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C’è un lato B dei capolavori

Al Museo di Bassano il retro delle opere di Canova, Sironi, Hayez, tra arte e curiosità 

Al primo sguardo potrebbe sembrare un’esposizione d’arte contemporanea: casse da imballaggio poste una sopra l’altra sul pavimento, dipinti appesi alla pareti alla rovescia. Una provocazione? Nulla di tutto questo: si tratta della nuova mostra allestita nella Galleria del Museo Civico di Bassano del Grappa che intende svelare esattamente cosa sta dietro le opere della propria collezione: “Abscondita. Segreti svelati delle opere d’arte” è infatti il titolo.

Dopo un anno di studio e di ricerca, la direttrice del museo Chiara Casarin, curatrice della mostra, ha selezionato 77 opere giudicandole tra le più interessanti proprio per quanto riguarda il loro “lato b”. Talvolta compare un altro dipinto, in altri casi soltanto uno studio o un disegno, altrove alberi genealogici, articoli di giornale, poesie o semplici cartellini di inventario; un mondo sconosciuto si manifesta in maniera assolutamente inedita agli occhi dello spettatore.

L’idea è nata da un’opera di Antonio Canova del quale il Museo di Bassano custodisce una significativa raccolta di sculture in gesso e dipinti, donati dal fratellastro monsignor Giambattista Sartori Canova e da Pietro Stecchini. Tra alcune composizioni pittoriche a monocromo su tela grezza c’è quella con il “Mercato degli amorini” che reca sul retro un gruppo di fanciulle danzanti di pari raffinatezza ed eleganza, tipicamente neoclassiche.

Ora, per la prima volta, le danzatrici vengono mostrate al pubblico accanto al retro di un’altra opera canoviana, dove compare una figura maschile con spada e armatura che sta per essere incoronata da una Nike in volo.

Anche alcuni disegni di Mario Sironi, protagonista del movimento Novecento, appaiono dipinti o appuntati da entrambi i lati. Fanno parte di un corpus di 90 fogli donati nel 2011 al museo di Bassano da un’amica del pittore, Maria Teresa Dalla Valle, che a sua volta li aveva ricevuti in dono dallo stesso artista; realizzati su taccuini, block notes, carta da pacchi talvolta strappata neppure con troppa cura, rispecchiano i principali temi degli ultimi vent’anni della produzione sironiana.

Tra le due opere canoviane e i disegni di Sironi esposti in una bacheca, viene quindi presentata una serie di tele e tavole capovolte che mostrano diversi tipi di scritte: può trattarsi della firma dell’artista accompagnata dalla data come nel caso del “Ritratto del conte Francesco Roberti” di Francesco Hayez o di una dettagliata didascalia come nel caso di un altro ritratto realizzato da Sebastiano Chemin. Dietro “La beata Giovanna Maria Bonomo” di Francesco Trivellini c’è un sonetto che ne canta la “sua virtù”, mentre un ritaglio de “La provincia di Vicenza” è incollato sul retro del “Ritratto del segretario Girolamo Fabris”: si tratta di una lettera al direttore redatta da un lettore per ricordare l’integrità, l’intelligenza, la solerzia, le benemerenze del segretario comunale al momento del suo pensionamento, dopo 46 anni di “lodevolissimo servizio”. La lettera è del settembre 1895; il ritratto, realizzato da Giuseppe Lorenzoni, di nove anni prima.

Al periodo della grande guerra rimandano poi altre scritte che compaiono su alcuni retro: sono in pastello a cera di colore azzurro e riportano i numeri dei dipinti inviati in colli diversi a Firenze. A partire per primi furono i dipinti più importanti; in un secondo tempo, le opere per le quali c’era ancora posto.

Una crocefissione appare capovolta dietro il “Ritratto di un vecchio” di Pietro Roversi: la pennellata e i colori sono più drammatici, quasi espressionistici, rispetto alla scena sul fronte; del tutto simile invece l’idea della sofferenza e della solitudine. Un’inattesa e vivacissima scena di battaglia compare quindi dietro una “Madonna col Bambino e San Giovanni” di autore sconosciuto.

Proprio la questione delle attribuzioni costituisce un ulteriore argomento svelato dalle diverse etichette di inventari. Può capitare infatti di notare sullo stesso retro un’etichettatura con autore dapprima ignoto e identificato qualche tempo dopo, oppure un nome cancellato e sovrascritto con un altro.

Curiose, intriganti sono pure le notazioni d’asta, i prezzi, i cartellini indicanti le presenze a mostre più o meno recenti. Capita ad esempio di vedere un bollino della dogana di Parigi dietro la cornice ovale di un’opera del pittore genovese Alessandro Magnasco: tutto farebbe supporre un prestito in occasione di un’esposizione nella capitale francese, eppure, ci assicura la direttrice del museo, nelle carte d’archivio di questo prestito non c’è traccia.

Altrove stupisce soltanto il lavoro di intarsio di legni diversi applicati nel corso del tempo per rispondere ai cedimenti progressivi dei supporti.

Chiudono il percorso un video e alcuni frammenti di gessi canoviani. Il primo è relativo al progetto “Verso” dell’artista brasiliano Vik Muniz: dal 2000 ad oggi ha fotografato in alta definizione per poi riprodurli i retro di celebri capolavori della storia dell’arte: dalla “Gioconda” di Leonardo alla “Ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer, al “Bacio” di Klimt, “per un’esperienza come nello spettacolo di Amleto play within the play” afferma lo stesso Muniz.

I frammenti del Canova alludono invece ad un altro dietro le quinte: quello dello stesso

museo di Bassano, bombardato nell’aprile del 1945. «Tutto ciò che ha una storia da raccontare merita di essere visto» scrive nel catalogo Chiara Casarin e questa mostra di storie da raccontare ne ha veramente molte, merita di essere vista (fino al 3 settembre). ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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