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Slataper e Il Piccolo “pensatoio” dei triestini

«Una cosmopolita furba, Trieste. Che ha avuto la virtù di assimilare economicamente molte decine di immigrati stranieri e commercianti, i quali non erano certo elemento di cultura per la città....

«Una cosmopolita furba, Trieste. Che ha avuto la virtù di assimilare economicamente molte decine di immigrati stranieri e commercianti, i quali non erano certo elemento di cultura per la città. Purtroppo non vuole trasformare in vantaggio il danno di questo contatto diretto con altre civiltà». Come? Affermando e accrescendo la propria cultura italiana. In sintesi è quanto scriveva nel 1909 Scipio Slataper, a soli 21 anni, sulla rivista La Voce, fondata da Giuseppe Prezzolini, a Firenze, con l’intento di un rinnovamento etico degli intellettuali. Cinque articoli raccolti in Lettere Triestine, appena ripubblicate da Historica (pagg. 81, 12 euro), attualissimi come spunto per salvaguardare i valori della nostra civiltà europea.

Irredentista culturale, Slataper accusava Trieste di non aver difeso il suo bel dialetto ladino, di non saper guardare lontano con fantasia e ardimento, di trascurare biblioteca e musei, di non sapere nemmeno estrarre dal commercio cultura commerciale, tantomeno di avere formazione industriale. E, quel che è peggio, di avere dei «partiti che si aggrappano anche a chi li sballotterà poi a casaccio senza visione sicura. La cultura politica nostra è bambinesca». Lo scrittore è mosso da un amore rancoroso per i triestini, che definisce «noi scansafatiche», perché non si tira fuori: anche lui preferisce passare il tempo nei «nostri caffè» che, come nelle grandi capitali, offrono centinaia di giornali e riviste. E l’ultimo articolo è proprio sui giornali pubblicati in città. «Giornali, non sorbetti», ma il cameriere glieli elenca come delle golosità: Piccolo, Piccolo della Sera, Indipendente, Lavoratore, Emancipazione, Adriatico, Osservatore Triestino, Coda del Diavolo, Edinost, Triester Zeitung, Triester Tagblatt, Amico. L’imbarazzo della scelta, non c’è che dire. Tuttavia sono solo «quattro le gambe su cui si regge la comoda tavola dell’opinione triestina»: Piccolo, Indipendente, Lavoratore, Emancipazione. Al Piccolo, Slataper dedica le ultime 10 pagine. Gli riconosce di mantenere sveglio il senso dell’italianità

ed essere un giornale innegabilmente autorevole con una ricchezza non comune di informazioni. Ma critica il fatto che abbia saputo sfruttare le curiosità dei triestini per i processi e per il «babezo», tanto da esser diventato il loro «pensatoio».

Elisabetta de Dominis

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