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Vite quotidiane che si inceppano i drammi privati diventano delitti ma si può riemergere dal buio

Vite quotidiane che s’inceppano, sarà colpa del caso o forse del destino. Drammi personali che precipitano in un delitto. Anime inquiete, nello scorrere dei giorni. Scrivere vuol dire spesso dare...

Vite quotidiane che s’inceppano, sarà colpa del caso o forse del destino. Drammi personali che precipitano in un delitto. Anime inquiete, nello scorrere dei giorni. Scrivere vuol dire spesso dare corpo alle ombre, raccontare il precipizio del cuore di tenebra. E ritornare alla vita aggrappandosi a un dettaglio che emerge dal buio. “Come una famiglia”, è il titolo dell’ultimo romanzo di Giampaolo Simi, Sellerio. Torna in scena Dario Corbo, giornalista abile e un po’ cinico, che avevamo già visto in azione in “La ragazza sbagliata” e che adesso, lasciata la frenesia della cronaca e degli scoop, conduce una vita agiata da direttore delle pubbliche relazioni d’un grande centro d’arte contemporanea. Tutto sembra andar bene. Il figlio, Luca, è un ragazzo brillante, giocatore di calcio destinato al successo. Che però, all’improvviso, si ritrova sotto inchiesta, con l’infamante accusa di violenza e stupro ai danni d’una ragazzina incontrata a una festa. Non importano né i colpi di scena né la fine. Conta semmai la capacità dell’autore nell’entrare nel profondo dei sentimenti, delle paure, delle speranze andate in frantumi. E nel saper modulare rese dei conti affettive e nuove solidarietà, oltre le apparenti amicizie. Sono finzioni, spesso, i legami familiari. Ma anche, talvolta, robuste cime per le ancore di salvezza. Tanto da meritare un esemplare racconto.

Quanti volti può avere, dunque, la verità? Dopo mezza vita passata in totale silenzio, Betty Holmes, maestra d’un paesino del Maine, alla vigilia della festa per i suoi cent’anni, manda a chiamare l’ex tenente di polizia John Markham, per rivelargli in luogo in cui sono sepolti i corpi di tre ragazzini Harrys, scomparsi mezzo secolo prima... Comincia così “Lonely Betty” di Joseph Incardona, NN Editore, racconto noir, che gioca con le carte della memoria, dell’ironia, del ritratto paranoico dell’America minore, delle incertezze dei ricordi, dell’intreccio dei sensi di colpa nelle varie sfumature. Si scava, nella neve alta della vigilia di Natale. E nei rimorsi della vecchia maestra. E si tira in ballo un vicino illustre, Stephen King, proprio lui, lo scrittore dei misteri ch’era compagno di scuola dei fratelli Harrys. Un romanzo, forse, nasconde un altro romanzo...

Ombre criminali del passato riemergono, a distanza di anni, anche per il vicequestore Giovanna Guarrasi, detta Vanina, palermitana, dirigente della Squadra Mobile di Catania, protagonista di “Sabbia nera” di Cristina Cassar Scalia, Einaudi. Dalle rovine d’una villa sull’Etna, in giorni cupi in cui il vulcano erutta lava e cenere con minacciosa potenza, viene alla luce il cadavere mummificato d’una donna, elegantemente vestita. Vecchio delitto, di mezzo secolo prima. Cold case, da provare a risolvere. Amori e tradimenti, affari disinvolti e trame di mafia, feste siciliane sacre e mondane e gallerie d’arte, un’anziana donna potente e prepotente, un innocente accusato d’un omicidio mai commesso ma finito in galera, un notaio avido, un vecchio commissario di buona memoria... La verità si nasconde e d’improvviso si svela, a patto d’avere perseveranza e pazienza.

Giochi ingannevoli di specchi anche nelle pagine di “La sera a Roma” di Enrico Vanzina, Mondadori. L’omicidio attorno a cui tutto giro è quello di un giovane attore, Domenico Greco, bello, ambizioso, poco capace, molto desiderato. Nei guai finisce Federico, sceneggiatore, gran mondano adesso un po’ stanco. E tutt’attorno, ecco gente del cinema e nobildonne salottiere, trattorie e grandi palazzi, stanze del potere politico e finanziario (ottimo il ritratto del banchiere Roberto Bassani). E ancora, ragazze intraprendenti, giornalisti abili, un ostinato commissario Margiotta,

affaristi e mezze figure, tutti ben raccontati sullo “scintillante palcoscenico dell’eternità romana”. Decadenze e tristezze. Sprechi e avarizie, di soldi e sentimenti. Senza perdersi nemmeno una folgorante battuta di Leo Longanesi: “Vissero infelici perché costava meno”. —



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