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Inceneritore, oblare per la diossina costerà 500mila euro

Marina Monassi, nel passato ruolo di direttrice generale dell’AcegasAps, è stata ammessa all’oblazione e dovrà versare 65mila euro alla Giustizia per veder dichiarato estinto il reato di cui era...

Marina Monassi, nel passato ruolo di direttrice generale dell’AcegasAps, è stata ammessa all’oblazione e dovrà versare 65mila euro alla Giustizia per veder dichiarato estinto il reato di cui era accusata: in sintesi ripetute uscite di diossina dal camino dell’inceneritore. Identica somma dovrà essere versata entro il 19 settembre da Paolo Dal Maso, responsabile della Divisione ambiente della ex municipalizzata. Stefano Gregorio, direttore dell’inceneritore di via Errera e Francesco Giacomin, già amministratore della stessa società, dovranno pagare ciascuno 91 mila euro. A queste somme i quattro imputati dovranno aggiungere 186 mila euro di spese per le perizie tecniche - volute dalla Procura - ed effettuate dall’Arpa sulle tre linee di smaltimento rifiuti dell’inceneritore.

In totale le fuoriuscite di diossina verificatesi tra il dicembre 2006 e il gennaio 2007 costeranno 498 mila euro, oltre alle parcelle degli avvocati che hanno difeso i dirigenti dell’AcegasAps coinvolti nell’inchiesta. Queste notevoli somme si affiancano ai danni valutati in quattro-cinque milioni di euro che il sequestro col conseguente blocco dell’impianto di smaltimento aveva provocato alla stessa multiutility partecipata dal Comune.

Il sequestro era stato deciso dal pm Federico Frezza e il blocco aveva coinvolto due delle tre linee di smaltimento di rifiuti. Il magistrato aveva agito in base alle misure effettuate dai tecnici dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale: la quantità di diossina finita nell'atmosfera aveva costantemente superato i valori di legge in tutti i giorni dei prelievi. Il 20 dicembre 2006 l'episodio più inquietante con 0,970 nanogrammi per metro cubo d'aria. Dieci volte in più del valore limite ammesso dalla legge. Anche altre successive misure effettuate il 21 dicembre, l'11 e il 12 gennaio 2007 sulle linee 2 e 3 dell’inceneritore, erano risultate ampiamente al di sopra dei valori ammessi per la diossina. In dettaglio il 21 dicembre erano stati misurati 0,189 nanogrammi, l'11 gennaio 0,300, il giorno successivo 0,200.

L'Arpa aveva informato delle ripetute “anomalie” i carabinieri del Nucleo operativo ecologico e la Procura della Repubblica. Il pm Frezza ha quindi verificato il superamento dei valori limite e chiesto il sequestro preventivo dell'impianto. Il giudice Massimo Tomassini lo ha concesso in meno di 48 ore e l’AcegasAps è stata costretta a fermare due linee di smaltimento in quanto pericolose per la salute dei cittadini.

Il blocco dell’attività dell’inceneritore aveva provocato un effetto-domino coinvolgendo nell’emergenza rifiuti oltre a Trieste anche Muggia, Duino Aurisina, Monfalcone, Gorizia e alcune aree del pordenonese. La linea 1, l'unica che aveva continuato a funzionare perché non inquinante, anche se spinta al massimo delle sue possibilità non appariva in grado di sopperire alle necessità di smaltimento del territorio che aveva affidato i propri rifiuti all'inceneritore di via Errera. Il 30-40% delle immondizie prodotte dai ”clienti” per settimane all’epoca aveva dovuto essere dirottata su alcune discariche poste tutte al di fuori della nostra Provincia. Il trasferimento aveva provocato un danno di quattro- cinque milioni di euro a cui oggi si aggiungono gli altri 500 mila euro necessari per l’oblazione. (c.e.)

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