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“CittàComune” rinnova i vertici e discute di fusione

Dopo cinque anni di inattività, l’associazione CittàComune riparte dall’elezione dei suoi vertici, ma anche da un convegno sullo stato dell’arte di un progetto, quello della fusione tra Monfalcone,...

Dopo cinque anni di inattività, l’associazione CittàComune riparte dall’elezione dei suoi vertici, ma anche da un convegno sullo stato dell’arte di un progetto, quello della fusione tra Monfalcone, Ronchi e Staranzano, che ormai festeggia i 30 anni di vita. L’appuntamento è fissato per domani, alle 10, nel Palazzetto veneto di via Sant’Ambrogio. All’introduzione dell’attuale presidente, Maurizio Volpato, seguirà il saluto non solo dei sindaci della “città comune”, ma anche quello del primo cittadino del Comune di Campolongo Tapogliano, nato tre anni fa dalla fusione dei due piccoli centri della Bassa friulana. A parlare di fusione e unione dei Comuni e dei vantaggi dell’operazione calati nel locale saranno Rudi Vittori, della East Consulting, che opera nell’ambito dell’organizzazione aziendale, e Giorgio Spazzapan, autore dello studio commissionato dal Comune di Monfalcone sulle forme di collaborazione intercomunale. Interverrà anche il consigliere regionale Giorgio Brandolin.

«Abbiamo deciso di rifondare l’associazione - spiega Volpato -, perché a trent’anni di distanza il progetto “Città comune” non ha perso la sua valenza, anzi. In questo momento di crisi economica, la fusione dei Comuni può rappresentare la risposta più adeguata: una gestione finalmente unitaria consentirebbe di raggiungere una maggiore efficienza ed efficacia, recuperare insomma risorse da restituire alla comunità». Secondo i calcoli dell’associazione, la fusione dei tre Comuni porterebbe a un risparmio immediato di 3,5 milioni di euro. Nello stesso tempo, ribadisce Volpato, un Comune di quasi 50mila abitanti avrebbe maggiore peso nel governare i processi di infrastrutturazione e di sviluppo del territorio. «A differenza di un oggi in cui continuano a sfumare o a non concretizzarsi opportunità», osserva Volpato, pensando al porto, ma anche al litorale. Insomma, essere più grandi per avere maggiore capacità di contrattazione, a iniziare dalla Regione. «Da più parti ci sono spinte ad accelerare il processo di fusione - afferma Volpato -. C’è sempre da chiedersi quale sia l’idea della popolazione. La sensazione è però quella di una maggiore disponibilità rispetto a vent’anni fa. Al momento a frenare è forse più la politica».(la.bl.)

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