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il romanzo 

Sull’isola di Krev i morti ritornano Il mistero di Cora restituita dal mare

Nel nuovo libro di Laura Pugno “La metà di bosco” (Marsilio) la metafora della resurrezione

PIETRO SPIRITO

C’è, nella narrativa di Laura Pugno, autrice che riesce e dividersi equamente fra poesia e prosa, una cifra caratteristica che la contraddistingue in un percorso di ricerca liminare, e che la porta a indagare situazioni estreme mettendo al centro dell’indagine la corporeità, le infinite sfumature dell’essere umani in una natura dove tutto è possibile. Come in “Sirene”, dove in una futuribile città sommersa la mafia alleva in cattività donne mezze umane e mezze pesce, oppure in “La ragazza selvaggia”, dove l’autrice rivisita il mito del ritorno allo stato selvaggio dell’umano. Esplorare la frontiere dell’umano, appunto, ma senza ricorrere a forme e stilemi della narrativa di genere: anche se la scrittura non osa tastare nuovi codici o avventure strutturali, quella di Laura Pugno è e rimane narrativa di ricerca.

Come nell’ultimo romanzo, “La metà di bosco” (Marsilio, pagg. 139, Euro 16,00), dove Laura Pugno pesca nel mito della resurrezione, dell’annullamento del confine fra vita e morte, dei fantasmi e del pegno da pagare a chi non c’è più.

Salvo Cagli lavora in ospedale come medico dell’Unità del Sonno e, per brutto gioco del destino, soffre d’insonnia. A nulla vale la sua scienza, applicata su se stesso non funziona. La situazione è imbarazzante, un medico che combatte l’insonnia ma non riesce mai a dormire rischia di creare qualche impiccio all’ospedale, così il primario ordina a Cagli di prendersi una lunga vacanza. Da poco divorziato dalla moglie Adele e lontano dalla figlia Lili, Salvo Cagli sa che la sua insonnia ha un’origine esistenziale difficile da debellare ricorrendo alla scienza. Perciò accetta di buon grado l’invito dell’amico Kostas, che gli offre ospitalità della casa di famiglia sulla piccola isola greca (immaginaria)di Halki, nell’arcipelago di Rodi. È un posto che Salvo conosce bene, per averci passato vent’ann prima un’estate vagabonda insieme a Kostas. Una volta sbarcato sull’isola Salvo incontra Magdalini, ex giovanissima moglie di Elias, fratello maggiore di Kostas. Magdalini vive ad Halki dove ogni tanto la va a trovare il figlio avuto da Elias, Nikos, cresciuto in Italia. Ora Magdalini - rimasta giovane e bellissima - ha una relazione con il ricco imprenditore Hektor Neumann, proprietario sia dell’isola di Halki che della vicina isoletta di Krev, e aspetta un figlio da lui (anzi una figlia, Anghelikì). Appena arrivato ad Halki Salvo incontra anche Nikos con la sua fidanzata Cora, «una ragazza con i capelli chiarissimi, di un biondo quasi bianco, e la pelle densa e compatta che Salvo associava a Lili e all’infanzia», e che «sembrava ancora una bambina».

All’inizio sembra andare tutto bene, e anzi Salvo ritrova immediatamente il sonno perduto. Ma una brutta notte Cora muore. Lei e Nikos hanno raggiunto in barca l’isola di Krev, e lì è successo qualcosa. Nikos è sconvolto, e parla di una violenta aggressione da parte di due uomini che hanno sparato e ucciso la ragazza. Qualche giorno dopo il mare restituisce corpo di Cora, e già una prima ricognizione del cadavere conferma la morte per un colpo di pistola. Chi è stato? Chi frequenta quell’isolotto abbandonato dove cresce una misteriosa macchia di bosco alimentata da una falda d’acqua sotterranea? Nikos, disperato, torna sull’isola, seguito da Salvo. E qui, improvvisamente, ricompare Cora...

«I ritornati prima erano acqua, lenimento, e poi veleno», pensa Salvo, risucchiato in

una vicenda dove la realtà più cruda sembra sfumare i contorni in un’altra dimensione persino più reale e materica. Perché ciò che ci lega a chi non c’è più, sembra dirci Laura Pugno, ha la consistenza e allo stesso tempo la fragilità dei sentimenti più veri e profondi. —



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