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Otto Wagner architetto illuminato che inventò la Vienna moderna

Nel centenario della morte la capitale austriaca lo omaggia con quattro mostre: progetti, modelli, arredi, foto e dipinti

FLAVIA FORADINI

Fra gli apporti fondamentali nel riuscito processo di trasformazione di Vienna in metropoli di respiro internazionale tra ’800 e ’900, quello di Otto Wagner riveste un rilievo particolare, perché attiene alle strutture e infrastrutture di una capitale che nel primo scorcio del ventesimo secolo raggiunse e superò i due milioni di abitanti. Nella sua veste di urbanista, architetto, designer, ma anche pedagogo, Otto Wagner lasciò un’impronta nel volto di Vienna, ancor oggi tangibile e determinante per il fascino che questa città continua a emanare per milioni di turisti. Suo fu infatti il nuovo piano regolatore che nel 1893 consentì uno sviluppo ordinato del tessuto urbano. Sua fu la ferrovia leggera inaugurata nel 1898, con i suoi 78 ponti e le sue 34 stazioni decorate con le inconfondibili flessuosità Jugendstil, che nuovi studi hanno rivelato essere state originalmente di colore beige e non verde acqua, come è oggi.

Allora come ora, la ‘Stadtbahn’ era pensata per collegare agevolmente il centro alle periferie.



Come architetto Otto Wagner, viennese classe 1841, creò numerosi edifici sia pubblici che privati, fra cui quelli per la regolazione delle acque del Danubio, e i tre condomini Jugendstil ancor oggi oggetto di pellegrinaggio da parte dei turisti, affacciati sul mercato del Naschmarkt. Dentro al complesso dell’ospedale psichiatrico, sua è pure la grande chiesa di Steinhof, una costruzione che si avvalse dell’apporto fra l’altro anche di Koloman Moser, ideatore dei mosaici delle grandi vetrate. Otto Wagner fu del resto molto vicino agli artisti della Secessione raccolti attorno a Gustav Klimt, e fu un sostenitore anche del raffinato laboratorio di mobili, accessori e ceramiche, argenti e stoffe della Wiener Werkstätte. La sua opera più importante dal punto di vista architettonico è certamente la Cassa di Risparmio Postale, per la quale all’inizio del ventesimo secolo creò anche gli arredi, costruiti poi concretamente dalle premiate ditte Thonet e Kohn.



Nel primo centenario della morte di Otto Wagner e dato il suo spessore storico, culturale, e artistico, Vienna gli dedica ben quattro mostre, che fino all’autunno affrontano un po’ tutti gli aspetti della sua lunga e prolifica attività: il Museo di Arti Applicate e il Museo della Tecnica si concentrano, fino a settembre, rispettivamente sul Gesamtkunstwerk della Cassa di Risparmio postale e sul progetto della ferrovia cittadina leggera.

Il Museo del Mobile punta invece i riflettori fino al 7 ottobre sull’attività di Otto Wagner come designer, proponendo arredi e progetti. La mostra principale si svolge ancora fino al 7 ottobre, al Wien Museum, depositario del lascito del grande viennese, e offre un ampio viaggio cronologico attraverso tutta la sua produzione, con una mostra che, grazie a progetti e modelli, oggetti e documenti, dipinti e fotografie riesce efficacemente a mettere in risalto la versatilità di Otto Wagner e l’enorme influsso che ebbe sul periodo storico in cui visse e operò.



Curata da Andreas Nierhaus e Eva Maria Orosz, l’iniziativa si basa su un articolato lavoro di ricerca, che ha permesso una mostra forte di 500 oggetti e che è sfociato anche in un corposo catalogo commentato di oltre 500 pagine, destinato a diventare la nuova opera di riferimento.

Eva Maria Orosz sottolinea non solo il rilievo dell’attività di Wagner come urbanista e architetto, ma anche il sostegno che seppe dare ai nuovi sviluppi nel campo dell'arte e dell'edilizia: «Cercò fra l’altro di porre artisti moderni in posizioni chiave, per esempio alla Scuola di arti applicate, dove appena prima dell’inizio del 900, si adoperò per far sì che degli artisti della Secessione ottenessero delle cattedre, cosicché fu indirettamente

influente anche per le arti decorative del periodo. Pure la grande stagione edilizia della Vienna Rossa, negli anni Venti e Trenta, è costellata dei suoi allievi, mentre altri portarono le sue idee in numerose città degli ex territori della monarchia austro-ungarica». —



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