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«La mia Traviata volerà in Giappone»

Il regista Giulio Ciabatti racconta la produzione del Verdi che debutta domani, diretta da Halffter Caro

Conto alla rovescia per il gran finale di stagione nel segno de “La traviata”, che debutta domani – ore 20.30 - al Teatro Verdi di Trieste nella produzione firmata da Giulio Ciabatti (scene Italo Grassi, coreografie Guillermo Alan Berzins) per il nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi con l’Orchestra e il Coro della Fondazione diretti dal maestro Pedro Halffter Caro, maestro del coro Francesca Tosi. In palcoscenico, da domani al 30 giugno, ci saranno Gilda Fiume nel ruolo del titolo (Claudia Pavone e Hye myung Kang nelle repliche), Luciano Ganci (Motoharu Takei) quale Alfredo Germont e Filippo Polinelli (Leon Kim) Giorgio Germont.

Se nel 1853, alla Fenice, la prima rappresentazione dell’opera che traeva ispirazione dal romanzo “La Dame aux camelias” di Alexandre Dumas figlio, fu marchiata da un fiasco clamoroso, la ripresa veneziana dell’anno successivo riscosse invece un grandissimo successo.

«Ti prego dunque di adoperarti affinchè questo soggetto sia il più possibile originale e accattivante nei confronti di un pubblico sempre teso a cercare in argomenti inusuali un confine alla propria moralità» scriveva Verdi a Piave, suggerimento che il fidato collaboratore non mancò di realizzare al meglio, condensando la vicenda di Violetta, Alfredo e Germont padre in tre atti pregni di emozioni e sentimenti.

Nell’impostazione registica di un’opera popolare come questa, la prima attenzione del regista Ciabatti è stata quella di «cercare di sottrarre qualcosa alla presunzione di conoscenza con la quale spesso ci si avvicina a un’opera, e prendere le distanze da quella sorta di vanità culturale che ci porta a dire ‘io la conoscevo bene’… che, tra l’altro, è il titolo di un bellissimo film degli Anni Sessanta sulla vacuità del mondo dello spettacolo».

Quali sono le linee guida della sua regia?

«Premesso che non siamo in presenza di una storia d’amore in senso romantico perché qui domina la malattia, cioè a Violetta rimane poco tempo da vivere e forse Alfredo rappresenta una sorta di droga con la quale provare ad allontanare un destino già scritto, la mia lettura di Traviata è molto legata a quello che è il romanzo di Dumas, perché il libretto di Piave, per motivi legati alla narrazione musicale, non permette di approfondire certi rapporti e certe figure come Annina, il Dottore e soprattutto il barone, di cui Violetta è proprietà. È un personaggio centrale non solo nella scena della sfida del terzo atto, ma anche nel primo atto, dove appare come un amante ricco vecchio e noioso, contrapposto all’idea illusoria di evasione salvifica incarnata da Alfredo. Inoltre, per me il vero profondo conflitto è quello tra Alfredo e il padre, ovvero tra Alfredo e la società. Lo stesso barone rappresenta una proiezione del padre, tant’è che Alfredo prima lo sfida a carte e poi a duello».

Quale tipo di allestimento ritiene più funzionale alla sua idea registica?

«L’attualizzazione in generale non mi interessa perché penso sia abbastanza triste, scontata e appartiene a un certo clichè culturale pubblicitario che non è mio. Al tempo stesso credo di poter sottrarre col tipo di allestimento, con la cifra visiva, quelle che sono le certezze di una scenografia scontata, eccessivamente realistica o eccessivamente astratta. È importante non cedere ai facili sentimentalismi, all’enfasi melodrammatica. Inoltre, tengo a sottolineare che io cerco un rapporto di complicità con lo spettatore, che dovrebbe essere non semplice fruitore passivo di un’idea registica ma attivamente partecipe col suo pensiero e col suo sguardo di quella che è la vicenda narrata».

Questa Traviata è destinata ad avere grande visibilità, considerata la tournée in Giappone dell’anno prossimo…

«Sicuramente è un’occasione molto importante per il Teatro Verdi e io sono davvero orgoglioso di essere della partita, dato che ho accompagnato un po’ tutte le produzioni del Verdi all’estero, per cui sono stato molto felice di accogliere anche questa proposta che mi onora ed è mio compito offrire una lettura d’impianto classico ma senza

rinunciare a porre l’attenzione su elementi e dettagli preziosi per la messinscena».

Prossimi impegni?

«A ottobre sarò proprio in Giappone, per l’inaugurazione del teatro di Sapporo con una nuova messinscena di Aida».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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