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Quel paradiso fiscale progettato 21 anni fa adesso torna in auge

La proposta dell’off shore nello scalo triestino è datata 1991 Il via libera nel ’99 ma l’idea non piaceva a Monti

Dietro l’idea di un”off shore” triestino, nato da una legge sulle aree di confine del 1991, e tramontato nel 2000, si affaccia anche l’ex ministro del Tesoro Giulio Tremonti, allora “esperto fiscalista”. «Il modello di Trieste - disse nel ’91 - non sono le isole Cayman, non c’è rischio di riciclaggio o evasione fiscale». Tanti furono i padrini di questo «centro di servizi finanziari e assicurativi», dove banche, assicurazioni, finanziarie avrebbero raccolto fondi sul mercato internazionale agendo da “non residenti in Italia” ai fini valutari e bancari. I loro guadagni sarebbero stati esenti dall’imposta sul reddito delle società, assoggettati a un’imposta locale sui redditi dimezzata, e annullata se questi redditi si fossero originati nell’Est europeo.

La sede? Porto vecchio. La Ue dopo aver detto di no (mettendo molti paletti al “paradiso fiscale”), nel ’95 disse infine di sì. Ma la Corte dei conti nel gennaio 1998 bloccò la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Nel novembre nuovo verdetto Ue: «I paradisi fiscali sono dannosi per la concorrenza». Si disse che tutto era s’era incagliato su un cavillo: il sistema di tassazione era cambiato, ma il testo del decreto conteneva diciture vecchie. E che era passato troppo tempo, e i paesi dell’Est ormai erano entrati da soli sul mercato, a chi sarebbe più interessato avvantaggiarsi a Trieste per agire su quei mercati difficili e rischiosi? La Corte dei conti diede poi il via libera nel ’99, ma il progetto si arenò. Nel 2000 si seppe che aveva suscitato l’interesse anche di Licio Gelli, il capo della P2, il quale ne aveva parlato a Trieste.

Tra gli sponsor dell’”off shore” triestino ci furono Guido Carli, ex governatore della Banca d’Italia e presidente del consiglio, Alfonso Desiata (vice, e poi presidente delle Assicurazioni Generali), il dc Sergio Coloni, il Pci Piero Fassino, più tardi il senatore Pd Fulvio Camerini, l’ex sindaco di centrosinistra Illy, il presidente della Regione di centrodestra Antonione, i presidenti della Camera di commercio Giorgio Tombesi e Adalberto Donaggio. “Trieste futura” che tentava di rilanciare il morto progetto “Polis” per il riuso di Porto vecchio prevedeva sia l’off-shore e sia il World trade center. Cose che tornano in campo oggi.

A capo della società di gestione ci sarebbe stato

un gruppo di 12 esponenti dei ministeri e degli enti locali. Già allora si registrò la contrarietà dell’attuale premier Mario Monti, allora responsabile a Bruxelles per il mercato interno Ue, che nel ’97 dichiarò: «No alla concorrenza fiscale, no agli aiuti di Stato». (g. z.)

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