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L’uomo e la ragazza caccia ai due bosniaci tra l’Italia e i Balcani

Sono entrambi poco più che trentenni e incensurati Trovata la Mercedes, individuato il cellulare della vittima

Fino a giovedì sera erano sospettati di rapina. Da ieri sono ufficialmente ricercati per omicidio. E lo sono tanto dagli inquirenti triestini quanto dalle autorità slovene che, avendo ritrovato sul proprio territorio il cadavere di Roberto Menicali, sono pienamente titolate ora a portare avanti un’indagine autonoma. Nel mirino degli investigatori dei due Paesi restano sempre loro: i due cittadini bosniaci, entrambi incensurati e poco più che trentenni - un uomo, Beganovic, e una ragazza, su cui viene ancora tenuto il massimo riserbo -, incontrati dal consulente finanziario davanti alla Stazione centrale. Gli ultimi, quindi, ad averlo visto vivo.

La convinzione è che, subito dopo aver ucciso il consulente nei boschi vicino al valico di Devetachi, i due cittadini dell’Est siano scappati e tornati subito oltreconfine. In Bosnia, probabilmente, dove è stata anche ufficialmente ritrovata la Mercedes della vittima e dove, secondo indiscrezioni, sarebbe stato individuato anche il suo telefonino, forse già in funzione con una nuova scheda non riconducibile ai ricercati. Ma non è escluso nemmeno che, sentendosi “braccati”, i due possano essersi rifugiati in altre zone dell’area balcanica, per esempio nel vicino Montenegro.

Essenziale per riuscire a localizzare i presunti assassini sarà proprio la collaborazione delle autorità dei paesi dell’ex Jugoslavia ai quali, a breve, potrebbero essere inviate le richieste di arresto ai fini dell’estradizione di Beganovic e dell’accompagnatrice. Una mossa, quella del mandato per omicidio, che certamente farà il tribunale di Nova Gorica visto che, allo stato attuale, ha la regia territoriale delle attività investigative. Ma che anche la Procura di Trieste potrebbe compiere per chiudere il cerchio delle indagini avviate subito dopo la sparizione del consulente San Paolo Invest.

Proprio quelle indagini, svolte dalla Mobile e dal pm Giorgio Milillo, avevano consentito di identificare Beganovic e l’amica. Ai nomi gli investigatori erano risaliti analizzando le chiamate ricevute, nei giorni precedenti la scomparsa, dal cellulare di Menicali e visionando le immagini riprese dalle telecamere a circuito chiuso del distributore Petrol di Sesana. Nonché utilizzando le informazioni raccolte durante i controlli alla frontiera tra Croazia e Slovenia che i due attraversavano con una certa frequenza, in previsione di raggiungere l’Italia. Paese in cui, evidentemente, avevano contatti e interessi, tanto da gravitare con una certa assiduità anche attorno alla città di Trieste. E qui, secondo la tesi degli investigatori, sarebbero tornati anche domenica 19 giugno con la precisa intenzione di raggirare e rapinare

Roberto Menicali. Funzionale a questo risultato, probabilmente, la scelta di portare sul luogo dell’appuntamento anche una ragazza, la cui presenza avrebbe dovuto rassicurare la vittima, spingendola quindi ad abbassare le difese come poi effettivamente avvenuto. (m.r.)

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