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REPORTAGE DA GANSBAAI Tutti i segreti del Grande Squalo Bianco, dal Sudafrica fino al Mediterraneo

Un inviato de "Il Piccolo", Pietro Spirito, ha realizzato un eccezionale reportage sul grande squalo bianco a Gansbaai, sulla punta estrema del Sudafrica. Spirito, insieme ad un gruppo di ricercatori italiani - tra cui una biologa triestina -, si è così immerso nelle acque di Gansbaai protetto da una gabbia metallica. Ecco il racconto del suo affascinante "face to face" con il re degli oceani

CAPE TOWN. L alba dura a lungo nel cielo di Gansbaai, sulla punta estrema dell Africa, a duecento chilometri da Cape Town. Cinque miglia al largo del villaggio con i suoi 12mila abitanti e le linde casette dai tetti verdi affacciate sul mare, la motobarca Barracuda dello Shark Diving Unlimited naviga con i motori al minimo nel canale della Shark Alley, tra gli isolotti di Dyer Ilsan e Geyser Rock.

A bordo, i sedici componenti della settima spedizione scientifica italiana organizzata dall associazione Posidonia, che studia biologia ed ecologia dei grandi squali bianchi, tengono occhi e obiettivi fotografici fissi sulla superficie inquieta dell oceano dagli abbaglianti riflessi d argento. L eco delle strida dei cormorani che abitano Dyer Island da una parte, e lo strepito da stadio dei leoni marini che vivono sulla seconda isola dall altra, arrivano attutiti dal fischio di un vento freddo e costante.

Stiamo attraversando senza fiatare il corridoio naturale dove pascola il più alto numero di grandi squali bianchi del mondo, trainando a poppa una sagoma nera da richiamo che riproduce un piccolo di otaria. All improvviso, sullo sfondo arancione del sole basso all orizzonte si staglia l imponente silhouette di un enorme squalo che con un balzo esce completamente dall acqua, addenta al volo e getta in aria l otaria di polistirolo, per poi rituffarsi a testa in giù riagganciando la preda.

È un attimo, meno di un secondo, ma è uno degli spettacoli più straordinari che la natura possa regalare ed esprime tutta la potenza del più grande pesce predatore del pianeta. Gli scienziati chiamano questo comportamento breach, ed è uno dei metodi di caccia del Carcharodon carcharias tutt ora oggetto di studio e di ricerca da parte dei biologi ed etologi guidati da Primo Micarelli, a capo dell unico staff italiano, con il contributo di esperti tra cui la biologa triestina Sara Andreotti, che da anni lavora sul campo per aggiungere nuovi tasselli di conoscenza sulla vita e le abitudini di quello che rimane uno dei più misteriosi animali dell i drosfera.

Tra poco entrerò di nuovo nella gabbia d osservazione calata in mare, dove avrò un incontro ravvicinato con questo predatore cosmpolita che da secoli alimenta le paure più profonde dell uomo, e che invece non fa altro che il suo mestiere di cacciatore superspecializzato, con in più l enorme responsabilità di essere al vertice di un ecosistema che non può fare a meno di lui. Quando, dopo il successo del film Lo squalo di Spielberg, avventurieri di mezzo mondo si sentirono investiti dall umanitaria missione di sterminare gli squali bianchi, anche per gli esemplari che affollanno il tratto di oceano sulla punta estrema del continente nero le cose cominciarono a mettersi male.

In breve la popolazione di squali della Shark Alley venne decimata, con una serie di conseguenze disastrose per l ecosistema: senza squali bianchi aumentò la popolazione di otarie, che a loro volta fecero strage di pesce, a tutto vantaggio delle conchiglie abalone che invasero e distrussero le foreste di kelp (le grandi piante marine che crescono sottocosta) con conseguente erosione delle spiagge. Il danno per la pesca e il turismo fu enorme, e nel 1991 il governo sudafricano si affrettò a vietare - primo al mondo - la caccia agli squali bianchi.

«Con i risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti: riequilibrio dell habitat, crescita dell ecoturismo e aumento della pesca, tanto che in pochi anni Gansbaai ha avuto un enorme sviluppo sociale ed economico», spiega Emilio Sperone, 33 anni, docente di Zoologia ed etologia all Università della Calabria e stretto collaboratore di Micarelli. Impegnato in progetti di ricerca sulle strategie di conservazione faunistica portati avanti anche grazie ai contributi della Fondazione Bonino-Pulejo di Messina, Sperone ha le idee chiare in fatto di conservazione: «È provato: uno squalo bianco vale più da vivo che da morto».

In quanto alla pericolosità nei confronti dell uomo, anche qui basta fare due conti: fermo restanto che il grande bianco è e rimane un predatore pericoloso e imprevedibile, per colpa dei suoi morsi ogni anno muoiono in media, in tutto il mondo, da zero a cinque persone. Di contro solo in Europa perdono ogni anno la vita 25 persone a causa della puntura di una vespa, 40 nella sola Italia per la puntura di una zecca e cento negli Stati Uniti perché prendono una scossa fatale con il tostapane.

A livello statistico, dunque, non c è partita, ma la bilancia pende comunque a sfavore di tutte le mille specie di squali che vivono nei mari (e ogni anno se ne scoprono di nuove): la media annuale di esemplari pescati per le pinne (ricercate sui mercati orientali) si aggira intorno ai 100 milioni di esemplari, il che, in percentuale, significa che il 21% di tutte le specie di squali è minacciato di estizione, il 24% è vicina a essere minacciato e solo il 31% non è a rischio.

«E pensare - aggiunge Primo Micarelli - che lo squalo bianco è giunto fino a noi dalla preistoria senza subire sostanziali cambiamenti evolutivi: così era 11 milioni anni fa e così è rimasto». Un predatore nato perfetto, una specie che ha avuto successo, come dicono i biologi, al punto da cambiare il concetto stesso di evoluzione: chi non ha bisogno di evolversi è più m oderno di chi invece deve adattarsi all ambiente. Il grande squalo bianco ha ancora molti segreti da svelare: non si sa quanto a lungo possa vivere, nessuno sa come si riproduce, non si sa nemmeno dove vada a morire. Forse in qualche angolo di oceano c è un cimitero degli squali bianchi - simile a quello leggendario delle balene - ancora da scoprire.

Scendo in acqua nella gabbia agganciata al Barracuda , mentre il personale di bordo pastura con una mistura di sangue di pesce e chissà cos altro preparando anche l esca di richiamo. Pochi minuti e dalla prospettiva profonda di un mare color verde smeraldo compare sinuoso il primo grande squalo bianco della giornata. È lungo quasi cinque metri, ha la pinna dorsale mozza ed è pieno di cicatrici. Sono i segni che servono ai biologi della spedizione per catalogare i vari esemplari, e raccontano di scontri e battaglie nelle profondità degli oceani.

Un altro esemplare gli passa accanto e subito si fa da parte. Gli studiosi chiamano questo atteggiamento stand-back, uno degli 80 elementi comportamentali conosciuti che indicano nello squalo bianco un animale intelligente, che ha cognizione di sè in rapporto con l ambiente, rispetta le gerarchie per anzianità e dimensioni, raggiunge la maturità sessuale quando supera i quattro metri (per le femmine, 3,5 per i maschi), può vivere da solo ma anche in branco, viaggia per tutti i mari nuotando a yo-yo , cioè dalla superficie fino a toccare anche i 1100 metri di profondità.

Lo squalo si avvicina all esca che galleggia davanti alla gabbia, e mi rendo conto con un brivido che se davvero fosse un animale aggressivo nei confronti dell uomo nemmeno questa griglia d acciaio riuscirebbe a fermarlo. È un grande esemplare femmina, fa un pigro giro e mi passa davanti. Mi guarda - so che mi vede a colori e in ottima definizione - e muove la mandibola come in una specie di saluto. O di severo ammonimento. Poi sparisce di nuovo, portando con sè i suoi ancora tanti misteri.

(2 - Fine. La prima puntata è stata pubblicata martedì 12 maggio)

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