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Museo della Bora, dove s’imbottiglia il vento

Per ora i “reperti” si possono visitare in un magazzino adibito a mostra

Buca lo schermo. E porta alla ribalta Trieste ogni inverno, protagonista di telegiornali dove la potenza di quei refoli incontrollabili suscita timore ma anche fascino, forza invisibile e spettacolare capace di sovvertire in un soffio la normalità. Trieste è la Bora, e la Bora è Trieste. Rino Lombardi, che di nome fa anche Prospero come quello della “Tempesta” di Shakespeare, il mago che comandava spiriti e brezze, lo ha capito più degli altri. E assieme ad altri fedeli amici ha creato l’associazione Museo della Bora per fare di un vento un protagonista assoluto. Fenomeno climatico, ma anche storico, culturale e di costume, la Bora si propone sempre con immagini eclatanti e rivoluzionarie, mandando letteralmente all’aria quel che le si oppone con spirito impudente.

E’ un vento con una forte personalità e l’associazione Museo della Bora, fondata nel 1999, ha cercato di dargli un volto, di creare degli spazi dove vicende, dati e idee contribuiscano non solo a conoscerla e a studiarla, ma a garantire nuovi spunti per un città, Trieste, in cerca di riscatto. «La Bora è clima, storia, costume – spiega Lombardi - ma è pure un fattore che può aiutare a costruire, a diffondere le idee, a produrre energia creativa per avvicinare le genti e le generazioni oltre ai confini. Noi siamo convinti che l’immagine della Bora possa diventare in senso esteso e generale un volano per lo sviluppo della città». Nel giro di dieci anni l’associazione Museo della Bora ne ha fatta di strada. Dalla “Bora in scatola”, divertissement di successo che tra breve verrà riaggiornato, il gruppo si è reso protagonista di diverse iniziative.

La mostra di installazioni ventose “Centoventi” trovò nell’ex vicesindaco e assessore alla Cultura Roberto Damiani un suo convinto sostenitore. Il Comune di Trieste sostiene dal 1999 la rassegna “Girandolart”, laboratorio all’aria aperta di marchingegni e girandole animati dal vento: uno spasso per i più piccini. L’associazione ha pure creato un elegante dèpliant di itinerari ventosi triestini, e si è resa protagonista di numerosi gemellaggi con i rappresentanti di altri venti del vecchio continente e del globo. “Imprigionati” in bottiglie e altri contenitori, si trovano esposti in più di un centinaio nel “Magazzino dei Venti” di via Belpoggio 9, quartier generale del gruppo in attesa di traslocare in uno spazio museale di dimensioni più consone al rango della Bora e degli altri venti.

Nel magazzino, visitabile su appuntamento telefonando allo 040/307478 o inviando una mail a museobora@iol.it giungono soprattutto persone curiose. E vi trovano documenti e libri dedicati ai refoli, installazioni artistiche, foto storiche e immagini inventate di sana pianta e tante altre curiosità sulla Bora e i venti. Vivace e ben strutturato anche il sito www.museobora.org, zeppo di immagini, informazioni e spigolature, visitato da oltre 2.000 persone al mese. Esiste pure un fan club su Facebook dedicato all’associazione. «I riscontri positivi sul nostro lavoro ci sono – spiega Lombardi. Ora è necessario fare il grande passo: rintracciare uno spazio più grande per valorizzare le idee e un patrimonio di spunti e documentazioni completamente a disposizione della città, utili a garantirle un’immagine fresca e moderna».

Le idee per il nuovo anno non mancano. A breve partiranno una serie di laboratori dedicati alle scuole dell’obbligo e superiori triestine. C’è poi un progetto originale per ricordare l’utilizzo delle famose corde che, piazzate un tempo lungo le strade spazzate dai refoli,
hanno aiutato generazioni di triestini a reggere l’urto della Bora. Nel Magazzino dei Venti vi è pure uno strano dispositivo: un prototipo di generatore eolico capace di fornire energia ai telefonini. Un’idea ventosa ispirata da Eolo, ovviamente, che magari potrebbe avere degli importanti sviluppi.

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