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Muggia, un altro duomo sotto quello esistente

Gli scavi per trovare i motivi di un’infiltrazione d’acqua hanno portato a scoprire i resti delle fondazioni di un antico luogo di culto, destinati a essere ricoperti

di Riccardo Tosques

MUGGIA

La più grande scoperta archeologica di Muggia è nata... da un pavimento sconnesso a causa di una ficcante umidità. Proprio così, una volta rimossi i tasselli sotto l'abside centrale del Duomo duecentesco, sono spuntati i resti delle fondazioni di un precedente edificio di culto, di fatto il più antico della cittadina. Resti ben conservati di alcune absidiole, collocate sotto l'attuale presbiterio. Una scoperta che ha indotto la parrocchia muggesana ad effettuare degli scavi approfonditi per scoprire il tesoro che si cela all'interno dell'edificio di culto più conosciuto della località istroveneta. Un lavoro costato poco meno di 145 mila euro, frutto di una spesa di 130 mila euro erogati dalla parrocchia di Muggia e di un finanziamento di 13 mila euro da parte della Soprintendenza per i Beni archeologici. Attualmente il Duomo è un cantiere aperto. Le transenne circondano l'abside all'interno della quale si è scavato andando a fondo per quasi due metri, giungendo praticamente al livello del mare. «Quando sono stati sollevati i marmi l'area era tutta infestata dall'acqua», spiega il parroco di Muggia monsignor Silvano Latin. Tuttora l'acqua continua a sgorgare sia per la presenza del vicino mare che di una falda sotto l'edificio. L'erosione dell'acqua ha dunque distrutto i pavimenti, anche se tutta la struttura è in buone condizioni di conservazioni. Il progetto di recuperare l'area era stato attivato dal precedente parroco di Muggia, Don Giorgio Petrarcheni. Con l'arrivo di monsignor Latin però i lavori sono finalmente iniziati. «Siamo felici di aver effettuato questi lavori anche se i disagi sono sotto gli occhi di tutti», spiega monsignor Latin. Infatti le messe sono state spostate dal Duomo alla chiesa di San Francesco. Un trasloco temporaneo obbligato che non è certo passato inosservato. «Gli spazi sono quelli che sono ed è ovvio che i fedeli stiano risentendo di questo cambiamento», spiega il parroco di Muggia. Per ora non ci sono previsioni sull’ultimazione dei lavori, anche perché si pone la questione sul cosa fare di questo piccolo patrimonio archeologico. Le idee paiono piuttosto chiare. «Il tutto verrà ricoperto lasciando una camera d'aria per lasciar traspirare l'acqua. Inoltre verrà riproposto il disegno dei marmi dell'abside», spiega monsignor Latin. Nessuna lastra dunque sullo stile di Aquileia. Il motivo è doppio. Gli alti costi ma anche il problema legato strettamente all'umidità. Ma non solo. «Non voglio che i turisti inizino a girare attorno all'altare: il duomo non è un luogo turistico, ma un luogo di preghiera». In pratica dunque come accaduto già negli anni '30, quando emersero i primi resti della chiesa, il tutto verrà “sepolto”. Silvano Latin ha poi espresso delusione per il disinteresse dimostrato da alcuni enti ai quali è stato chiesto un finanziamento per l'opera. In particolare «gli istituti bancari che non hanno nemmeno risposto all'appello lanciato dal sottoscritto e ancora prima da Don Petrarcheni». Evidenziando gli sforzi attuati per mantenere aperto il Duomo ai turisti, il parroco muggesano ha infine espresso

preoccupazione per la tempistica di chiusura dei lavori: «Prima chiudiamo meglio è». Per ora però nessuna certezza. Se non quella che Muggia avrà un tesoro archeologico nascosto nel suo edificio di culto simbolo.

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