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Esposizione d’arte contemporanea al Museo Archeologico della città lagunare Da Pistoletto a Salvetti tredici artisti interpretano cosa resta di noi nel tempo che sarà  

“Arteologia” a Venezia tra ecologia e giustizia ciò che rimarrà nel futuro

la criticaGIOVANNA PASTEGASul tempo, sul suo scorrere finito o infinito, sulla catena di eventi che compongono la storia umana, il suo racconto e la sua interpretazione si sono interrogati da sempre...

la critica

GIOVANNA PASTEGA

Sul tempo, sul suo scorrere finito o infinito, sulla catena di eventi che compongono la storia umana, il suo racconto e la sua interpretazione si sono interrogati da sempre i più grandi filosofi e pensatori di tutte le epoche. È infatti solo nella “quarta dimensione” che possiamo misurare gli eventi e dunque concepire la storia nel suo fluire, ma anche le nostra singole vite. Non a caso secondo Sant’Agostino esistevano nell’anima tre forme del tempo: il presente del passato che è la memoria, il presente del presente che è la visione e il presente del futuro che è l’attesa. A questo complesso quanto affascinante concetto di compresenza e al contempo di evoluzione temporale tra “memoria, visione ed attesa” è dedicata una singolare quanto interessante mostra che proprio per questo scopo unisce a doppio filo l’arte e l’archeologia.

A lanciare come nuova proposta di riflessione metatemporale il progetto “Arteologia”, ideato da ARTantide.com Gallery, ci ha coraggiosamente pensato il Museo Archeologico di Venezia, ospitando fino al prossimo 16 settembre tra reperti di inestimabile valore e bellezza una serie di installazioni d’arte contemporanea, appositamente pensate e realizzate per “riattivare” un filo del tempo tra passato, presente e futuro attraverso una nuova concezione etica dell’arte. Tredici artisti contemporanei ed un ospite d’onore, Michelangelo Pistoletto, hanno creato stanza dopo stanza nel Museo archeologico un percorso fatto di “visioni, memorie e attese” che porta il visitatore a compiere un viaggio verso il passato ma soprattutto verso il futuro. Attraverso istallazioni dedicate ai reperti archeologici ed ispirate a personali “manifesti etici” gli artisti coinvolti nel progetto hanno potuto compiere la propria ricognizione nel tempo, richiamando i visitatori ad una nuova consapevolezza della storia e dell’arte. L'idea del curatore, Sandro Orlandi Stagl, è infatti quella di interpretare lo spazio del Museo Archeologico nel rispetto dei reperti della collezione permanente e in dialogo con essi, promuovendo opere d’arte a forte Responsabilità Sociale.

Ecco allora, tra le varie installazioni in mostra, quella di Franco Mazzucchelli con il suo Manifesto ecologico Ridiamo Valore ai Fiumi in difesa dell’acqua, che nella sala che ospita Dionisos e Satiro propone riproduzioni di antiche colonne dentro grandi ciambelle gonfiabili o quella di Marco Bertìn che con il suo Manifesto critico verso il consumismo (Il Mercato Creativo) affronta il tema della delocalizzazione globale della produzione, inserendo tra i fregi e le sculture antiche la sua “Venere di Milo” dalla pelle mimetica-militare. Sala dopo sala incontriamo anche Julia Bornefeld con il suo Manifesto Ambivalenze, che si interroga sui ruoli spesso contrapposti ma sempre complementari della vita (uomo e donna, ricco e povero, giovane e vecchio), inserendo la sua installazione a fiore tra i busti di Marco Aurelio e di Pompeiano. L’artista Jorge Pombo affronta invece il tema della giustizia, come elemento cruciale per garantire la libertà e la dignità delle persone. Le sue opere pittoriche ovali, che riproducono busti in pietra dagli arti mozzati, si inseriscono armoniosamente in una sala del museo dove la plasticità dei corpi scolpiti nel marmo lascia senza fiato il visitatore. Il suo Manifesto, La legge è uguale per tutti, pone la sfida di cercare giustizia rifiutando ogni sopruso sempre e comunque.

In primo piano invece il tema ecologico nella installazione di Gianfranco Gentile con la delicata questione del rispetto dell'ambiente a partire dallo smaltimento corretto dei rifiuti raccontato nelle sue opere con materiali di riciclo. Accanto, Marco Gradi pone l'attenzione sul tema energetico e delle conseguenze climatiche con il Manifesto Il Ciclo del Petrolio, puntando il dito su questa grave emergenza del pianeta. Sarah Revoltella e il suo manifesto “Io Combatto” mira dritta alla “pancia” dello spettatore con un’installazione-video sul tema dell'inutilità delle guerre, dei conflitti e della produzione di armi in difesa dell'arte e della cultura, uniche vere “armi” in un mondo libero. Di grande impatto visivo le installazioni iper-realiste di Alberto Salvetti (con la sua lupa con i piccoli) e di Alessandro Zannier che con la scimmia che dorme nel letto di fronte ad un grande cellulare (intitolata Nel Multiverso) pone al centro il mondo dell'infinitamente piccolo e dell'infinitamente grande, riposizionando l'essere umano dell'era tecnologica e ridimensionandolo di fronte agli spazi e ai tempi della natura fisica dell'universo.

Nel progetto anche due Special guest: Michelangelo Pistoletto con la sua opera ispirata al dialogo fra antico e futuro (una statua che si specchia indicando la direzione) e Patrizia Della Valle in dialogo con l'archeologia attraverso l’antica tecnica del mosaico di tradizione bizantina. «Abbiamo accolto con grande interesse le opere e le riflessioni di “Arteologia” all’interno del Museo Archeologico di Venezia – spiega Daniele Ferrara, Direttore del Polo Museale del Veneto – proprio per

interrogarci sul significato metaforico dell’arte come generatrice di segni recuperabili nel futuro, quasi a superare il tempo e poterci così avvicinare in modo più “familiare” meno distante alle opere e ai reperti conservati nei musei». —

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