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Genitori e scuola anatomia di un patto da rifondare insieme

Aggressioni ai docenti, denunce: Maria Teresa Serafini analizza in un saggio le criticità di entrambe le parti

Le cronache di queste ultime settimane, con le notizie di ripetute aggressioni a docenti da parte di studenti arrabbiati e di genitori inferociti, riportano all’attenzione generale il problema del rapporto tra scuola e famiglie. Si sa che giornali, tv e media tutti tendono spesso a enfatizzare notizie e che sono portati a cavalcare gli argomenti del momento. Ma 35 casi di aggressioni, dall’inizio del 2018, a docenti (17 da parte di genitori) parlano di un fenomeno effettivamente preoccupante, tanto da non poter più sostenere che si tratti di fatti isolati. Certo, sarebbe un errore giudicare la situazione generale della scuola italiana sulla base di episodi estremi come quelli segnalati. Eppure il loro frequente ripetersi deve far suonare, forte e chiaro, un campanello di allarme.

In questa vera e propria emergenza sociale, sembra scritto apposta il libro di Maria Teresa Serafini, “Perché devo dare ragione agli insegnanti di mio figlio” (La nave di Teseo, pp. 260, euro 18, 00). L’autrice, già docente nelle scuole e all’università, oggi lavora nel campo dell’editoria scolastica, ma, anche per il fatto di essere madre di due figli, conosce bene tutti i ruoli della partita genitori-insegnanti-figli di cui si occupa il suo libro.

«Ho scelto il titolo “Perché devo dare ragione agli insegnanti di mio figlio” con davanti il “perché” – spiega – per sottineare che propongo una serie di ragionamenti, non delle verità e dei principi difficili da seguire. In fondo al titolo non c’è un punto interrogativo perché il libro riporta tante ricerche che sostengono la tesi in esso contenute. Nella scuola tante cose non funzionano, ma le famiglie, destinarie del volume, possono contribuire al suo buon funzionamento con la loro partecipazione costruttiva».

Il saggio propone, anche attraverso quiz e l’analisi di casi tipici, un percorso per aiutare i genitori ad assumere un ruolo positivo nei confronti della scuola. Si inizia incoraggiandoli ad analizzare il proprio stile educativo: autoritario, permissivo o autorevole? Ognuno ha pregi e difetti a seconda dei figli. Poi si passano in rassegna gli aspetti del carattere dei ragazzi che determinano il successo a scuola e poi nella vita, come la coscienziosità, la grinta, il desiderio di sperimentare e la capacità di collaborare con gli altri e di mettersi nei loro panni. Si descrivono stili di insegnamento dei docenti: è importante conoscerli per imparare a rispettarli. Inoltre si passano in rassegna alcune strategie con cui i genitori possono aiutare i figli a lavorare meglio a casa: come organizzarsi e usare la tecnologia in modo saggio, mirando all’autonomia, meta principale della famiglia e della scuola. Vengono descritte infine alcune semplici strategie comunicative proposte dalla psicologia interpersonale: se i genitori sono in disaccordo con la scuola, non devono mostrarlo al figlio, ma possono e devono dialogare con i docenti.

Professoressa Serafini, destano molta preoccupazione le notizie di aggressioni a docenti, da parte di studenti ma anche di genitori. Quali sono le radici del malessere?

«Le aggressioni nei confronti dei docenti sono una triste manifestazione del degrado nei rapporti tra le persone, così come avviene tra gli automobilisti in strada e negli interventi nei social. Non ci sono molti ragionamenti negli atti di bullismo di genitori e di studenti nei confronti dei docenti. E, dato che i figli imparano soprattutto tramite l’esempio, un genitore bullo dà un pessimo insegnamento. Gli episodi raccontati dalla cronaca mostrano la difficoltà di capire ciò che è utile per crescere e imparare, e la difficoltà di vedere nei docenti e nella scuola una seria professionalità».

Si parla spesso del decadimento del prestigio della figura e del lavoro dell’insegnante a livello di percezione sociale. È così? Perché ciò è avvenuto?

«Il prestigio dei docenti è scaduto per molte ragioni. Da una parte i loro modesti salari e il loro conseguente basso status sociale creano uno sguardo sprezzante e di superiorità da parte delle famiglie. Dall’altra, la mancanza di una selezione del corpo docente, di una seria preparazione di base e di un continuo aggiornamento ha indubbiamente creato un corpo docente variegato. Così accanto a docenti adorabili per preparazione e motivazione, si trovano insegnanti stremati da una strada piena di ostacoli: una carriera con tanti spostamenti e senza riconoscimenti anche a fronte di un grande impegno. Purtroppo, poi, nella scuola trionfa un forte individualismo e c’è scarsa condivisione: la qualità generale della didattica potrebbe sicuramente aumentare attraverso la creazione, nelle singole scuole, di percorsi di apprendimento comuni che sfruttano le esperienze e le conoscenze di tutti i docenti».

In base alla sua esperienza di docente, di madre e di studiosa, quali sono i principali motivi di insoddisfazione dei docenti nella scuola di oggi?

«Senza l’appoggio delle famiglie che facciano da specchio, i docenti hanno difficoltà a lavorare: spesso si trovano davanti studenti viziati e ostili che non hanno l’umiltà e la serietà di capire la necessità dell’impegno. In sala professori si percepisce un forte disagio nei rapporti con le famiglie, che non mostrano più la fiducia del passato e sono spesso critiche. I docenti sono poi oberati dell’aumento della burocrazia dovuta anche all’approccio difensivo della scuola di oggi, che cerca di evitare critiche e denunce delle famiglie con atti rituali e tanta carta scritta. Infine soffrono, come è ovvio, del calo di prestigio sociale del loro lavoro».

Quali invece le ragioni di insoddisfazione delle famiglie rispetto alla scuola?

«Le famiglie si accorgono subito che nella scuola di oggi c’è molta recita e finzione: a cominciare dagli Open Day che presentano un progetto di scuola che è spesso un’ipotesi cartacea a cui segue magari una situazione completamente diversa. La scelta italiana di dare forte autonomia alle scuole rende difficile diffondere dall’alto il meglio della ricerca sull’apprendimento e sulle buone prassi didattiche. La mancanza di condivisione tra i docenti della progettazione e della preparazione di materiali di lavoro e di prove di valutazione rende difficile il miglioramento della didattica da parte dei colleghi con minori abilità ed esperienza: nell’ambito della stessa scuola si trovano meravigliose eccellenze e pratiche didattiche inaccettabili».

In che modo è possibile recuperare un’efficace alleanza educativa scuola-famiglia?

«La politica deve ripensare al mestiere di insegnante: è indispensabile che gli stipendi siano alzati per richiamare le persone più brave, ma anche che sia svolta una selezione sulle attitudini individuali. La preparazione di base, l’aggiornamento, la carriera dei professori debbono essere poi riprogettati. Per parte loro, i genitori devono imparare a educare i loro figli nel carattere e nel rispetto, superando la dominante mentalità permissiva di oggi che vede come fondamentale il piacere immediato e nega l’importanza dell’impegno e della fatica. Un nuovo patto tra scuola e famiglia può avvenire se le famiglie appoggiano i docenti nelle loro scelte e accettano che l’errore e il cattivo voto sono fasi ineliminabili dell’apprendere e se i docenti possono lavorare meglio, con un maggiore prestigio sociale

e una tranquillità di vita legata a stipendi e carriere adeguati. Il mio è un libro costruttivo: la scuola può funzionare meglio se le famiglie svolgono seriamente il loro ruolo educativo appoggiando la scuola. Certo, la scuola può essere molto migliorata». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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