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mostra 

Josef Albers e l’arte del Messico nelle sue immagini dinamismo e materia

Alla Collezione Guggenheim di Venezia un allestimento curato da Lauren Hinkson sulle influenze dell’archeologia sul lavoro dell’artista tedesco

GIOVANNA PASTEGA

«Il Messico è senz’altro la terra promessa dell’arte astratta», così scriveva Josef Albers durante uno dei suoi tanti viaggi in questo paese che considerava «fertile per l’arte come nessun altro». La Collezione Peggy Guggenheim di Venezia ospita fino al 3 settembre la mostra curata da Lauren Hinkson “Josef Albers in Messico” dedicata all’intenso rapporto tra l’arte del celebre artista, poeta, teorico tedesco e il “design” dei monumenti precolombiani da lui studiati appassionatamente.

Albers fino al 1933 insegnò arte e design al Bauhaus di Dessau e poi a Berlino. A seguito della chiusura da parte dei nazisti della celebre scuola tedesca di arte e design si trasferì nel ’33 negli Usa per insegnare insieme alla moglie Anni, anche lei artista, al Black Mountain College in North Carolina. Fu così che tra il ’35 e il ‘57 i coniugi compirono numerosi viaggi in Messico e nei più importanti siti archeologici della Mesoamerica. Durante queste visite Albers realizzò centinaia di scatti in bianco e nero raffiguranti piramidi, templi, santuari e raggruppò insieme immagini multiple stampate in diverse dimensioni su fogli di cartone. Ne uscirono fotografie e foto-collage di grande suggestione e sicuramente innovative come approccio al mezzo fotografico, che pongono al centro il tema della serialità, elemento fondamentale in tutta la produzione dell’artista tedesco. Durante la sua lunga carriera Albers lavorò con diverse tecniche: dalla pittura all’incisione, dall’arte murale all’architettura.

Nel corso dei viaggi in Messico gli Albers si spostarono da un sito archeologico all’altro, da Monte Albán a Teotihuacán, da Uxmal a Chichén Itzá, studiando con grande passione le costruzioni monumentali mesoamericane e raccogliendo un’importante collezione di sculture e ceramiche. Attraverso una complessa alchimia nel misterioso vocabolario astratto dell’arte e dell’architettura di quelle terre Albers ritrova i medesimi principi su cui lui e la moglie fondano la loro arte e il loro insegnamento. Pur con un bagaglio limitato di conoscenze storiche l’artista celebra il dinamismo delle forme geometriche e l’intensità della

materia utilizzate da quelle civiltà per i loro monumenti trasferendone i segni e i percorsi nell’arte e nel design moderni e rafforzando l’interesse per la fotografia e per la ricerca sull’arte astratta. Nascono così le celebri serie Variante/Adobe e Omaggio al quadrato. —



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