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Tatò, l’Archivio di Stato perde la sua guida

L’attiva direttrice va in pensione, le subentrerà la bellunese Claudia Salmini «In via Lamarmora ho trovato una miniera di documenti». Una festa l’11 luglio

Passaggio di consegne all'Archivio di Stato di Trieste: dal primo luglio Grazia Tatò, direttore dal 2003, andrà in quiescenza e le subentrerà la pari grado di Belluno Claudia Salmini. «Alla vigilia del cambio di status vorrei fare una dichiarazione d'amore verso la mia professione», esordisce Grazia Tatò con il suo contagioso entusiasmo, parte integrante della sua solidità professionale e modo di proporsi a colleghi e utenti.

«Dall' arrivo in questa splendida città da Bari, dalla sede della soprintendenza pugliese, ho amato il mio lavoro e mi sono anche molto divertita nel farlo. Dai primi mesi del 1991 ho scoperto nel patrimonio di via Lamarmora documenti unici per volgere lo sguardo in un'ottica internazionale nell'arco di oltre due secoli. Pochi infatti sono gli istituti in Italia che possono vantare tale ricchezza di terre e lingue, da Trieste all'Istria. Ottimo è stato anche il rapporto con il personale sia qui che a Gorizia dove dal 2011 ho retto la direzione. Con i colleghi si è instaurato un rapporto di appassionato lavoro di ricerca, conservazione e approfondimento in un'atmosfera che non stento a definire familiare».

Alla domanda qual è stata la scoperta che ritiene fra le più significative della sua direzione risponde senza incertezza: «Certamente il riordino e la pubblicazione del fondo della Camera di Commercio. Dai documenti è emersa la vocazione non solo portuale della città ma anche il suo ruolo culturale. Una caratteristica che la rende unica nel panorama europeo in ragione della sua multiculturalità, espressa non solo negli affari ma anche nella sua varietà di patrimonio di lingue, religioni e tradizioni».

Per quanto riguarda il futuro della città Grazia Tatò, dalla sua lettura del presente attraverso il passato della storia raccontata dalle carte, è ottimista. «Credo che la ricchezza culturale di Trieste sia quella marcia in più per affrontare con serenità le sfide future. Ai giovani attratti dal mestiere di archivista consiglio di impegnarsi con serietà e determinazione nella professione, approffittando del fatto che a Trieste vi è la possibilità, offerta da poche città, di seguire i corsi biennali e gratuiti della Scuola di Archivistica, fra le più accreditate in Italia e all'estero».

L'uscita dai ranghi del ministero della Cultura non significherà meno impegni per lei: «Fra i tanti progetti che intendo seguire ve n'è uno concordato con il direttore de Il Piccolo, Paolo Possamai, che mi sta a cuore. Si tratta di digitalizzare il giornale dalla sua prima uscita nel 1881 fino all'arrivo dell'informatica. Un dovere per salvare un patrimonio della città che rischia di perdersi, visto che l'unica copia esistente è davvero in cattive condizioni». A ottobre inoltre organizzerà a Trieste l'annuale convegno dell'Istituto internazionale di

Scienze archivistiche. Intanto però anche le istituzioni, i recercatori, gli storici e tante altre persone che la conoscono e apprezzano in città la festeggeranno l'11 luglio in un incontro promosso dal prefetto Alessandro Giachetti nel palazzo del Governo.

Margherita Reguitti

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