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Brunori Sas al Rossetti canta per “I nostri Angeli”

Stasera il cantautore tra gli ospiti del Premio Luchetta: «È la prima volta a Trieste, mi presento come sono, voce e pianoforte»

TRIESTE. «Dopo l’ultimo disco “A casa tutto bene” ho avuto la fortuna di essere invitato sempre più spesso in contesti che mi arricchiscono e che danno anche un senso a quello che scrivo e canto» dice Brunori Sas, questa sera sul palco del Politeama Rossetti per “I nostri angeli”, dalle 20.30 (altro ospite musicale è Raphael Gualazzi).

Per Dario Brunori, uno dei nomi più interessanti del cantautorato di questi anni, è la prima volta in città: «Ho colleghi musicisti che spesso mi hanno parlato bene di Trieste. Io ho un’attitudine molto casalinga – dice l’artista cosentino – sono un pantofolaio. Fortunatamente mi sono scelto un mestiere che mi porta in giro e – forzato dagli eventi musicali – riesco a visitare luoghi che altrimenti non avrei mai visto per la mia pigrizia e quindi potrò finalmente mettere una bandierina anche su Trieste. Al Rossetti mi presento nudo e crudo, pianoforte e voce; può sembrare strano ma non ho ancora scelto la scaletta, decido all’ultimo minuto».

Una carriera partita nel 2009 (quattro dischi all’attivo) e ricca di riconoscimenti (Targa Tenco, Premio Ciampi, e quest’anno anche il Premio Amnesty International Italia per la canzone «L’uomo nero», miglior brano sui diritti umani). Tra aprile e maggio è stato in onda su Rai 3 con il riuscito programma tv “Brunori sa”: «È stato molto bello e davvero impegnativo, adesso ammiro ancor di più la professione del giornalista, trovarsi dall’altra parte mi ha fatto capire quanto sia difficile ideare le domande giuste, quelle che fanno emergere qualcosa di nuovo, in modo che le risposte soddisfino non solo te ma anche chi sta rispondendo. Altra difficoltà: renderle non delle interviste ma delle chiacchierate, naturali: purtroppo la telecamera inibisce, l’escamotage è cominciare a parlare, molto spesso abbiamo tenuto cinque minuti di conversazioni lunghissime, ma il tempo serviva un po’ per sciogliersi».

Tanti ospiti musicali: Motta, Maria Antonietta, Calcutta, Iosonouncane, Vasco Brondi, Carnesi, Appino, Dente, Colapesce, Dimartino... La loro musica sarà arrivata a un nuovo pubblico?

«Il tentativo era anche quello, volevo raccontare e documentare una serie di espressioni musicali che magari nella tv generalista hanno poco spazio. Li ho scelti sulla base del mio gusto personale e anche considerando che fossero interlocutori validi per parlare con me dell’argomento della puntata».

Il pubblico televisivo ha avuto modo di affezionarsi anche a sua mamma (presente in ogni puntata).

«Potrei lanciarla in una carriera televisiva, uno spin off “mammarella sa”, poi magari sarò io ospite della sua trasmissione. Farò la fine di Brosio, la cui mamma aveva preso il sopravvento televisivo su di lui (ride ndr)».

Ci sarà una seconda edizione?

«Al momento non so nulla e non ci sto pensando. Vedremo. E poi il mio mestiere sarebbe un altro. Per ora sono contento di aver portato a termine questa prima esperienza, con i limiti e le virtù di un debutto».

Dopo “Ossigeno” di Manuel Agnelli e “Brunori sa”, la speranza è che Rai 3 continui a dar spazio alla musica.

«Questa è la cosa più importante, c’è stata un’apertura verso cose che negli ultimi anni mancavano. Spero che ce ne siano altre in futuro».

Conosceva già il Premio Luchetta?

«Mi sono

documentato quando è arrivata la proposta proprio per valutare se partecipare e sono stato contento di aderire, vado in certi contesti anche per colmare le mie lacune, ho capito che ha origini e scopi nobili e sarà un’esperienza molto bella».

Elisa Russo



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