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il romanzo 

Quei due “Fratelli allo specchio” divisi da rivalità di sangue e potere

Mariella Cerutti Marocco debutta nella prosa con una saga familiare dalla prima guerra mondiale all’inizio degli anni Settanta



A volte è la separazione che detta il codice dell’affetto. È nella mancanza che la memoria ci restituisci ciò che si è davvero amato e che la vita, inesorabilmente, ha rovinato. Potere, amore, separazione sono anche i temi di “Fratelli allo specchio” (Mondadori, pag. 101, euro 18,00) di Mariella Cerutti Marocco. Un vero e proprio esordio narrativo, dopo tre raccolte poetiche. Cerutti Marocco alla poesia ha dato molto, anche nella generosità filantropica di aver fondato il Cetonaverde Poesia, tra i riconoscimenti più importanti per dare ai giovani poeti spazio e notorietà, sostenuto dalla “Fondazione Antonio Maria e Mariella Marocco per la tutela del libro manoscritto e stampato”.

Ed effettivamente la matrice poetica si evidenzia anche nel passo in prosa, uno stile che ci restituisce una linearità mai banale, piuttosto la capacità di evocare uno stato d’animo grazie a una scrittura elegante, tesa, talvolta emotivamente ossimorica, così come lo è la vita.

La storia copre più di mezzo secolo, dalla prima guerra mondiale fino alla fine degli anni ’70. Ci restituisce una saga famigliare, le vicende di una dinastia che da una promettente azienda giungerà a costituire una società quotata in borsa. A gestirla i due fratelli: Marco e Davide. Sono loro i rispettivi protagonisti, attraversano un tempo indefinito come quello dell’infanzia e dell’adolescenza dove la complicità è totale, per frantumarsi poi in rivalità di potere, coniugato a rivalità di sangue: dimostrare chi è il migliore dei due, soprattutto da parte di Marco, il più giovane, psicologicamente il più fragile. Testimone silenziosa Mamma Piccola, la madre appunto, simbolo dei residui di quell’amore fraterno. Al centro un’altra grande madre, la finanza, e una corsa sfrenata alla conquista dell’imprenditoria internazionale. Una corsa che pare il centro del mondo, almeno finché la vita non dimostra che può fare quello che vuole del successo, dell’ambizione, di noi, la vita appunto, è l’unico valore del nostro esistere. Ed è qui che il romanzo si tende, riavvolge il nastro per proiettarci in ciò che era e non è più, la scomparsa di Davide, per malattia, restituirà al fratello minore la consapevolezza di un affetto perduto, di tutto il tempo perduto. Ma da certi limiti nessuno può tornare. Un romanzo d’introspezione e formazione,

misurato nello stile che dà alla scrittura un tono talvolta elegiaco, fatto anche di paesaggi psicologici. Dalla casa materna alla casa del lago, tutto pare riflettere i profili dei protagonisti, in punta di penna, tutto concorre a evocare la memoria dei sentimenti.—



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