Quotidiani locali

Lega, Fontanini molla «Non mi ricandido»

Il presidente della Provincia di Udine indica Matteo Piasente come successore alla segreteria regionale dove divampa lo scontro tra maroniani e ex bossiani

UDINE. «Sono il meno interessato alle cadreghe. Si vede che questo non funziona, purtroppo». Alle cinque della sera di una giornata quasi memorabile per la Lega Nord del Friuli Venezia Giulia Pietro Fontanini si tira indietro: a Pagnacco, al congresso di domenica, non si ripresenterà candidato alla segreteria. Decisione irrevocabile? «Penso sarà difficile che cambi idea. Per la provincia di Udine correrà Piasente». Piasente, Matteo, è il segretario provinciale.

Tocca a lui perché qualcosa è cambiato, d’improvviso. Un diktat del livello federale del partito? Una prima svolta “maroniana” verso il rinnovamento? Tutti smentiscono, Fontanini per primo: «Non ho contatti, non mi risulta». Ma Milano qualcosa ha sicuramente detto e fatto per impedire il bis di Fontanini. Sia perché convinto della necessità di rinnovare il vertice, sia perché preoccupato da un possibile congresso al massacro, sia forse per le perplessità sul segretario uscente, il triumvirato – in cui siede anche Manuela Dal Lago, ex commissario che i leghisti della regione li conosce bene – ha in qualche modo favorito la svolta. «Poco decisionista, forse ha pagato quello» dice, di Fontanini, un padano di lungo corso. Lui, nel giorno del passo indietro, pensa al movimento: «Non sono riuscito a tenere unito il mondo, è un dispiacere grande in una fase in cui sarebbe stata opportuna l’unitarietà». Di qui, spiega il segretario in carica, l’intenzione di non chiedere la riconferma: «Non è il caso di andare alla conta. Speriamo che Piasente riesca in quello che io non sono riuscito a fare».

Da Udine il primo sì di Mario Pittoni: «Sosterrò il segretario provinciale con l’obiettivo di un congresso più unitario possibile». In realtà Fontanini il suo lavoro l’aveva fatto. Pareva si fosse garantito un sostegno molto ampio, che spaziava dal gruppo regionale ad altre figure di primo piano, sia in giunta Tondo che in Parlamento. L’appoggio al segretario uscente era motivato anche dal fatto che nessuno voleva alimentare turbolenze controproducenti, in un momento in cui far volare gli stracci porterebbe a lacerazioni dolorose in una regione rimasta estranea alle vicende delle ultime settimane. Scettici circa un altro mandato di Fontanini erano invece i deputati Fulvio Follegot e Massimiliano Fedriga e l’ex sindaco sceriffo di Azzano Decimo Enzo Bortolotti. Nessuno, tuttavia, poteva contare su numeri rassicuranti. La svolta di ieri, con Piasente in campo, indebolisce ulteriormente l’ipotesi Fedriga, che avrebbe potuto giocare le sue carte proprio sul tema del rinnovamento, ma lascia aperte le altre partite personali, un mix di ipotesi e speranze, ambizioni e mosse della disperazione.

Chi si sente tagliato fuori, in primis Bortolotti, recentemente sconfitto al congresso di Pordenone, deve ancora decidere se scendere in campo. In posizione d’attesa, rimane anche Follegot. Di certo, nella Destra Tagliamento, c’è grande fibrillazione. Una corriera riempita di militanti è pronta per partire da Sacile direzione Pagnacco: l’organizzazione è dell’assessore di Sacile Vannia Gava, una delle poche maroniane Fvg della prima ora. E’ un richiamo delle truppe per un appuntamento che per molti padani è da ultima spiaggia. Non c’è solo la necessità per quasi tutti di mettersi la maschera maroniana sul dna bossiano ma un obiettivo personale: assicurarsi una poltrona. Perché le regionali sono dietro l’angolo, le politiche pure: il dirigente che dovesse risultare invisibile domenica perderebbe il treno, altro che pullman. A ieri, questione di tattica, nessuna candidatura era stata depositata.

C’è tempo fino a venerdì. Tra oggi e domani continueranno le telefonate, i contatti, le trattative. Chi è rimasto spiazzato dal passo indietro di Fontanini dovrà decidere se adeguarsi o usare l’ipotesi candidatura come strumento per portare a casa qualcosa. Perché, se il voto amministrativo ha visto il Carroccio limitare i danni, quello regionale, in era di Professori e grillini, rischia di essere un bagno di sangue. Non parliamo delle politiche. Più di un padano ha davanti una porta che si chiude e pochi giorni per cercare di tenerla aperta. A Pagnacco, che non suona come Waterloo, ma fa paura lo stesso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

Trova Cinema

Tutti i cinema »

TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

In edicola

Sfoglia Il Piccolo
e ascolta la musica con Deezer.3 Mesi a soli 19,99€

ATTIVA Prima Pagina
ilmiolibro

Scarica e leggi gli ebook gratis e crea il tuo.