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Trieste Joyce School al via nel segno dell’esilio

Dal 24 al 30 giugno conferenze, musica, passeggiate dedicate allo scrittore

Esilio, tradimenti, folk-songs irlandesi, veri e falsi amici, danza e follia, la magia dell’opera lirica, i misteri della traduzione, le voci vaticinanti di una coppia di poeti, il fascino di un poemetto in prosa, l’omaggio di un grande compositore a un grande scrittore: una festa di epifanie. Questo e molto altro promette la 22ma edizione della Trieste Joyce School che s’inaugura domenica 24 giugno alle ore 18 all’Auditorium del Museo Revoltella alla presenza di Colm O Floinn, Ambasciatore d’Irlanda in Italia. Per una intera settimana, fino a sabato 30 giugno, Trieste ospiterà, provenienti da ogni angolo del mondo, i numerosissimi partecipanti alla Scuola, diretta da Laura Pelaschiar (Università di Trieste) e da John McCourt (Università di Macerata).

Peculiarità di questo mega-evento è il suo carattere “ecumenico”, perché non pensato solo per il mondo accademico, ma per avvicinare a James Joyce e alla sua opera un gran numero di appassionati, semplici lettori, studiosi indipendenti, studenti e intellettuali che desiderano scoprire qualcosa di più sullo scrittore irlandese, nella città che un così grande influsso ebbe nello sviluppo della sua scrittura.

La formula vincente è sempre la stessa, conferenze di altissimo livello al mattino seguite da animate discussioni, stimolanti seminari nel pomeriggio, eventi speciali, culinari, musical/letterari o poetici alla sera... e poi le lunghe, calde notti triestine per socializzare, approfondire amicizie, parlare di Joyce e bere alla sua memoria. Una formula così amata che ogni anno si allunga e rinnova la lista degli aficionados che hanno messo la Trieste Joyce School nella loro personale lista degli eventi annuali da non mancare. I lavori della Scuola saranno aperti lunedì 25 alle 9. 30 (sempre al Revoltella) dal decano degli studi joyciani nel mondo: Fritz Senn, direttore della Fondazione Joyce di Zurigo, che non solo terrà una conferenza su come l’esperienza dell’esilio può influenzare la scrittura, ma condurrà anche i seminari pomeridiani dedicati all’”Ulisse”. Sempre lunedì un altro atteso ritorno, quello del brillante giornalista dell’Irish Times, Terence Killeen, che alle 11. 30 analizzerà la genesi linguistica dell’”Ulisse” e che a sua volta nel corso della settimana condurrà i seminari dedicati a “Finnegans Wake”. Altri seminari saranno dedicati a “Un ritratto dell’artista da giovane” (Paul Devine), “Gente di Dublino” (Caroline Elbay) e all’influsso di Joyce sulla poesia irlandese contemporanea (Ron Ewart).

Saranno diverse le voci poetiche a risuonare durante la Scuola Joyce, a partire da J. T. Welsch che interverrà all’Osteria da Marino martedì sera e che il 27 (ore 11. 30) parlerà di “Giacomo Joyce”. Ospiti d’onore della 22° Trieste Joyce School saranno Paula Meehan e Theo Dorgan, due dei maggiori poeti irlandesi viventi, che si racconteranno attraverso i loro versi venerdì 29 alle 20. 30 all’Auditorium del Revoltella.

Tanti i relatori che nel corso della settimana approfondiranno diversi aspetti della vita e dell’opera di Joyce. John McCourt parlerà del rapporto d’amicizia che legò lo scrittore irlandese alla coppia di connazionali Padraic e Mary Colum, che hanno lasciato interessanti testimonianze di un legame durato una vita (martedì ore 9. 30), a seguire Patrick Callan (Trinity College) parlerà di una figura minore che appare nell’”Ulisse”, Reuben J Dodd, che fu in realtà un amico/nemico del padre di Joyce e che contribuì in qualche modo alla catastrofe finanziaria della famiglia. Ancora martedì alle 17, 00 Laura Pelaschiar guiderà il walking tour nella Trieste joyceana. Mercoledì si prosegue con Sara Sullam che parlerà di Joyce saggista, la giornata si chiuderà alle 20 con la conferenza/concerto all’auditorium del Revoltella del maestro spagnolo Pedro Halffter Caro, il compositore e direttore d’orchestra impegnato in questi giorni nella conduzione della Traviata al Teatro Verdi, che parlerà della sua nuova composizione sinfonica: “Thank you, Mr. Joyce – Anamorphosis of June 16, 1904” nata lo scorso anno proprio a Trieste e che è stata recentemente eseguita con grande successo alla Konzerthaus di Dortmund.

Giovedì 28 alle ore 9. 30 Deidre Mulrooney parlerà della tragica figura della figlia di Joyce, Lucia, nata a Trieste nel 1907, morta in manicomio in Inghilterra nel 1982 e della sua passione per la danza che la vide, per un breve periodo della sua vita, esibirsi in spettacoli modernisti in Francia e in Germania. Venerdì alle 9. 30 Katherine Ebury (University of Sheffield) esplorerà l’affascinante territorio dalle Epifanie, concetto che Joyce aveva ripreso da “Il Fuoco” di d’Annunzio, e che diverrà una delle cifre distintive della sua poetica. A seguire Margaret Kellcher (Ucd) analizzerà il ciclo delle conferenze sull’Irlanda che Joyce tenne a Trieste.

Sabato 30 giugno, ore 9. 30, gran finale con James Fraser (University of Exeter),

autore di un saggio sull’ossessione del tradimento nella vita e nell’opera di Joyce. Fraser parlerà del delicato momento di transizione, personale e stilistico, di James Joyce da autore in artista, metamorfosi che Trieste favorì e rese possibile.

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