti: viveva per loro, li adorava, erano la sua vita. Inoltre, era un gran lavcoratore: molto attivo e sempre con tanti interessi».

In queste ore, la dinamica è oggetto di approfondimento della polizia municipale che si è già occupata dei rilievi subito l’incidente: anche ieri mattina, sono state effettuate nuove misurazioni per ricostruire gli attimi antecedenti al violentissimo schianto. Il figlio Paolo conferma che, sul luogo dell’incidente, non ci sono i classici segni di pneumatico lasciati dopo una frenata improvvisa. «La dinamica è ancora in corso di accertamento. Non siamo ancora in grado di dire come si sono svolti i fatti in quei frangenti. L’unica cosa certa in questo momento è che la vettura procedeva verso il quartiere di Sant’Andrea. Stiamo, invece, facendo le verifiche sulla posizione della bicicletta poco prima dell’impatto», fa sapere il tenente Fabio Zotti del comando della polizia municipale di Gorizia.

Il ventiseienne V.I. è indagato per omicidio colposo. È stato sottoposto anche al test alcolemico, «ma non ha dato esiti positivi», fanno sapere i vigili urbani. Pertanto, non gli è stata nemmeno ritirata la patente mentre sia l’auto che la bicicletta sono stati posti sotto sequestro, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Resta la testimonianza (importante) del titolare del bar vicino. «Era appena uscito di qui, quando è stato investito - erano state le sue parole -. Da dietro il bancone non abbiamo potuto vedere l’impatto, ma dopo il botto ho visto l’uomo e la sua bicicletta letteralmente volare davanti alla vetrina del bar. E di una cosa sono certo: non ho sentito l’auto frenare».

Cumin aveva lavorato per molti anni all’Ansaldo a Monfalcone e risiedeva in via Pola. Lascia la signopra Carla, oltre ai figli Paolo, Stefano e Mauto che è un’operatore della Rai.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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