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Storia di Borsalino che conquistò il mondo con un cappello

Di umili origini il fondatore della storica azienda alla vigilia della Grande Guerra produceva 2 milioni di pezzi l’anno. Poi la City e Hollywood

Veronica MARCHI

Chi era Giuseppe Borsalino, l’uomo che «conquistò il mondo con un cappello»? Vissuto tra il 1834 e il 1900, un periodo in cui nel Piemonte, in Italia e in Europa, il progresso industriale s'intrecciava a quello economico e sociale, 'U siur Pipen', nato in una famiglia umile in provincia di Alessandria, era un tipo «ribelle, vivace e irrequieto, poco avvezzo agli studi ma straordinariamente intelligente». Apprese il mestiere di cappellaio da un artigiano locale e andò ad affinarsi in Francia, partendo con pochi spiccioli in tasca e tanta determinazione. La sua forza fu quella di non dimenticare mai le proprie origini e quando tornò in Italia fondò con la famiglia un'impresa di cappelli.

L’epopea dell’azienda Borsalino e del suo fondatore è raccontata da Rossana Balduzzi Gastini nel libro edito da Sperling & Kupfer, “L’inventore dei cappelli icona”. Il 4 aprile 1857 Giuseppe Borsalino aprì in via Schiavina, ad Alessandria, un piccolo laboratorio specializzato in cappelli in feltro. Il laboratorio crebbe rapidamente fino a diventare industria e nel 1888 l'azienda si trasferì nella nuova manifattura di corso Cento Cannoni, progettata da Arnaldo Gardella. Alla vigilia della prima guerra mondiale, produceva due milioni di pezzi l'anno, facendo da traino all'economia della città piemontese.

Ma Giuseppe aveva progetti più ambiziosi. All'estero conquistò mercati strategici, dalla City londinese a Hollywood. Perchè i Borsalino e il cinema sono sempre stati intimi. Dal Bogart di “Casablanca” all’Alain Delon di “Borsalino” e “Borsalino & co”, passando per i film di Fellini, il cappello ha caratterizzato personaggi, lasciato il segno in sequenze storiche.

Il volume di Gastini è al tempo stesso un viaggio attraverso la storia della cartellonistica pubblicitaria, che passa attraverso le invenzioni di grandi artisti come Marcello Dudovich, Gino Boccasile, Max Huber. E ripercorre anche il ruolo sociale delle 'borsaline’, le iconiche operaie dello stabilimento entrate nell'immaginario popolare come protagoniste di una dirompente fase di emancipazione femminile dalla mentalità patriarcale dell'epoca.

Oggi, dopo il fallimento, la Borsalino

spera di tornare agli antichi fasti grazie all’acquisto della società Haeres Equita di Philippe Camperio, l'imprenditore italo-svizzero che dal 2015 l’ha presa in affitto mentre era in grave crisi, per il maxi crac del suo maggior azionista, l'astigiano Mauro Marenco. —



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