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Collino perde il seggio da eurodeputato

La Cassazione lo dichiara decaduto per far posto all’ex collega del Pdl Gargani: «Una forzatura inaccettabile. Mi opporrò»

 UDINE «Non appendo le scarpe al chiodo». Il ruggito del vecchio leone nel giorno più amaro. Giovanni Collino, dopo mesi di battaglia legale, è costretto a lasciare il Parlamento europeo. Al suo posto, così sentenzia l'Ufficio elettorale nazionale presso la Cassazione in applicazione di una sentenza del Consiglio di Stato dello scorso 13 maggio, Giuseppe Gargani, classe 1935, 38 anni nella Dc, poi nei Popolari, Forza Italia, Pdl e dal 2010 nell'Udc. Ripescato, Gargani, per una reinterpretazione della norma sulla suddivisione degli eletti nelle diverse circoscrizioni italiane. Una vicenda lunga due anni, un ricorso dopo l'altro. Il politico irpino, forte di un bottino di 79.479 preferenze, non aveva digerito l'esclusione. Collino (46.983 voti), primo dei non eletti alle europee 2009, si era visto invece riconoscere un seggio a Bruxelles per la bassa affluenza in Meridione, al punto che il Viminale decise di sottrarre cinque seggi, tre al Sud e due nelle Isole, assegnandoli al Centro-Nord. Gargani non si è arreso.

E Collino si è difeso. Due volte al Tar, quindi in Corte costituzionale e in Consiglio di Stato, lì dove, ricorda l'europarlamentare decaduto, «il politico di Avellino ha lavorato e ha pure un fratello magistrato». Non un sospetto, precisa, «ma i fatti parlano di un'inaccettabile forzatura dei tempi». Collino fa sapere infatti di essersi visto notificare il provvedimento il 30 maggio, con la possibilità di presentare memorie difensive non oltre il 3 giugno, periodo di uffici chiusi. E adesso? Niente scarpe al chiodo, appunto. La richiesta alla Cassazione è di riunirsi in tempi brevi in sezioni unite per dare spazio alla difesa. Non fosse così, Collino presenterà un esposto in Procura. Nella convinzione di poter ancora ribaltare il verdetto dato che «la Corte costituzionale ci ha dato ragione, chiarendo che la norma è poco chiara ma può essere cambiata solo dal parlamento». Il domani più immediato di Collino è il ritorno al lavoro, settore finanziario, e la collaborazione nel ruolo di segretario generale con l'associazione "Fare Italia" di Adolfo Urso.

Con la precisazione di non essere «né iscritto né organico al Fli», di certo, chiarisce, «non andrò alla ricerca di alcun paracadute». Qualche sassolino, però, va tirato fuori dalla scarpa da parte di chi avrebbe potuto restarsene comodo in parlamento e invece, per «spirito di servizio», ha accettato una candidatura alle europee che nessun altro voleva, dimettendosi pure dal Senato. Su Denis Verdini, in particolare: «Chi ha vari avvisi di garanzia e buchi milionari non mi può dare lezioni di etica». A confortare, in giorni così, un messaggio di Lia Sartori e un punto di vista giuridico

da amico dell'europarlamentare del Pd Roberto Gualtieri. La speranza è di poter tornare a quella finestra europea «che è stata la più bella delle esperienze politiche». Anche se da lì «si vede molto bene, purtroppo, come il nostro Paese non funziona più».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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