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Lloyd Triestino, “riemersi” 6195 pezzi della collezione

L’assessore regionale Garlatti: «La catalogazione dei beni e delle opere è ultimata, stiamo predisponendo il verbale di consegna al Comune»

TRIESTE. Il "censimento" è arrivato al capolinea: Trieste può finalmente riappropriarsi di un pezzo della sua storia, custodito in un patrimonio storico-artistico-culturale inestimabile, fatto di 6.195 pezzi da collezione tra foto, dipinti, manoscritti, arredi e modellini. Un tesoro che aiuterà a leggere meglio il passato e le vicende, di terra e di mare, della nostra città, e che potrà riempire le bacheche dei musei, regalando a triestini e turisti spaccati inediti di questo angolo di Nordest. La storia di Trieste, insomma, si potrà riscoprire attraverso la sterminata e preziosa collezione del Lloyd Triestino, gloriosa compagnia di navigazione nata nel 1836 e legata in modo indissolubile alla storia della città.

Una cassaforte di capolavori, reperti di grande interesse e svariate "chicche" che la Regione, dopo un certosino lavoro di catalogazione svolto da Regione stessa e Comune, durato mesi e terminato in questi giorni, è pronta a trasferire a titolo gratuito al Municipio. Lo ha anticipato l'assessore regionale Andrea Garlatti l'altro ieri durante la riunione di giunta e lo hanno comunicato, oltre allo stesso assessore alla Funzione pubblica, anche la responsabile del Patrimonio della Regione Sandra Savino e il presidente della commissione Cultura in Consiglio regionale Piero Camber, ieri, nel palazzo della giunta regionale di piazza Unità, storica sede del Lloyd Triestino fino al 1990, su cui campeggia ancora il nome della compagnia.

«Il lavoro di catalogazione dei beni e delle opere è stato da poco terminato - ha spiegato Andrea Garlatti -. Ora stiamo predisponendo il verbale di consegna al Comune e, ricevuta l'autorizzazione definitiva della Soprintendenza, verrà formalizzato il passaggio. Il tutto avverrà in tempi brevi». Al massimo qualche mese, secondo il consigliere Camber, «sicuramente entro l'anno». Impossibile, secondo i tre rappresentanti istituzionali, assegnare un valore monetario alla collezione, all'interno della quale compaiono pezzi unici e particolari, difficilmente stimabili in euro. Un'idea, seppure molto vaga, la può dare la cifra - 1,4 miliardi di vecchie lire - sborsati dalla Regione il 22 dicembre del 1999 per comprare dalla società Finmare una parte consistente della collezione. Solo una parte però, perché il resto venne acquisito per donazione. «Per questo è impossibile stimarne il valore economico - ha commentato Sandra Savino -.

Al di là dei numeri e delle cifre, l'importante è cogliere il valore storico, culturale e affettivo di questa preziosa eredità che ora torna alla città». Il "censimento" della collazione è frutto di un lavoro durato circa dieci mesi, portato avanti da un team di addetti del Museo del mare e della Regione. Le opere, che per lungo tempo sono rimaste in un deposito in Porto Nuovo, sono state così tolte dagli imballaggi e catalogate dettagliatamente, schedate e fotografate. Ora restano "parcheggiate" al Museo del mare in attesa di un nuovo e definitivo "domicilio". «Il punto cruciale ora è proprio questo: capire quale sarà il destino delle opere - ha sottolineato Piero Camber -. Auspico che il sindaco Cosolini prenda subito delle decisioni concrete, per evitare che un tale patrimonio passi da un deposito all'altro. Gli spazi espositivi non mancano. Penso a Palazzo Carciotti, all'area ex Bianchi, al Magazzino vini, di concerto con la Fondazione CRTrieste. Inoltre se fossi sindaco proporrei una convenzione all'Università di Trieste: questo materiale potrebbe essere materia per svariate tesi di laurea".


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