Quotidiani locali

«Era uno spirito libero» Il dolore degli amici

Aveva trasformato il furgone in camper e la montagna era la sua casa La sorella Erica senza parole: «Una tragedia». Quaglia (Cai): «Era un caro amico»

di Francesco Fain

La montagna era la sua vita. Non è la solita frase di prammatica che si utilizza in questi casi. Realmente, la montagna era la sua vita. Ed era diventata anche la sua professione. Carlo Gasparini aveva gestito per alcuni anni la Malga Cregnedul a Sella Nevea ed era un punto di riferimento fra le guide alpine: molto apprezzato, preparato, serio e scrupoloso.

«Carlo? Uno spirito libero. Sempre in attività. Lui e la montagna erano davvero un tutt’uno». Bastano poche parole a Barbara Pellizzoni del Cai di Gorizia per inquadrare alla perfezione chi era Carlo Gasparini. Era a conoscenza di un incidente verificatosi a Duino ma non sapeva che la vittima era il suo compagno di scuola. «Mi state dando una notizia terribile. Avevano frequentato le stesse scuole medie. Carlo - sottolinea, palesemente scossa, Barbara Pellizzoni - era continuamente in movimento. Risiedeva formalmente a Grado ma la sua vera residenza era diventata il furgone che aveva adibito a camper. Pernottava il più delle volte in montagna, nella zona di Sella Nevea che conosceva benissimo. Era un da po’ che non lo vedevo».

Gasparini ha collaborato parecchio con il Cai di Gorizia. Assieme al Club alpino italiano aveva dato vita ad interessanti corsi di introduzione allo sci-alpinismo. «Lui era la “nostra” guida alpina, un punto di riferimento per tutta la sezione - dichiara Fabio Algadeni, ex presidente del Cai di Gorizia -. Ci ha aiutato moltissimo nelle nostre attività ed è stato lui ad attrezzare la parete di Doberdò. Era una colonna». Amava arrampiccare a Duino. Quella parete era diventata un po’ casa sua: ogniqualvolta aveva un po’ di tempo libero, saliva sul suo camper e raggiungeva la località. «Diceva che quello era un luogo incantevole che gli regalava emozioni uniche e che non aveva mai provato da nessuna parte. È davvero beffardo che abbia perso la vita proprio lì», aggiunge Algadeni.

La notizia si è immediatamente sparsa a Gorizia. «L’abbiamo saputo un’ora fa. Ci hanno chiamato i carabinieri - spiega con un filo di voce la sorella Erica -. Non ne sappiamo molto sulla dinamica. Pare che l’incidente si sia verificato ieri (sabato, ndr) mentre il corpo l’hanno ritrovato stamane. È una tragedia». Carlo lascia anche la madre Nives: scossa e con un groppo in gola, non se l’è sentita di parlare. Il pensiero corre, ora, alla figlioletta di otto anni.

In molti lo conoscevano. Maurizio Quaglia, attuale presidente del Cai di Gorizia, lo definisce un «vero amico». «Ha iniziato con me. Siamo entrati assieme nel mondo della montagna. Poi, la sua carriera sci-alpinistica ha preso il largo, mentre il sottoscritto ha continuato a praticare questo sport ma in maniera dilettantistica. Ogniqualvolta avevamo un dubbio o c’era bisogno di avere un consiglio autevole ci rivolgevamo a Carlo. Era stato lui stesso a tracciare le vie che poi utilizzava per i suoi corsi».

Sì, la montagna era la sua vita, era il suo chiodo fisso. E lo conferma lo stesso Quaglia. «Avevamo promosso diversi corsi che venivano seguiti con grande interesse». Sette anni fa, ad esempio, aveva dato lezioni di meteorologia alpina, nivologia, primo soccorso, topografia e orientamento. «Un uomo di montagna a tutto tondo», lo ricordano gli amici. E la sorte, la cattiva sorte ha voluto che morisse proprio mentre arrampiccava sulla parete che lui stesso aveva preparato e che amava profondamente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Trova Cinema

Tutti i cinema »

TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

In edicola

Sfoglia Il Piccolo
e ascolta la musica con Deezer.3 Mesi a soli 19,99€

ATTIVA Prima Pagina
ilmiolibro

Scarica e leggi gli ebook gratis e crea il tuo.