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Angela Terzani: «Voglio pubblicare lettere e articoli inediti di Tiziano»

RASSEGNA Oggi a Udine si alza il sipario sulla terza edizione di Vicino/Lontano
UDINE Al via oggi a Udine la terza edizione di «Vicino/Lontano. Identità e differenze al tempo dei conflitti», rassegna culturale con oltre settanta eventi in programma fino al 13 maggio, tra incontri, mostre e spettacoli, dove linguaggi e ambiti disciplinari diversi si incroceranno sul terreno degli interrogativi posti dai processi e dai conflitti in atto su scala planetaria. Cuore della manifestazione i dodici confronti su temi d’attualità con alcuni protagonisti della cultura, della politica, dell’economia e del giornalismo, e la consegna del Premio letterario internazionale Tiziano Terzani, il grande reporter e scrittore scomparso nel 2004, nel cui segno l’iniziativa è nata tre anni fa. Tra gli ospiti più illustri, l’ex presidente iraniano Mohammed Khatami e il ministro degli Interni Giuliano Amato, che arriveranno a Udine il 12 maggio.

Organizzata dall’omonimo sodalizio per la regia di Marco Pacini, Vicino/Lontano sarà inaugurata ufficialmente oggi alle 19 davanti alla Chiesa di San Francesco, una delle sedi principali degli appuntamenti, con il Mercato del Pesce, i palazzi Caiselli e Orgnani, il Visionario, i teatri Nuovo, Palamostre e San Giorgio. Tanti altri eventi, però, in tutta la città: librerie, gallerie, caffè, negozi, sedi museali, scuole e piazze. Dopo la cerimonia inaugurale con le autorità in San Francesco, alle 20 concerto del Coro Polifonico di Ruda con Matteo Andri, diretti da Fabiana Noro, sul tema «Il sacro tra Oriente e Occidente». Alle 20.30, nella stessa sede, l’atteso confronto tra l’intellettuale islamico Tariq Ramadan e lo storico Franco Cardini.
Nel pomeriggio, appuntamenti con il fotografo Jonas Bendiksen (ore 17, Libreria Moderna), autore di «Satelliti», immagini dagli estremi dell’Urss nella Casa della contadinanza fino al 3 giugno, e con la mostra «Prima del miracolo. La Cina anni Ottanta» di Walter Menegaldo (ore 18, via Manin 16). In serata, spettacoli, suoni, immagini, sapori e arte tra il San Giorgio e il Mercato del Pesce. Tra i protagonisti di domani, il sociologo Stefano Allievi con il suo ultimo libro «Le trappole dell’immaginario: Islam e Occidente» (Palazzo Orgnani, ore 11), i filosofi Pier Aldo Rovatti e Giangiorgio Pasqualotto, l’antropologo Gian Paolo Gri, i giornalisti Toni Capuozzo e Massimo Riva, l’abate Armand Vieilleux, testimone della crisi algerina, il «futurologo» Joel Garreau (San Francesco, ore 21).

Sabato 12 maggio al Teatro Nuovo dalle ore 21, Angela Terzani, moglie del grande scrittore e reporter, consegnerà con sua figlia Saskia il Premio Terzani 2007 alla memoria della giornalista russa Anna Politkovskaja, assassinata nel 2006 a Mosca, nota per l’impegno sul fronte dei diritti umani, per i reportage dalla Cecenia e per la posizione critica nei confronti del Presidente Putin. A ritirarlo sarà il figlio di Anna, Ilja Politkovskij.

«Non è facile capire e raccontare quello che una persona ha fatto, anche nel caso di Tiziano», confessa Angela Terzani, che sempre il 12 maggio nella Chiesa di San Francesco dalle 18.30, parlerà a ruota libera con Giuliano Amato «di come vediamo Tiziano e la sua funzione». Angela spiega che «il ministro è stato un compagno di studi di Tiziano all’università, perciò sarà interessante confrontarsi con lui su quel loro periodo di progetti vissuti e condivisi». Poi, sottolineando «la capacità di Tiziano di riportare la gente a discutere di temi che prima erano tabù, come la malattia, la morte e il diritto a morire con dignità», Angela ricorda della loro visita a Trieste per presentare «Lettere contro la guerra», manifesto non-violento scritto da Terzani nel 2001, dopo l’11 settembre.

Che cosa rammenta del vostro soggiorno a Trieste?
«L’incontro con tanta gente e l’occasione per conoscere la città, con la baia, le piazze. Una certa eco austro-ungarica mi affascinò molto. Forse perché sono tedesca e di Amburgo, trovai questa città di mare molto familiare. Quando Tiziano scrisse “Un indovino mi disse”, partimmo per Singapore da La Spezia a bordo di una nave del Lloyd Triestino che si chiamava “Trieste”. Un viaggio indimenticabile. E poi nei libri che parlano di viaggi a Oriente il nome di Trieste ricorre spesso».

Ha qualche nuovo progetto editoriale per l’opera di Tiziano?
«Sì, intendo pubblicare alcuni inediti. Non posso anticipare molto, ma si tratterà di corrispondenze e articoli».
A che cosa è dovuto l’enorme successo del libro «La fine è il mio inizio», realizzato nel 2006 da suo figlio Folco?
«A quel parlare liberamente di Tiziano della vita con suo figlio. Poi c’è il racconto degli ultimi cinquant’anni del XX secolo. La grande speranza nel comunismo e nel socialismo, l’osservazione di come sono stati realizzati, e il fallimento dell’ideale in cui tanti hanno creduto. Fa capire ai giovani che non hanno vissuto quegli anni che cosa è successo. Agli anziani che c’erano chiarisce bene il dramma di queste promesse fallite. È un libro che invita i giovani a cercare di fare la vita che vogliono, non quella che viene loro imposta. A non arrendersi subito all’idea della “carriera”, a tentare di capire veramente chi si vuole diventare».

La resa è un atteggiamento diffuso tra i giovani?
«Molto diffuso. Incontro spesso giovani depressi, senza sogni. Siamo liberi, ma anche conformisti in modo pazzesco. Tanti genitori e insegnanti, la tivù, non fanno altro che produrre conformismo. Tiziano può risvegliare il gusto per l’avventura e per il rischio che dovrebbero essere naturali per una persona giovane».

Come valuta l’evoluzione della rassegna Vicino/Lontano?
«Anno dopo anno il festival sta affinando la propria personalità. Oltre ai confronti con persone note, quest’anno ci sono le storie, e poi come sempre le mostre fotografiche e gli spettacoli. Offre stimoli e risponde all’esigenza di sentire anche con il cuore: è una bella festa d’incontri umani».

Come si è decisa l’attribuzione del premio alla memoria di Anna Politkovskaja?
«In giuria abbiamo deciso all’unanimità. Ci è parso che il suo andare alla ricerca della verità a tutti i costi, intendendo il giornalismo politico come la professione di chi vigila su chi governa, rispecchi davvero l’essenza del mestiere. Il cui dovere è informare senza fare piaceri a nessuno, anche se è rischioso, specie dove vige il totalitarismo. Quando scrisse il libro “In Asia”, Tiziano lo dedicò alla memoria dei giornalisti Marc Filloux e Koki Ishihara, che persero la vita cercando di dire la verità sulla Cambogia dei Khmer Rossi, e di tutti gli altri colleghi che ne hanno condiviso la sorte. Tiziano avrebbe ammirato molto la Politkovskaja e sarebbe stato d’accordo».

Che pensa della vittoria di Sarkozy alle presidenziali in Francia?
«Non conosco a fondo la Francia, ma i miei amici francesi mi dicono che la gente è talmente preoccupata delle propria sopravvivenza, del lavoro per i figli, delle tasse da pagare, che non sembra si voglia permettere il lusso di rischiare, puntando su qualcosa di nuovo. Ségolène era il vento nuovo, ma hanno preferito il vecchio. Comunque ha avuto una percentuale alta. Come l’Italia, anche la Francia è a metà».

Trova che anche in Italia ci sia poca voglia di rischiare?
«In Italia va molto meglio. Ci sono tanti movimenti e la gente, ad esempio, gremisce i festival in ogni parte del Paese. È il segno di una vivacità e di un’umanità che è rimasta molto sveglia o che si sta risvegliando. Lo dimostrano anche l’interesse e l’affetto per Tiziano. Che non è stato un politico, né una figura religiosa, né dell’establishment. Ma parla di questioni che stanno a cuore alla gente oggi, in particolare la qualità della vita».

Giudica la globalizzazione disumanizzante?
«Così l’avvertono milioni di persone. Ed è per questo che vanno ad ascoltare in ogni occasione chi abbia qualcosa di significativo da dire su come si fa a uscire da questa specie di strettoia che ci rende infelici. Come accade anche a Vicino/Lontano. È il primo passo di un movimento in cui le persone tentano di dire: ci sono e voglio avere voce in capitolo».

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