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Maltauro: «Porto Vecchio tornerà in vita in 10 anni»

Il presidente di Portocittà, presente al confronto tra i porti di Trieste-Amburgo, assicura che entro il 2021 sarà tutto finito. Nel 2013 i lavori per la darsena

di Riccardo Coretti

Una parte di edilizia residenziale e un investimento di fondi pensione non speculativi per rendimenti a lungo termine. Una decina d'anni di lavori in stretto contatto con le istituzioni e il Porto Vecchio tornerà a vivere una nuova vita. Pare essere questa, a detta di Enrico Maltauro presidente di Portocittà, la formula per lo sviluppo di una delle più importanti operazioni edilizie – e nel contempo finanziarie – oggi presenti sul territorio nazionale.

Le considerazioni fanno seguito alla tavola rotonda organizzata al Magazzino 26 da Italia Nostra con argomento il parallelismo tra i porti di Trieste e Amburgo.

«Durante il convegno ho sentito dichiarazioni importanti e utili – dice Maltauro - e in particolare mi riferisco a quelle sulla necessità di una parte residenziale all'interno di Porto vecchio, alla volontà di affrontare in primis il problema del Punto Franco, alla proposta di spostare nei vecchi magazzini gli uffici regionali e l'indicazione di voler trasferire attività di vario genere sempre nell'area da recuperare».

L'evento di Italia Nostra, lo ha definito più che un convegno un metodo di lavoro, quasi un accordo di programma, tanto che ne ha auspicato almeno uno all'anno di questi appuntamenti in modo da poter fare il punto della situazione. Perché é così importante?

«Lavorando assieme si possono raggiungere risultati importanti e soprattutto in piena trasparenza. Con il sindaco Cosolini, ad esempio, abbiamo già impostato un sistema di verifica periodico, in modo da non trovarci improvvisamente davanti a problemi difficili da risolvere. In questo momento c'é bisogno di grandissima coesione per raggiungere grandi obiettivi».

Il problema da risolvere, però, sembra legato alla convenienza economica del progetto nel suo complesso. E' corretto pensare che vendere una parte residenziale, come quella prevista ma non ancora autorizzata a Barcola, é relativamente facile, ma guadagnare con i vecchi magazzini é un po' più complicato?

«No, non si tratta solo di questo. Per lo sviluppo del Porto vecchio ci sono tante operazioni da fare, operazioni di contorno ma necessarie e significative. In particolare alludo alle infrastrutture e alla normativa da modificare. Bisogna rendersi conto che siamo davanti a un'operazione unica in Italia. La parte residenziale é economicamente utile, ma serve anche a vitalizzare l'area, oltre ad essere strettamente collegata con un determinato genere di attività commerciali».

Lei quindi sostiene che un business plan sta in piedi anche per quanto riguarda il ritorno economico dei vecchi magazzini?

«Sì, sta in piedi. Le ristrutturazioni possono essere fatte in modi diversi e gli edifici possono essere destinati a vari utilizzi. Sono già state fatte all'estero operazioni di questo genere, ricordo New York o Londra».

Lì, però, le attrattive sono diverse...

«Sì, é vero, le attrattive sono diverse ma si può fare anche in una città come Trieste. Mi trova totalmente concorde, ad esempio, la proposta della presidente della Provincia, Maria Teresa Bassa Poropat relativa al trasferimento in Porto vecchio di eccellenze nel settore degli studi e della ricerca. Questa una delle vie da percorrere».

Si tratta però di interventi che necessiterebbero dell'intervento pubblico, anche economico, per stare in piedi.

«Vede, in realtà il mio sogno é quello di montare delle operazioni finanziarie con tempi lunghi e investimenti sicuri. Sono operazioni che esistono, che si possono fare, al di là delle situazioni contingenti non troppo favorevoli. Penso ad esempio a fondi pensione sereni e non speculativi. Non a caso al nostro interno (in Portocittà, società concessionaria dell'area di Porto Vecchio, ndr) abbiamo Sinloc (Sistema iniziative locali ),una realtà legata al territorio che non é certo finanza speculativa».

Proviamo a fare un sunto delle tempistiche: 10 anni di lavori?

«Le tempistiche sono teoriche, l'auspicio é di completare tutto in una decina d'anni. Partire é molto importante e poi, considerando che sono interventi lottizzabili, qualche slittamento non sarebbe una tragedia». Sarà il 2013, l'anno nel quale si inizierà a mettere mano ai due magazzini antistanti il 26 e alla costruzione della prima darsena (denominata C1 nel progetto), il marina turistico che prevede 180 ormeggi chiusi dal Molo zero.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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